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No ai cavalli di ritorno! L’unica certezza è Stefano Fiore

No ai cavalli di ritorno! L’unica certezza è Stefano Fiore

l’editoriale di Piero Bria – 
Alcuni preannunciano un “terremoto” in caso di sconfitta a Licata. A pagare sarà Stefano Fiore che verrà barattato con personaggi del passato. Si tratterebbe di un suicidio e vi spieghiamo il perché.

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Stefano Fiore, di fianco il fratello Adriano, durante una gara della passata stagione

L’attuale momento che vive il Cosenza è stato definito “una partita a scacchi”. Non solo. Il Quotidiano della Calabria questa mattina parla di “terremoto in caso di sconfitta a Licata. Con la ricostruzione già pronta: il progetto è gelosamente custodito in un cassetto già da qualche giorno”. La sensazione di vuoto provata è stata indescrivibile. E’ inutile prenderci in giro. Tra la stampa, così come tra società e staff tecnico, ci sono due fazioni o due scuole di pensiero, chiamatele come volete. La prima che vuole sovvertire l’attuale situazione sostituendo Fiore e compagnia con minestre riscaldate. L’altra che, invece, crede nella rinascita solo ed esclusivamente per la presenza dell’ex nazionale. In questo editoriale non si vuole minimamente convincere nessuno a scegliere da che parte stare. Lungi da noi.
Ci sembra opportuno, però, porre all’attenzione di tutti, nessuno escluso, quanto fino ad ora non è stato fatto e si poteva fare. Un’analisi di parte, penserà qualcuno. Di sicuro volta a far riflettere chi di dovere per evitare di prendere decisioni affrettate e controproducenti.
COMUNICAZIONE. L’attuale società non riesce a comunicare e, nei pochi casi in cui lo ha fatto, il risultato è stato alquanto mediocre. La comunicazione per una società di calcio soprattutto, ma non solo, è di fondamentale importanza. Rende l’idea di quella che è la struttura e soprattutto le linee guida di un eventuale progetto. Il Cosenza attuale ha dimostrato, purtroppo, di non avere un programma. Perché, ed è innegabile, quando si ha progetto lo si espone e si rende partecipe la collettività, in questo caso i tifosi, che possono e devono essere fondamentali per il raggiungimento degli scopi. L’impressione è che si sia passati dal parlare e dire fandonie (vedi la passata stagione) al non parlare per non dire fandonie. Il risultato è sempre quello: un disastro. Eppure l’avventura era iniziata alla grande. Nella sua prima apparizione il presidente Guarascio ha parlato di “trasparenza”. Ma la trasparenza prevede che, con una certa cadenza, la società dica cosa sta facendo e soprattutto come e con chi. Nulla di tutto questo. C’è da chiedersi: ma di che trasparenza parla Guarascio?
INVESTIMENTO. Non vogliamo fare i conti in tasca a nessuno. Ad oggi il Cosenza ha investito quei soldi necessari per consentire l’iscrizione al campionato di Serie D. Un gesto importante al quale non è stato dato un seguito. A cosa è servito pagare l’iscrizione in D se oggi non si ha la forza per rispettare quello “sforzo” fatto pochi mesi fa? Ma davvero la società pensava di poter rientrare dall’investimento nel giro di pochi mesi con sponsor e spettatori? 
Dei novi soci che compongono la nuova dirigenza ci sono validi imprenditori. E’ a loro che ci si deve rivolgere. Quando si investe, soprattutto all’inizio, si è consci che bisogna sborsare denaro. Ma lo si fa con cognizione di causa, avendo un progetto e delle linee guida. E soprattutto ben sapendo che gli utili non sono immaginabili in un lasso di tempo breve. L’impressione, invece, è quella che si vada avanti con l’improvvisazione e si dia credito alle promesse di chi, da dietro le quinte, vuol far passare come oro dei pezzi di rame “arrugginito”.
