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Cosenza Calcio e Brutium: quell’invisibile filo conduttore

Cosenza Calcio e Brutium: quell’invisibile filo conduttore

Realtà distanti anni luce, ma figlie entrambe della volontà popolare di non voler vedere scomparire lo sport più amato in città. Mai come stavolta due Lupi sono meglio di uno solo…
curvanord
Ci risiamo. Anche quest’anno la città di Cosenza avrà due squadre. Sia ben chiaro, non ci ritroveremo a vedere sul manto del San Vito, un grottesco match fra due compagini con i tifosi indecisi o meno su quale delle due squadre sostenere. In questa stagione invece, andranno avanti due progetti. Diversi ma affascinanti. In Serie D la Nuova Cosenza. Storia ormai arcinota. La retrocessione, il fallimento, un’estate che già nel freddo di Gennaio si prospettava rovente. Poi la cordata promossa dal neosindaco Occhiuto, con al timone Guarascio e una conduzione tecnica affidata a Stefano Fiore. Una garanzia. Se solo ci fossero tutte le carte in regola per far bene, per non vedere sconfitte all’esordio e per non dover trattenere il respiro ogni volta che un giocatore abbandona il campo con la paura di non avere i ricambi necessari. Presentazione istituzionale e senza tifosi, allenamenti spesso a porte chiuse, volti di giocatori che non hanno un nome. Poca comunicazione, forse per far lavorare in pace staff e giocatori. Risultato: poco, troppo poco entusiasmo fra allenamenti e partita. Dall’altra parte, in mezzo fra la Città dei Bruzi e Rende, l’altro Cosenza. Quello dei tifosi. Un progetto nato dopo anni tristi. Un gruppo di ragazzi che lavorano, iniziano due mesi prima della squadra che milita in Serie D e provano tanti giocatori dell’hinterland scegliendo un tecnico preparato. Il Cosenza ai cosentini insomma. Quello che da tempo i tifosi chiedono. Una maglia con un rossoblù acceso e vivo, uno stemma, anzi un marchio che la dice lunga e tanto entusiasmo nelle prime amichevoli con i cori che non mancano neanche in allenamento. Un test match con il Benevento, un primo trofeo conquistato e un posto fra le favorite nella prossima stagione. Come dire, fare del buon calcio iniziando da poco, senza troppe nozioni tecniche ma partendo dalla passione e dalla voglia di trascorrere la domenica all’insegna dei valori che la tifoseria ha sempre portato avanti. Sia ben chiaro. La sabbia e la terra dei campetti di provincia non hanno lo stesso sapore e il fascino dell’erba. Non dover vedere però gli steward davanti allo stadio, senza nulla togliere a chi fa il proprio lavoro e non dover pagare un biglietto per vedere spesso spettacoli indecorosi è già un passo in avanti. E allora chi scegliere. Beh, quest’anno non si sceglie. Il filo conduttore è uno e la voglia di far bene è tanta in tutti e due i progetti. Da una parte il calcio che “conta”, in Serie D, un programma che potrebbe, sicuramente dovrebbe, diventare presto ambizioso e tanta voglia di cancellare le ultime delusioni. Dall’altra la voglia di abbandonare le regole del calcio moderno, per ritornare ai sapori antichi del tifo, del pallone che rotola e delle esultanze dei calciatori che senza troppe barriere possono abbracciare i fedelissimi. Nessuna scelta quindi. Un grosso in bocca al lupo a tutte e due le squadre. Sperando che quest’annata, che arriva dopo una stagione infernale, possa portare grosse soddisfazioni. Non importa a quale Cosenza, a Cosenza, al Cosenza. (Francesco Palermo)

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