Tutte 728×90
Tutte 728×90

Inchiesta: l’ombra del pallone 1/2

Il nero nel calcio dilettantistico è consuetudine. E’ quanto viene fuori da un’inchiesta condotta da Federico Dell’Aquila, giovane giornalista napoletano. Cosenzachannel.it ripropone punto per punto le interviste divise in due parti.
un_vecchio_pallone_in_un_campo_verde_foto_tratta_da_httpit.123rf.com
Riproponiamo integralmente quanto riportato sul sito internet http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2010/dellaquila/home.htm che ha attirato la nostra attenzione. Non sappiamo quando sia stato pubblicato di preciso ma vogliamo ugualmente proporlo ai nostri lettori. Lo dividiamo in quattro parti così come viene proposto dal giornalista che ha curato l’inchiesta, Federico Dell’Aquila. Il tema è quello inerente ai “pagamenti in nero” soprattutto nel calcio dilettantistico. “Questa inchiesta è partita da un fuori-onda di un’intervista a un dirigente di una squadra di calcio dilettantistico che mirava a tutt’altro. Il tema di questo lavoro doveva infatti essere “gli stranieri nel calcio dilettantistico” e invece ci ritroviamo a parlare di soldi in nero. Questo perché, quando a “microfoni spenti” si è parlato di stipendi, il dirigente sportivo ha cominciato a raccontare di cifre altissime. Nulla di strano se non fosse che, dopo aver scoperto che la telecamera era ancora accesa, si è arrabbiato, ha cominciato ad alzare la voce e ha minacciato di non farci uscire dall’ufficio se non avessimo tagliato il fuorionda. In seguito a questo episodio, abbiamo spostato il fuoco dell’attenzione e ci siamo messi alla ricerca di calciatori, allenatori e dirigenti che ci illuminassero sull’argomento. Solo quattro persone hanno deciso di parlarci, ma solo una ha accettato di farsi riprendere, seppur con tutte le premure del caso (il video lo trovate su http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2010/dellaquila/home.htm, Le altre persone che hanno accetto di essere intervistati sull’argomento hanno preferito non farsi riprendere dalle telecamere per ragioni di privacy. Le stesse per le quali, nei testi che leggerete, non compariranno i loro veri nomi e cognomi e non si farà riferimento alle squadre di cui fanno parte. Si tratta di due allenatori e un calciatore.
I CALCIATORI. «Vedi questa casa? L’ho comprata con i soldi guadagnati facendo il calciatore. Sono più di 20 anni che vivo di solo calcio. Solo da 5 anni, ogni tanto, faccio qualche lavoretto per arrotondare». Così comincia l’intervista ad A. C., calciatore di una squadra che milita nel campionato di Promozione romagnola (serie dilettanti). Nulla di strano nelle sue parole, se non fosse che A. milita in serie dilettantistiche ormai da 12 anni, dopo 10 di serie C. Era poco meno che trentenne quando giocò per l’ultima volta fra i professionisti.
LIMITI STIPENDI DILETTANTI SULLA CARTA. Nei dilettanti i compensi di allenatori e calciatori sono regolamentati dalla Federazione che, anno per anno, pone limiti ben precisi. Riguardo ai calciatori, l’articolo 94 ter delle Noif (Norme organizzative interne della federazione) parla di un rimborso spese di 77,47 euro a partita (di campionato o di coppa Italia) disputata, più 61,97 euro ad allenamento, per un massimo di 5 giorni a settimana durante il campionato. 61,97 euro è anche il rimborso per ogni giorno di preparazione atletica estiva in vista della stagione che sta per cominciare. L’articolo prevede comunque un limite massimo di 25.822 euro lordi l’anno di compensi ai calciatori che militano nei campionati appartenenti alla Lnd (Lega Nazionale Dilettanti).