RUOLI. Ogni società ha dei ruoli ben definiti. Quelli che mancano al Cosenza. Potremmo definire questa società dei “cani sciolti”. Ma è davvero così dispendioso e difficile dare dei ruoli e rispettarli? Possibile che un “progetto serio” come qualcuno ha definito non riesca ad avere delle basi? Quando in una organizzazione il riconoscimento viene accordato solo a poche persone e circola solo tra poche persone si crea una carenza di rispetto, come se fosse una sostanza troppo preziosa per essere distribuita a tutti. Ma il rispetto, a differenza del cibo, non costa nulla. E non solo è gratuito, ma è anche capace di generare valore. Perché, allora, continuiamo ad alimentare questa carestia?
COMPATTEZZA. Una società di calcio, così come ogni azienda, oltre ad avere dei ruoli ben definiti si mostra compatta, unita. Una pigna per intenderci. Se viene attaccato uno è come se venissero attaccati tutti. L’attuale società rispecchia quello che è diventata la nostra città. Fazioni che si scontrano senza mai trovare un punto in comune. Eppure il Cosenza potrebbe unire. Invece, visto l’andazzo, divide ancor di più. Ognuno ha un proprio tornaconto e, invece di giudicare prima se stessi, si punta il dito sempre contro gli altri. Ci potrà mai essere una crescita a questi condizioni?
CREDIBILITA’. In questi anni Cosenza non solo ha visto fallire per ben tre volte una società di calcio ma, soprattutto, ha perso credibilità a livello nazionale. E ancor di più nella propria provincia. Pensate che la Reggina (in alcuni casi ha fidelizzato le società acquistando materiale ovviamente di colore amaranto) oltre a squadre di serie A come Inter e Juventus attingono dal nostro territorio per trovare i futuri campioni. Del resto la provincia di Cosenza, che annovera ben 155 comuni, è la quinta provincia in Italia per estensione. Assurdo che proprio Cosenza, il Cosenza calcio, si sia dimenticato ed abbia abbandonato la propria terra chiudendosi, vergognosamente, tra le proprie mura. Ecco che l’attuale società, specialmente ora, facendo leva sulla figura di Stefano Fiore poteva e doveva cercare quantomeno di riconquistare alcune zone. Così come, a differenza degli anni precedenti, poteva contar qualcosa nelle stanze del potere. Un conto è presentarsi a Roma con Stefano Fiore. Un altro è mandare il Tizio o il Caio di turno. Nulla di tutto questo. E qui ritorniamo al discorso della comunicazione e del marketing. Come se una squadra di calcio non riuscisse a sfruttare il potenziale che ha a disposizione. Un boomerang di questi tempi per la società rossoblù. Avere Fiore e non saperlo “sfruttare” significa non avere strategie, non avere un progetto e soprattutto “improvvisare” e “vivere alla giornata”. Un po’ come si è fatto in questi ultimi anni. Si è vinto, è vero, ma si è vissuto col timore del “giorno dopo”.
PAZIENZA. Per una dirigenza di serie D, o alle prime armi, prendere come esempio le società di serie A e serie B (che agiscono, a volte, anche in base alle esigenze della tifoseria) è deleterio e, soprattutto, maledettamente dispendioso. Ecco che la pazienza può essere determinante, a lungo andare, non solo sotto l’aspetto economico ma anche sotto l’aspetto che riguarda il risultato del campo. Se invece, ad ogni sconfitta, si mettono in dubbio le doti dei giocatori, le abilità dell’allenatore ed il lavoro dello staff tecnico significa che il passato non ha insegnato nulla. L’attuale società deve mostrarsi stabile ed evitare clamorosi autogol o atteggiamenti volti a portare allo sfinimento (chiedete a Fiore). Uno sarebbe quello di mandare via lo staff tecnico a distanza di due settimane dal comunicato in cui si “rinnovava la fiducia”. L’importante di ciò che si dice e degli atteggiamenti che si ha è fondamentale. Non solo per noi della stampa. Vi sarà capitato di prendere degli impegni con qualcuno che prima vi dice “si” poi vi “dà buca” perché nel frattempo ha preso un altro impegno. Dopo due o tre volte che questa persona si comporta così