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Cosenza, il marchio del 1914 è in vendita

Cosenza, il marchio del 1914 è in vendita

Il club è stato messo in liquidazione e pertanto si possono presentare delle offerte. Ridurre la vendita ad un mero discorso economico è riduttivo: è una questione morale che venga custodito da qualcuno al di sopra di ogni sospetto per evitare manovre trasversali.

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I Lupi sotto la curva a fine partita davanti allo stendardo 1914 (foto mannarino)

Come spiegato ieri, da lunedì l’assemblea straordinaria del “vecchio” Cosenza ha nominato Eugenio Funari liquidatore della società. La nuova carica assunta dall’amministratore unico era scontata in considerazione del pacchetto in suo possesso. Da due giorni, pertanto, il socio di maggioranza è autorizzato ufficialmente ad ammortizzare le perdite vendendo i beni del club. Entro trenta giorni, poi, dovrà approvare il bilancio. Lunedì, tuttavia, si è discusso, in maniera del tutto informale, anche di un argomento che nei prossimi giorni diventerà di certo un tormentone. Vale a dire la vendita del marchio del 1914. La piazza rossoblù già quattro anni fa “obbligò” la Fortitudo a riprendersi la propria storia, in quanto patrimonio collettivo e popolare. Di quel poco che è trapelato dall’assemblea, è sicuro che l’ex vicepresidente del doppio salto dalla D alla Prima divisione Pino Citrigno, che vanterebbe un diritto di prelazione in quanto socio, tramite l’avvocato Irene Carbone che lo rappresentava mediante delega, ha avanzato il desiderio di acquisirlo per ragioni affettive, diventandone in questa maniera “custode privilegiato” in attesa di riconsegnarlo alla città quando il sindaco Occhiuto, padre del “nuovo” Cosenza, lo riterrà opportuno. Funari, però, ha spiegato di volerlo mettere in vendita secondo quanto previsto dalla legge e di assegnarlo al migliore offerente. A questo punto è necessaria una riflessione. Il marchio del 1914 è un bene immateriale, per il quale è tecnicamente corretto dare vita ad un’asta per la quale spetterà al liquidatore valutare ed eventualmente accettare le offerte. Il vero problema, ora, è di natura morale perché, se da un lato è giusto che la società abbatta il più possibile l’indebitamento, dall’altro la cessione del marchio non può rappresentare solo un’operazione finanziaria finalizzata alla monetizzazione. Al centenario mancano tre anni e che per il torneo 2013-2014 debba ritornare la denominazione classica, è scontato. Il dibattito adesso si sposta su chi sia il soggetto adatto a custodire il marchio. Per evitare che si trasformi in merce di scambio o sia funzionale ad operazioni trasversali che la piazza non approverebbe mai e che disdegnerebbe a prescindere, è necessario che la vendita avvenga pubblicamente e con il massimo risalto. L’acquirente, va da sé che debba poi ricevere l’approvazione dei tifosi e di Occhiuto. Per capire quanto il popolo dei Lupi voglia il marchio sulle maglie, bastava dare un’occhiata agli stendardi appesi ieri in curva. Tutti appesi intorno a quello che recava la scritta 1914…  (cosenzachannel.it)

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