NEI DILETTANTI SI GUADAGNA DI PIU’ CHE IN SERIE C. Nonostante questi limiti, a cui solo i più bravi possono aspirare e che fra i professionisti non ci sono, «nelle serie dilettanti si guadagna di più che in Serie C (oggi Lega Pro), dove però è tutto in regola e si versano anche i contributi pensionistici». Di fatto, a nessun giocatore è riconosciuto ufficialmente il massimo dello stipendio consentito. 25.822 euro non sono pochi, ma, tolte le trattenute, diminuiscono di molto. Insomma, col massimale si potrebbe anche vivere di solo calcio, ma non certo comprare una casa, avere una macchina e mandare avanti una famiglia, come invece ha fatto, e sta facendo ancora, A. C..
STIPENDI IN NERO. Chiaro che i soldi che A. guadagna, così come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi, arrivino per vie traverse. Alla Lega si deposita un contratto con il minimo previsto, 7.500 euro l’anno, esentasse (oltre, l’aliquota è del 20%). Poi, a parte, si firmano scritture private che sono la gran parte dello stipendio, in aggiunta a quello regolare. Così facendo si guadagna molto di più di quanto si potrebbe ma non ci sono garanzie. Se la società non paga quei 7.500 euro il calciatore può ricorrere alla Commissione Accordi Economici della Lnd (comma 10 art. 94 ter delle Noif) ma se non paga lo stipendio previsto dalle scritture private che supera i limiti imposti dalla Federazione e di cui la Figc non è a conoscenza cosa succede? Alla giustizia sportiva non si può ricorrere perché si tratta di accordi irregolari per due motivi: perché non registrati e perché prevedono stipendi oltre i limiti consentiti. L’unica soluzione è rivolgersi alla giustizia ordinaria, ma così facendo si viola la “clausola compromissoria” (vincolo di giustizia: ogni controversia in ambito sportivo deve essere risolta tramite la giustizia sportiva, art. 30 dello Statuto della Federazione Italiana Giuoco Calcio) con conseguenze non da poco: squalifica e ammenda per il giocatore, ammenda e penalizzazione per la società e inibizione o squalifica per il dirigente della società (art. 15, Codice di giustizia sportiva).
MANCATI PAGAMENTI. Per questo, «nelle serie dilettanti se ti vogliono pagare ti pagano altrimenti non lo fanno». E non capita raramente che una società non paghi quanto promesso, anzi. «Praticamente ogni anno i giocatori delle squadre che stanno andando male perdono le ultime due mensilità – dice A. C. – A me è capitato soltanto due volte, ma io sono stato fortunato. E poi avevo un nome perché ho giocato 10 anni in serie C. La prima volta successe con una squadra abbruzzese – racconta A .– La società voleva vendermi a una squadra lucana ma io rifiutai perché non volevo andar a vivere in Basilicata. Dissi che avrei accettato l’offerta di una squadra marchigiana, la quale però, offriva meno di quella lucana alla società per cui ero tesserato. Mi ricattarono: o vai in Basilicata o non ti paghiamo le ultime due mensilità. Io non cedetti e persi i soldi. Per questa storia feci anche una causa, durata 10 anni e persa: solo un’ulteriore perdita di soldi. Perciò quando mi capitò poi che non mi pagarono altre due mensilità in una squadra marchigiana non feci nulla e accettai mestamente».
STIPENDI DILETTANTI DI FATTO. Quando chiediamo ad A. C. quali sono allora gli stipendi veri nelle serie dilettantistiche, alla fine scopriamo che il tetto di 25.822 euro annui imposto dalla Figc viene sforato solo in serie D. Qui, nel primo campionato dilettanti dopo l’ultimo scalino dei professionisti, «un calciatore bravo può arrivare a prendere 35-40 mila euro all’anno. In Eccellenza si scende a 25.000, in Promozione siamo sui 20.000 e in Prima Categoria si arriva a 12.000 circa. Ma parliamo sempre di giocatori bravi, di categoria superiore» ci tiene a sottolineare A.. Il problema è che anche quando si resta entro i limiti, i contratti registrati dichiarano sempre meno di quello che è l’accordo reale, sottoscritto invece con scritture private fuorilegge”.
(tratto da http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2010/dellaquila/home.htm)

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it