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Cosenza, alternative cercasi

Cosenza, alternative cercasi

L’analisi del match di ieri ha messo in evidenza un problema che si è palesato tutto ad un tratto. Patania non ha cambi da effettuare per dare la sterzata giusta a match difficili.

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Il tiro di Romano che ha fatto gridare al gol. Maledetto legno (foto rosito)

Terza sconfitta, Cosenza battuto in rimonta e striscia positiva interrotta. I tre punti persi ieri al San Vito dalla compagine rossoblù fanno male. Male perché dopo il gol di Mosciaro e il palo colpito poco dopo da Romano, la strada sembrava in discesa per i silani, apparsi squadra vivace nelle prime battute e pronta a tutto per far sua la gara. Purtroppo però non è andata così e ci sarà indubbiamente da lavorare. L’analisi di Nello Parisi nel post partita è perfetta. Il difensore rossoblù, capitano vero che non cerca alibi, è chiara e inattaccabile. Il Cosenza ieri era stanco. Ha perso qualche contrasto di troppo e in diverse occasioni la misura dei passaggi non era perfetta. Una battuta d’arresto, dopo la battaglia vinta a Sambiase, ci può stare ma nessun allenatore è contento quando si trova a guidare una squadra capace di annichilire sul piano fisico gli avversari fuori casa e poi perdere gare interne specialmente dopo esser passati in vantaggio. Sia ben chiaro, i valori in campo ieri erano molto diversi. Il Cosenza con un avvio lampo ha schiacciato l’Hinterreggio. Gol sfiorati, un rigore sacrosanto al termine di una gran bella azione e un palo colpito. Poi un calo che ci può stare e la squadra di Di Maria che attacca. La Canna che fino a prima del fischio d’inizio era in dubbio trova il punto del pari e si va negli spogliatoi sull’1-1. La svolta della gara è proprio li. Fino al 55′, minuto in cui l’Hinterreggio trova il raddoppio, il Cosenza ha creato poco perché l’approccio alla seconda frazione è stato morbido. Troppo forse per una squadra che cinque giorni prima tirava fuori muscoli e artigli in trasferta col Sambiase e davanti al proprio pubblico invece attende un po’ troppo l’avversario. Poi arriva la reazione. Fiore vede un muro sulle sue conclusioni, Rapisarda trova il guantone del portiere avversario e Mosciaro viene ingabbiato da almeno due uomini ogni volta che prende palla. I silani ci provano senza successo. Allora è necessario mettere forze fresche in campo. Ed è li che si vede forse una delle poche pecche di questa compagine. Sia ben chiaro, i ragazzi che stanno entrando a partita in corso dimostrano di avere ottime qualità, buona personalità e grinta da vendere. Il loro compito, svolto tra le altre cose in maniera perfetta, è quello di crescere e migliorare al fianco di giocatori esperti e navigati. Purtroppo però, quando gli avversari inseriscono a partita in corso un calciatore come Vicari ed i silani si trovano a mandare in campo qualche giovane, anche fuori ruolo, la differenza si nota. Eppure fino al novantesimo i rossoblù ci hanno provato e avrebbero meritato forse anche il pari contro una squadra che ha giocato bene, interpretato al meglio la fase difensiva e anche quella offensiva con La Canna e soprattutto Eseola, pescato nelle categorie minori ed a tratti imprendibile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dopo due vittorie in due gare in cui la difesa non ha subito reti, arriva uno stop che allontana i silani dalla vetta della classifica. Poco male però. Staff e tecnico non hanno mai negato che il gruppo deve migliorare, che la partenza ad handicap costringerà tutti agli straordinari e ad un lavoro svolto finora bene. La testimonianza è data dai tifosi che ieri in curva hanno accolto la sconfitta con un applauso senza rumoreggiare, memori della battaglia vinta al “D’ippolito” e di una serie di prestazioni convincenti. Staff e squadra lavorano per compattare l’ambiente e per ricostruire il Cosenza Calcio. Un nome quasi cancellato nella scorsa stagione. Pronto però a rinascere in una annata in cui una battuta d’arresto può essere messa nel dimenticatoio sol continuando a lavorare e a macinare belle prestazioni e nuovi successi. I presupposti ci sono tutti e come ha detto ieri capitan Parisi, “il lavoro paga”. E se lo dice lui. (Francesco Palermo)

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