Tutte 728×90
Tutte 728×90

Inchiesta: l’ombra del pallone 2/2

Inchiesta: l’ombra del pallone 2/2

Nella seconda parte la denuncia arriva da un allenatore. Presi di mira i procuratori che, a detta degli intervistati, avrebbero un grande potere “organizzativo”.
vecchio_pallone_di_cuio_foto_tratta_da_httpit.123rf.com
Riportiamo integralmente la seconda parte dello scritto del giornalista napoletano, Federico Dell’Aquila, tratto dal sito http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2010/dellaquila/home.htm. L’inchiesta continua con un’intervista ad un tecnico di Prima Categoria marchigiana. Il tema è quello inerente ai “pagamenti in nero” soprattutto nel calcio dilettantistico.
“GLI ALLENATORI. Stesso discorso anche per gli allenatori: limiti legali da una parte e stipendi in nero dall’altra. Il punto 14 del comunicato ufficiale numero 1 della Lnd (Lega Nazionale Dilettanti) del primo luglio 2009 fissa i seguenti tetti per gli stipendi degli allenatori nei vari campionati dilettanti per la stagione 2009-10: 14.000 euro all’anno in serie D, 11.500 in Eccellenza, 9.500 in Promozione, 7.500 in Prima Categoria, 3.000 in Seconda. In realtà, i più bravi guadagnano molto di più. «Ben oltre il 50% degli allenatori nelle categorie dilettanti guadagnano oltre i limiti. Diciamo il doppio se non il triplo del consentito» confessa P. F., allenatore di una squadra di Prima Categoria marchigiana. «Ma adesso è così solo perché, come nell’economia, così nel calcio, da due anni c’è la crisi. Altrimenti ti avrei detto che il 100% degli allenatori guadagna più dei limiti stabiliti dalla Federazione». Viva la sincerità! Anche lui, come A. C., ha sempre vissuto di calcio. Soprattutto quando faceva il giocatore. Da quando fa l’allenatore infatti, ogni tanto è stato costretto a qualche lavoretto per arrotondare lo stipendio, proprio come A. C. negli ultimi anni della sua carriera da calciatore. Considerando che i contratti nei dilettanti sono su 10 mesi (la durata effettiva della stagione agonistica, compresa preparazione atletica pre-stagione), secondo le norme, un allenatore di serie D dovrebbe guadagnare poco più di 1.000 euro al mese. In realtà ne guadagna 3.000. E così anche per le altre serie. Basta raddoppiare o triplicare, dipende dai casi, lo stipendio previsto dalla Federazione. Insomma, rispetto ai calciatori, gli stipendi reali degli allenatori superano di gran lunga, e molto più spesso, i limiti fissati dalla Federazione. «Anche se – aggiunge P. F. – gli allenatori ci hanno perso molto da quando, anche nel calcio dilettantistico, si è diffusa la figura del procuratore sportivo».
LA FEDERAZIONE. Figure non istituzionalizzate che operano, per non dire comandano, nel calcio dilettantistico, società “di servizi” al limite della legalità, soldi in nero. E la Federazione sa di tutto questo? «Certo – afferma sicuro P. F., allenatore di una squadra di Prima Categoria marchigiana – Un esempio? Nel 2007 allenavo la … (e fa il nome di una squadra marchigiana importante con un passato, anche recente, in serie professionistiche). Da loro dovrei avere ancora 13.000 e uro. Ho provato di tutto per farmeli dare, ma niente. Allora ho chiamato in Federazione». Ma come, in Federazione? Ma se erano soldi in nero rischiate ammende, squalifiche e penalizzazioni, tu e la società. « Si, ma sanno tutto ». E che ti hanno detto? «Mi hanno risposto: lo sai P. come vanno queste cose. Purtroppo non puoi procedere per vie legali». E tu? «La verità è che la Federazione non può e non vuole mettersi contro le società, soprattutto le nobili decadute, come la … (e fa il nome della squadra che allenava nel 2007), che portano soldi grazie a iscrizione e incassi al botteghino».
