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Inchiesta: Calcio giovanile? Mercato del bestiame

Inchiesta: Calcio giovanile? Mercato del bestiame

Lo sfruttamento dei baby calciatori è ormai diventato realtà. Su Repubblica l’intervista choc ad un procuratore che racconta: “Alcuni genitori arrivano a pagare 40 mila euro per il futuro nel pallone dei propri figli”. E ammette: “Con i ragazzini le società fanno un sacco di soldi”.
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“I giovani sono spesso considerati nient’altro che galline dalle uova d’oro – ha detto qualche settimana fa l’amministratore delegato della Fiorentina, Sandro Mencucci – e non vengono fatti giocare per divertimento, ma solo per farli diventare campioncini. Noi cerchiamo di tenere alla larga dai campi di allenamento i procuratori, ma è sempre più facile trovare un dodicenne che abbia il supporto di un professionista. Purtroppo anche il mondo del calcio giovanile è ormai diventato una sorta di mercato del bestiame. Noi cerchiamo di essere dei tutori a 360 gradi verso i giovani, ma se poi avvertiamo le famiglie che il ragazzo non va bene a scuola, ci rispondono che i loro figli sono lì prima di tutto per giocare a calcio. Alla fine siamo noi che ci comportiamo da genitori”. L’intervista a Mencucci porta la firma de “Il Tirreno” quotidiano toscano. Ma non è la sola che fa riflettere sul tema: giovani e calcio. La Repubblica, nei giorni scorsi, ha pubblicato un’inchiesta (intervista a cura di Corrado Zunino) nel quale un procuratore, che ha preferito restare anonimo, ha raccontato come funziona il “sistema giovani” e soprattutto per squadre di categoria inferiore. L’intervista inizia con accuse mirate ai genitori e ai dirigenti. “Tutti i genitori pagano per far giocare i figli. Pagano più o meno 30/40 mila euro. Pagano presidenti, dirigenti e allenatori. E alcuni allenatori addirittura trovano il posto di lavoro. Faccio un esempio, il Brindisi della gestione Galligani che arrivò a luglio 2010 e andò via a gennaio. Ad inizio stagione tesserarono 40/50 giocatori tutti insieme, la maggior parte ragazzini che pagarono per giocare 30/40 mila euro, soldi che consentivano di rimpinguare la casse societarie. Successivamente Galligani ha pensato bene di andarsene con i soldi. Ma non c’è solo il Brindisi ma tantissime altre società. Le società fanno bilanci disastrati ma alla voce ricavi mettono i cash che tirano fuori i genitori dei calciatori e gli sponsor che gli procurano i contributi federali. Più o meno 15.000 euro lordi se giocavi in Seconda Divisione, 18.000 euro in Prima. In più ci aggiungiamo i contributi a minutaggio. Guadagnano di qua e di là, insomma sempre soldi sono. E chiaramente il presidente Macalli cosa fa? Resta li a guardare. Ad inizio stagione le società tesserano 40 giocatori e la Lega non dice nulla, non si accorge di niente. Come se fosse tutto pulito”. E su altre realtà il procuratore precisa. “Mi viene in mente il Giulianova del presidente D’Agostino. Lui è un imprenditore di uova, pasta fresca. E’ uno che fa gli affari tutti da solo. Parla con genitori, procuratori e calciatori. D’Agostino ha capito che il business del calcio è qualcosa di impressionante. I soldi li ricava dal calcio e non dalla sua azienda. Tra minutaggio della federazione e i soldi dei padri dei giovani calciatori in questa stagione ha guadagnato circa 700.000 euro. Intendiamoci: quelli che pagano, i padri, sono quelli dei giocatori mediocri o scarsi, quelli bravi servono troppo ai club”. Poi Zunino incalza e chiede: ma i padri possono offrire soldi o anche altro? E qui il procuratore racconta. “Mi viene in mente il San Marino. Ha tesserato quattro giocatori quest’anno che avevano degli sponsor dietro che chiaramente erano i padri dei ragazzi. Riporto un esempio, quello del padre del centrocampista Del Sole. Un imprenditore di Bologna nel ramo dell’abbigliamento che ha trovato lavoro alla moglie dell’allenatore”. Poi Zunino chiede: la Federcalcio sul piano dei giovani fa qualcosa? “Loro non fanno nulla – continua il procuratore che, ribadiamo, ha preferito restare nell’anonimato -. Gravina, consigliere federale, è stato un grande elettorale di Macalli ed è ovviamente un uomo di Abete. Nelle intercettazioni di calciopoli, nelle telefonate di Moggi, pensi che al presidente dell’Arezzo, Mancini, disse…se mi assumi Tambone ti porto Ranocchia in under 21…Guardate che carriera ha fatto Ranocchia, ora all’Inter, di certo un ottimo giocatore”. Chiusura dedicata alla due squadre della capitale per far capire che il fenomeno è dilagante e non riguarda solo le categoria inferiori. “Conosco bene – conclude il procuratore – la storia della capitale. A Trigoria se non hai in mano 30 mila euro neppure ti fanno entrare. Lo disse anche il padre di De Rossi allenatore della Primavera della Roma. Dall’altre parte controllate quanti giovani calciatori vende la Lazio in Promozione e Interregionale. Più o meno dai 20.000 ai 50.000 euro cadauno. Però poi controllate anche quanti di questi sono registrati sui bilanci. Il problema del calcio è che, oggi, con i ragazzini si fanno un sacco di soldi”.
Antonello Greco/Gianpaolo D’Elia

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