come considerate la sua parola? Inconsistente, certamente; in caso di bisogno sapete che non potrete mai ricorrere a quella persona perché inaffidabile. Ovviamente stiamo parlando di comportamenti ripetuti e consapevoli non di dimenticanze o casi saltuari che possono capitare a tutti. A certe persone bisognerebbe spiegare perché è importante mantenere la parola data, cos’è la parola e soprattutto quando pronunciarla. E questo discorso si lega anche alla “credibilità” di cui sopra. Quando hai un progetto credi in quello che stai facendo e solo dopo aver superato mille difficoltà riesci a trovare quelle soddisfazioni che ti consentono di spiccare il volo. Se invece quel minimo di programma viene sistematicamente smantellato e sminuito significa non credere in quello per cui si è investito e fallire miseramente. Se l’instabilità in serie A è consentita visto che ad investire sono dei “Paperon de’ Paperoni” in serie D, a Cosenza, il discorso è del tutto differente. La pazienza è fondamentale e, di sicuro, premia a lungo andare. Anche perché, stando al “campionato di transizione” di cui la società ha velatamente (ma non tanto) parlato ad inizio stagione, è assurdo pensare a cambiamenti che porterebbero malumore in una piazza già di per se frustrata e in alcuni casi abulica oltre che ad un dispendioso esborso di denaro.
INTELLIGENZA. Basta poco, ora come ora, per far andare le cose meglio. Questa società ha una “fortuna” ed è quella che, a differenza degli anni passati, a seguire il Cosenza siamo rimasti in pochi. Penserete: e questa è fortuna? Paradossalmente si. Gli occhi puntati addosso sono pochi, così come le pretese di una tifoseria che annovera domenicalmente un migliaio di afecionados. In queste condizioni si lavora con meno pressioni e, con un tantino di organizzazione, si può cercare di “costruire” e non di “distruggere”. Cambiare, in caso di sconfitta a Licata, sarebbe l’ennesimo fallimento che, questa volta, potrebbe realmente portare a chiudere definitivamente il discorso calcio in questa città. Affidarsi ai “cavalli di ritorno” sarebbe la più grande sconfitta per una società, si giovane e alle prime armi, ma che non deve cadere nelle tentazioni ed usare l’intelletto. Ecco che, con estrema intelligenza, si può invece rilanciare la sfida e affidarsi a Fiore sedendosi ad un tavolo e cercando, finalmente, di trovare quell’intesa che consentirebbe a lungo andare di trovare quella gloria che, vedi Mirabelli e compagnia, non hanno saputo sfruttare nella maniera consona.
La speranza è che questo editoriale venga letto in maniera costruttiva da chi di dovere. E a chi sostiene che c’è “un progetto gelosamente custodito in un cassetto già da qualche giorno” consigliamo di pensare al bene del Cosenza e di tenersi “ancor più gelosamente chiuso nel cassetto un progetto che di novità ha ben poco”. Avere Stefano Fiore è un lusso che non possiamo permetterci di perdere. La sua storia e la sua immagine possono ridare al Cosenza quello che ingiustamente gli è stato tolto. Non combattiamoci e non tiriamo la volata a gente del passato. Aiutiamo insieme gli attuali protagonisti di questa nuova avventura. E qualora sia realmente una “partita a scacchi” cerchiamo, chi davvero ama il Cosenza, di permettere a Stefano Fiore di mettere sotto scacco il Re. Il bene del Cosenza al di sopra di tutto. Il nostro compito dovrà essere quello di ricompattare un ambiente che da troppo tempo assiste inerme alle nefandezze che avvengono intorno al Cosenza calcio. Non guardiamo indietro, non puntiamoci il dito l’uno contro l’altro. Questa terra, la nostra terra, può e deve dare tanto. E non per forza questo deve accadere guardando al passato. Qualora, come alcuni scrivono, la società dovesse realmente prendere decisioni scellerate, non siate indifferenti. Per il bene del Cosenza.

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