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Cosenza, è dura la realt…A’!

Cosenza, è dura la realt…A’!

Altra puntata della nostra rubrica Riceviamo&Pubblichiamo. Oggi si discute sullo sfogo di un lettore che giudica Cosenza come piazza da serie A.
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Caro Direttore. Ma le sembra possibile subire simili umiliazioni? Cosenza e lo dice la storia merita la serie A. Non è concepibile ritrovarsi in condizioni pietose. La nostra è una tifoseria esigente che ha visto fior fior di calciatori. Mi viene in mente Negri, Marulla, Padovano e compagnia bella. Ora siamo ridotti ad una manica di ragazzini che forse un giorno diventeranno qualcuno ma che ora non garantiscono a noi tifosi la possibilità di giungere ai traguardi che meritiamo. Pretendo per la storia della mia squadra che si lotta sempre per il vertice perché è la nostra storia che lo dice. Non posso penare che il Chievo Verona è in serie A e noi no. Distinti saluti.
Sabato Arcuri

Caro Sabato
Mi dispiace ma non condivido il tuo pensiero. Parli di serie A e di una squadra che ha sempre lottato per il vertice nella sua storia? Ebbene, la storia dice tutt’altro. La massima serie non l’abbiamo mai vista. L’avremmo meritata, certo. Soprattutto tra gli anni ottanta e novanta quando la tifoseria era realmente l’arma in più. Negli ultimi anni il calcio è cambiato. E Cosenza non fa eccezione. Poca lungimiranza ha dato vita a ripetuti fallimenti. Siamo una piccola realtà di provincia che è costretta a vivacchiare con la speranza che, un giorno, qualche buontempone arrivi a risollevarci l’animo. Ma non è detto che, per questi motivi, bisogna disaffezionarsi alla propria squadra. L’amore per un maglia prescinde dalla categoria e soprattutto dai risultati. Ci si può arrabbiare, si può rimanere delusi, si possono non accettare determinate scelte tecniche o societarie…ma l’amore per la propria squadra resta. A Cosenza tutti pretendono senza garantire nulla. E si pretende la serie A anche se mai vista, toccata con mano. Una forma di autolesionismo che non consente una crescita graduale e costante. Quella crescita di cui ha bisogno una società nata da quasi un mese. In conferenza stampa l’avvocato Quaglio, giorni or sono, si è lasciato andare ad una frase che da questi part, nessuno e dico nessuno, aveva mai pronunciato: “Non bisogna operare con il vento della passione” e aggiungiamo noi…per ammaliare i tifosi. Progettare e soprattutto vincere non significa prendere 11 giocatori di grido e pagare stipendi da capogiro. Progettare significa ragionare e costruire. Non so se questa società abbia realmente queste intenzioni. Certo è che, visto l’andazzo, non ci resta che essere pazienti. E per quanto riguarda il Chievo, beh cosa dire…ognuno ha ciò che si merita!
Piero Bria

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