TUTTI SANNO MA NESSUNO PARLA. Perché nessuno parla? Perché nessuno alza la voce se, come dice M. O., allenatore di una squadra di vertice di Eccellenza marchigiana, «tutti sanno tutto»? A rispondere ci pensa lui stesso: «È un po’ come Calciopoli: all’epoca chi è che non avrebbe seguito Moggi?». Poi, rivolgendosi al “grande accusatore” del calcio italiano, Zdenek Zeman, continua: «È facile parlare con i miliardi in bancaOggi nessuno parla perché conviene non parlare, se non a tutti, a molti, ai più che ci sono dentro. Fai la guerra? E con chi? A che prezzo? Se non hai vantaggi non parli. È per questo che mi sono incattivito, che sono diventato diffidente verso questo mondo (non è chiaro se parlasse in generale o se si riferisse a quello del calcio)». E siccome stando con “loro” di vantaggi ne hai (M. accenna a risonanze magnetiche in tempi brevissimi ma anche a figli “sistemati” in banca, dicendo poi che parlava in generale e non della società di procuratori a cui si fa riferimento nella sezione “I procuratori”) non parli. «Questa è l’Italia – conclude tristemente M.– Siamo morti».
I PROCURATORI. «I procuratori hanno convinto le società che è meglio investire sui calciatori che sugli allenatori, sui quali, invece, è meglio andare a risparmio. Questo perché loro gestiscono e guadagnano di più sul trasferimento dei giocatori che su quello dei tecnici – spiega P. F., allenatoredi una squadra di prima categoria marchigiana- Quanti più giocatori cambiano società e più spesso possibile, tanto più loro guadagnano». E se girano soldi in nero tanto meglio, visto che per loro non sono previsti compensi, in quanto figure non riconosciute dalla Lnd. Ma quanto guadagna un procuratore fra i dilettanti? «Dai 4-500 euro ai 2000 euro a trasferimento, dipende dalla bravura e dalla carriera e dall’ultima stagione del giocatore, dalla società e dalla serie in cui milita» dice A. C., calciatore di una squadra di vertice di serie D. «Il 10% sul valore del trasferimento» risponde invece P. F.. Ciò significa che nel calcio dilettantistico il prezzo del cartellino di un giocatore varia dai 4.000 ai 20.000 euro. Secondo M. O.allenatore di una squadra di vertice di serie D, «i procuratori non servono a nulla. Se sei un buon giocatore o un buon allenatore i contratti te li procuri da solo, con la bravura e i risultati che ottieni».
BRUTTA RAZZA. Il minimo comun denominatore fra A., P.M. è il giudizio, negativo, sulla figura del procuratore sportivo. Se M., almeno inizialmente, si limita a un generico «si dice siano la rovina del calcio», P. si spinge molto più in là sin da subito e inizia a innervosirsi quando si parla del’argomento: «Brutta razza, scaricano la colpa degli insuccessi dei giocatori da loro proposti e fatti acquistare, agli allenatori. Viva i vecchi direttori sportivi che pensavano solo, e bene, alla propria squadra». Capire il suo punto di vista è facile: «I procuratori curano il bene di chi? Della società? Del giocatore? Dell’allenatore? No! Solo di se stessi. Il loro unico obiettivo è guadagnare e ci riescono pure senza rischiare niente: a chi devono dar conto? A nessuno. Non hanno lo stress del risultato, non hanno responsabilità. Se un giocatore da loro proposto va male cosa rischiano? Nulla. Può capitare. E poi non avrà fatto male perché scarso, ma perché l’ambiente, l’allenatore, la stagione storta, sua o della squadra, ecc».
