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Cosenza, non siamo su Sky!

Cosenza, non siamo su Sky!

l’editoriale di Piero Bria –
Al San Vito, ogni domenica, per alcuni si accendono le luci della Champions League. La poca pazienza e la TV come metro di giudizio rendono difficile accettare la realtà.

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Il pallone d’oro Lionel Messi (foto tempi.it)

Quando si è abituati alle gare di Champions League o di Serie A o di Liga spagnola diventa difficile rapportarsi alle categorie dilettantistiche. E’ tutto diverso, tutto. Dai palloni agli stadi fino ad arrivare ai giocatori. A Cosenza, purtroppo, accade questo. Diventa logica conseguenza che lo spettacolo domenicale al San Vito sia deprimente. Del resto se il termine di paragone è Totti diventa logico che Antonio Caputo debba quantomeno avere movenze da “pupone”. E’ assurdo ma purtroppo è giusto svegliare qualcuno per ricordare che: “Non siamo su Sky”. Questa è la serie D e ci sono tanti giovani che difficilmente riusciranno a stoppare un pallone come Ibrahimovic. E sarà ancora più difficile vedere le giocate alla Robinho o alla Pirlo. Senza poi citare Sneijder. Insomma, se qualcuno pensa di venire al San Vito come se fosse sul divano di casa sua a fare zapping tra Serie A, Liga e Premier è giusto che rimanga a casa ed eviti di borbottare, sbruffare o, ancor peggio, criticare gridando e mortificando dei ragazzi che, se oggi ai nostri occhi sono dei brocchi, sudano e sgomitano per cercare un domani di arrivare lì dove meritano, che sia ancora serie D o serie A dipende da loro e non solo. Che la pazienza a Cosenza sia finita lo si è capito da tempo. Questo, però, non deve essere l’attenuante per atteggiamenti controproducenti. Bisogna ritrovare quel senso di appartenenza che ci permette di condividere insieme una passione, un amore verso la squadra della nostra città. La figura di Stefano Fiore deve, in tal senso, rassicurarci e farci capire che, solo con professionalità e dedizione, si può arrivare a costruire qualcosa di buono. Non per niente abbiamo soprannominato Fiore “l’Esorcista”, colui che può allontanare presenze malefiche e ridarci quella dignità persa troppe volte e per colpa di poche persone. Ragion per cui la speranza è quella di ricreare una nuova cultura sportiva che ci permetta, finalmente, di distinguerci da chi, ancora una volta, trama nell’ombra e vive sulle disgrazie altrui.
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