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Cosenza, il segreto del successo sta nel numero quattro

I rossoblù hanno incassato meno gol di tutti e per la seconda partita consecutiva hanno mantenuto la porta inviolata. Mosciaro sta trovando la giusta continuità segnando reti pesanti.

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Ciano e Parisi. La retroguardia ha incassato soltanto quattro reti (foto rochira)

Non solo Manolo Mosciaro per il Cosenza, ma anche una difesa arcigna ed esperta. Il segreto dei rossoblù, per adesso, sta tutto nel numero quattro. Quattro, innanzitutto, come le reti incassate sinora in campionato. La retroguardia dei silani è, al pari di quella della Gelbison, la meno battuta dal torneo. E la storia insegna che se si vuole fare strada nel corso di una stagione, bisogna stare attenti a non vanificare i sacrifici e la vena degli attaccanti con una difesa colabrodo. La coppia di centrali composta da Ciano e Parisi è il giusto mix di esperienza e grinta. L’ex calciatore del Catanzaro è un trottolino che non si risparmia mai sui contrasti, mentre il capitano è un vecchio lupo. Ha sì 38 anni, ma ne dimostra una decina in meno quando indossa la fascia. Spesso cerca l’anticipo beffando il diretto avversario e sebbene lasci qualcosa nello scatto, riesce poi a chiudere sul centravanti. Impeccabili nelle ultime giornate, i due marcatori hanno assestato la difesa grazie all’inserimento in pianta stabile nell’undici titolare di Pietro Varriale. Con un terzino del genere, chi giostra nel mezzo ha un pensiero in meno e non deve correre più in soccorso dell’under di turno. Ad esempio, è capitato più volte che Parisi abbia messo delle pezze a degli errori di Douglas o Bruno e che Ciano, dall’altra parte, nulla abbia potuto sulle indecisioni di Scigliano (vedi Acri). Adesso che ogni tassello è stato sistemato, sembra al proprio posto, anche Rapisarda è libero di esprimersi nel suo ruolo naturale sapendo che, in caso di scivoloni, ci sarà sempre qualcuno a coprirlo. Insomma, si sta viaggiando sui binari giusti. Il numero quattro, però, è anche il numero di Manolo Mosciaro. Non quello che indossa sulle spalle, ma di gol fatti. Quattro centri in cinque gare disputate, una media 0,8 a partita: davvero niente male. Il bomber dei Lupi si è caricato sul groppone il resto dei compagni e quando c’è stato da buttarla dentro ha quasi sempre partecipato all’azione. Ha timbrato il cartellino di destro a giro e di potenza, di sinistro al volo e su punizione. Parleremmo di pokerissimo qualora non avesse lasciato tirare a Tedesco il rigore contro il Noto. Ma non sarebbe più valida la regola del quattro…  (cosenzachannel.it)  

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