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Proposta: la serie A chiede la seconda squadra

Proposta: la serie A chiede la seconda squadra

Come avviene già in Spagna anche in Italia i club di massima serie vorrebbero una seconda squadra da poter iscrivere al cam­pionato di serie B o di pri­ma divisione.

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Da sinistra: Arrigo Sacchi, Ciro Ferrara, Giancarlo Abete, Angelo Peruzzi, Demetrio Albertini

Milan-Nocerina, Juve-Gubbio, Inter-Juve Stabia. Potrebbe essere questo il calendario di Serie B se davvero venisse accolta la proposta di Fiorentina e Milan, con l’appoggio della Juve, di creare delle seconde squadre da far giocare nella serie cadetta o in Lega Pro, sul modello di quanto accade in Spagna. Favorevole il coordinatore delle giovanili azzurre, Arrigo Sacchi, mentre Abodi, presidente della Lega di B, frena ma non chiude la porta. Una seconda squadra da poter iscrivere al cam­pionato di serie B o di pri­ma divisione. Come succede già in Spagna, per intender­ci. Questa è la richiesta par­tita dai club di serie A e con­divisa dal coordinatore del­le giovanili azzurre Arrigo Sacchi, nel corso della tra­dizionale riunione sulle pro­blematiche dei vivai, che si è tenuta nei giorni scorsi a Coverciano e alla quale hanno partecipa­to 38 dirigenti responsabili dei vivai sui 42 di A e B e che ha riportato qualche giorno fa il Corriere dello Sport. Qualcosa che somiglia mol­to alla Under 21 da iscrivere al campionato di B di cui, pensando pro­prio alle socie­tà di serie A, parlarono alle porte del­l’estate il pre­sidente del Club Italia, De­metrio Alber­tini (che aveva già sollevato la questione nel primo consi­glio federale dopo il Mon­diale 2010) e il ct della Nazio­nale, Cesare Prandelli.
VALORIZZAZIONE DEI VIVAI. Questo lo spirito che ha animato la proposta. Il di­scorso in ter­mini assoluti è stato più am­pio ed è partito da lontano: la necessità che un club, come una famiglia, parta dalla co­struzione di una casa – il centro sporti­vo – per far giocare tutte le squadre del vivaio. E rein­vesta nel setto­re giovanile gli introiti che da lì arrivano, per esempio con la cessione di un calciatore. In attesa di raggiungere questi traguar­di, è nato l’auspicio di una seconda squadra che garan­tisca cosa? Il ragionamento dei club di A è stato più o meno questo: nel momento in cui dobbiamo cedere un giovane ad un club di B o di prima divisione che lo pren­de a patto che paghiamo gli stipendi e che garantiamo un premio di valorizzazione, senza avere garantito che giochi e che il livello di for­mazione sia quello che po­tremmo garantirgli noi, al­lora fateci fare una seconda squadra che gestiamo diret­tamente. Una seconda squa­dra che ovviamente non po­trebbe salire in A.
INPUT. La proposta è partita dal ds della Fiorenti­na (a capo anche del vivaio viola) Pantaleo Corvino, che alla fine ha concordato con Filippo Galli del Milan, la stesura di un protocollo da portare in Federazione per una proposta articolata. La Juventus ha condiviso lo spirito di fon­do dell’inizia­tiva, che na­sceva anche dal rinnovato intendimento (da parte del coordinatore delle nazionali giovanili) di abbassare l’età del cam­pionato Pri­mavera au­mentando la forbice tra questa catego­ria e la prima squadra, e rendendo quindi auspi­cabile la crea­zione di una squadra che permetta ai giovani più bravi di misu­rarsi in un campionato vero. Sacchi è parso favorevole, qualche perplessità sembra trape­lare dalla Lega di serie B, an­che se il presi­dente Abodi ha ribadito “di voler assecon­dare la sforzo di Figc e Club Italia riguardo ai giovani e ai loro formato­ri”.
DE LAURENTIS. Anche il presidente del Napoli De Laurentiis affron­ta la questione da un punto di vista leggermente diffe­rente, ma confinante. E lo fa svelando che aveva chiesto di poter comprare un club di C per gestire meglio i 30-40 giocatori in rosa e far crescere i giovani. “Come fa il Barcellona che ha una squadra in seconda divisio­ne – ha affermato il patron campano sul Corriere dello Sport -. Mi hanno risposto che potevo comprare un club in D”. La soluzione, come in Spagna, potrebbe essere proprio la squadra B.

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