GIOVANI CALCIATORI. È arrabbiato con i procuratori P., ma anche dispiaciuto per i giovani calciatori: «A inizio stagione ci sono diversi “raduni”(così li chiama lui) di ragazzi. Sulle tribune, tutti procuratori sportivi che commentano, indagano, trattano, illudono, diseducano. “Bravo questo. Ma con chi gioca? Lo prendo io. No, lo prendo io. Scarso quest’altro, prendilo te, lo regalano. Ah ah ah ah!” Ragazzi trattati come bestiame – commenta P.bestiame», ripete più di una volta. Difficile non dargli torto.
SOCIETA’ DI PROCURATORI. Difficile soprattutto dopo che ci parla della … (e fa il nome di una società di procuratori con sede nelle Marche. Nata dall’unione di ben 11 procuratori, non è chiaro a nessuno (o forse nessuno vuole dircelo) se questa società esista ancora, almeno sulla carta, perché di fatto, «quei personaggi là, operano ancora, eccome se operano – dice M., che poi aggiunge – Io quelli della … (e ripete il nome della società di procuratori) li massacrerei». Nientedimeno? E perché? «Hai presente il … (e fa il nome di una squadra professionistica marchigiana)? La comandano loro. E non solo. Comandano tutto il calcio dilettantistico marchigiano». Poi, per farci capire, fa un esempio molto semplice: «La … è come fosse la Gea (società di procuratori coinvolta nello scandalo di Calciopoli) e il … la Juventus (società il cui direttore sportivo era Luciano Moggi, colui che si ritiene sia stato il fondatore di Calciopoli)». Ma, precisamente, cosa fa di male questa società di procuratori ce lo spiega P.: «A parte mettere i bastoni fra le ruote a giocatori e allenatori che non sono sotto la loro procura (proponendo, alle società che stanno per ingaggiarli, calciatori e tecnici del loro giro), truccano le partite nei finali di stagione». E come fanno? «Gestendo talmente tanti giocatori, finiscono per avere, in ogni squadra, un buon numero di loro assistiti, diciamo 4 o 5. Se a fine stagione una squadra ha già raggiunto il suo obiettivo o non può più raggiungerlo e gioca contro un’altra che invece sta lottando ancora per qualcosa, bastano poche intimidazioni (se non fai quello che ti diciamo esci dalla nostra procura) e promesse (se fai quello che ti diciamo l’anno prossimo ti trovo una squadra e un ingaggio migliore) per la stagione successiva per piegare i loro assistiti appartenenti alla squadra già “appagata”». Se la cosa riesce, la società che trae vantaggio (quella che ancora lottava per qualcosa) “ricompensa” la società di procuratori. 
UN INCUBO. Questa società di procuratori era diventata addirittura un incubo per M., che quasi non ci dormiva la notte fino a non molto tempo fa: «Io sono stato con loro, ma da qualche anno me ne sono allontanato, quando, da allenatore … (di quella squadra che citava prima), tentarono di dettarmi la formazione: mi cacciarono. Le cose sono andate bene, (è stato poi ingaggiato da un’altra squadra con la quale ha già ottenuto e tutt’ora lotta per traguardi importanti) ma prima o poi i cicli finiscono. Quando andrò via dalla squadra dove sono attualmente non troverò un’altra sistemazione perché non sono più con loro. Ogni anno, gli allenatori che per primi trovano squadra sono quelli esonerati l’anno prima, presumibilmente i più scarsi. È vero, li pagano poco, ma perché li prendono? Perché sono con questa società». Vabbè, ma la sua carriera è stata importante, troverà un’altra società che la vuole. «Lo spero, ma credo di no. Vede, la squadra dove sono adesso è l’unica squadra fuori dal loro giro. Ma se lo può permettere perché ha uno sponsor fortissimo alle spalle che consente di essere autonomiMa anche loro, quanto dureranno?». Speriamo per molto e speriamo che siano da esempio per altre società. Ma lei come spera di risolvere il suo problema? «Ora sono più tranquillo, vivo questa situazione con più serenità. La speranza è che mi aiutino i miei pochi veri amici che ho nel calcio»”. (tratto da http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2010/dellaquila/home.htm)

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it