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Le verità nascoste del Rende divenuto Cosenza

Le verità nascoste del Rende divenuto Cosenza

La Commissione Regionale evidenzia continuità tra il Rende Fc, il Rende Calcio, la Fortitudo Cosenza e il Cosenza 1914 definendo la stessa società “evasore totale”. La Guardia di Finanza ha concentrato le indagi dal 2004 al 2008 portando a un’articolata vicenda giudiziaria.

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La maglia del Cosenza nella stagione 2007-2008 (foto rosito)

Oltre alle pendenze accumulate nell’ultimo torneo di Prima Divisione, qualora si fosse riusciti nel tentativo di salvare il Cosenza 1914 dalla cancellazione, poi il club avrebbe dovuto fare i conti con l’Agenzia delle Entrate e con la Guardia di Finanza riguardo a dei grossi problemi la cui origine è al di là del Campagnano. E’ quanto in sostanza emerge dalle colonne de Il Quotidiano della Calabria che questa mattina apre la cronaca cittadina con le motivazioni della Commissione Tributaria Regionale che definisce il Cosenza 1914 “evasore totale” evidenziato come vi sia stata una “continuità societaria” tra Rende Fc, Rende Calcio Srl, Fortitudo Cosenza e, appunto, Cosenza 1914. La vicenda nasce con degli accertamenti fiscali avviati il 13 maggio del 2004 e conclusi il 6 agosto del 2008. Si tratta di una serie di indagini condotte dalla Guardia di Finanza che vede coinvolti i dirigenti delle diverse società, tutti legati tra loro dalla medesima partita Iva. Come noto, le inadempienze risalirebbero alle stagioni 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003 e 2003-2004 nelle quali sarebbero state rilevate alcune anomalie nel corrispondere l’Iva, l’Irpeg e l’Irap. L’esistenza del contenzioso, però, diventa pubblica solo nell’estate del 2009 quando attorno al Cosenza si discusse molto del possibile esito. Nella prima udienza (clicca qui) la spuntò abilmente Giorgio Sganga che vide il Presidente della sezione tributaria addurre il fumus boni iuris, ovvero il riconoscimento che le parole di Sganga avevano i requisiti necessari ad ottenerne l’accettazione. Il 21 luglio poi la seconda affermazione per il club rossoblù (clicca qui). “Gli atti della Commissione Tributaria di Cosenza sono da ritenersi nulli  – si leggeva nella sentenza – e conseguentemente gli avvisi di accertamento vanno annullati … confermata la sospensione dell’esecutività dei medesimi avvisi”. Tra le motivazioni si legge dell’ammontare “dei prelevamenti e dei versamenti che avrebbero fatto configurare dei ricavi e degli acquisti derivano per il maggior ammontare dai conti correnti che non sarebbero stati intestati all’associazione Rende Fc o al Rende Calcio Srl, bensì a soggetti che ricoprivano un ruolo di management”. Secondo la tesi del club di Viale Magna Grecia, pertanto, il destinatario dei rilievi non sarebbe dovuto essere il 1914, bensì il vecchio Rende. Ad impugnare la sentenza è però l’Agenzia delle Entrate che il 22 marzo 2010 chiede alla Commissione Tributaria Regionale “la riforma della sentenza e la conferma del proprio operato”. Nello scorso gennaio (a difendere il sodalizio silano c’è Pasqualina Saragò) le cose vengono ribaltate ed è proprio in questo frangente che secondo quanto riportato da Il Quotidiano della Calabria verrebbe fuori un quadro a dir poco disarmante. I giudici smontano pezzo per pezzo il ricorso del Cosenza e viene declinata la motivazione della sentenza annullata. Nelle motivazioni della Commissione regionale si legge: “Premesso che dai documenti acquisiti agli atti di causa, al fine di ricostruire l’effettivo reddito e l’effettivo volume d’affari della società verificata, definita dai verbalizzanti evasore totale, sono state effettuate indagini bancarie, inconfutabilmente giustificate da seguenti elementi probatori forniti dai militari operanti: omessa istituzione delle scritture contabili obbligatorie, omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, ritrovamento di 46 fatture emesse non registrate e non dichiarate, 13 fatture emesse registrate e ma non dichiarate, conseguimento di somme rilevate dalle distinte d’incasso”. Da qui, secondo i giudici, “devono considerarsi ricavi sia i prelevamenti, costituendo acquisizioni di utili, sia i versamenti sui conti correnti, in quanto la società verificata non è riuscita a provare analiticamente che i versamenti erano registrati in contabilità e che i prelevamenti erano serviti a pagare determinati beneficiari”  Sono definite legittime anche le indagini bancarie nei confronti di chi all’epoca dei fatti ricopriva un ruolo di management. Per la Commissione regionale, però, “è molto più grave l’altra violazione commessa dai giudici di prima istanza che hanno omesso di pronunciarsi su un punto decisivo della controversia”, ovvero – continua Il Quotidiano della Calabria – sulle violazioni delle leggi tributarie in cui la società sarebbe incorsa dopo  aver optato per il regime forfettario ai fini Iva ed Irpeg che si basa sul non superamento del limite di ricavi fissato dalla legge, senza però tener conto delle agevolazioni fiscali riconosciute. Da qui deriva la definizione di “evasore totale”. Secondo i vecchi dirigenti del 1914 a cui sono stati destinati i rilievi, il fascicolo sarebbe dovuto restare a carico dei dirigenti del vecchio Rende, ma i giudici hanno chiarito che “il mero cambiamento della denominazione sociale e della sede comportano una modificazione dell’atto costitutivo, restando però invariate tutte le altre indicazioni relative alla società (oggetto, capitale, ecc) contenute nel contratto sociale. Nel caso di specie la Rende Calcio Srl non si è estinta e al suo posto non è stata costituita una nuova società denominata Cosenza Calcio 1914 Srl”. Per i giudici si tratta “della medesima persona giuridica (srl) che ha conservato la sua individualità e quindi i suoi diritti ed obblighi”. A pagare, pertanto, Il Quotidiano della Calabria spiega che dovranno essere i dirigenti rossoblù ed aggiunge che il pacco è passato di mano in mano nel suo complesso.  (co. ch.)

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