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Perché sognare è vita…

Perché sognare è vita…

l’editoriale di Piero Bria – 
Ognuno di noi sogna un grande Cosenza. E a chi vuole tarpare le ali non bisogna dare credito. Il Cosenza calcio è un bene comune. Insieme a Fiore per costruire un futuro solido.
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Paulo Coelho scrive che “l’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo. Molte volte, nel corso dell’esistenza, vediamo che i nostri sogni svaniscono e che i nostri desideri vengono frustrati, tuttavia è necessario continuare a sognare, altrimenti la nostra anima muore”. Pensiero poetico e che se vogliamo permette di risollevarsi nei momenti di sconforto dove tutto sembra girare storto. Un po’ come è avvenuto in quest’annata che volge al termine e che si porta via un’altra morte, tutt’altro che indolore, ma che ha permesso una rinascita mai avvenuta prima. Il riferimento non è di certo all’attuale società che, purtroppo, continua ripetutamente a commettere errori macroscopici. Bensì al personaggio che ha illuminato una città dove imperversava una tempesta. Stiamo parlando di Stefano Fiore. Ex nazionale, ex giocatore di club rinomati. Poteva tranquillamente starsene a casa a godersi una fantastica “pensione”. Poteva andarsene a vivere alle Hawaii o chissà dove e godersi relax e soprattutto la pace dopo mille “battaglie” sul campo. E invece…e invece è rimasto a Cosenza. Ma non solo. Ha teso una mano a Cosenza. Perché senza di lui oggi chissà cosa e chi commenteremmo. E non conviene neppure sprecare parole su chi prova, senza riuscirci, a infangare il nome di quello che è diventato per ogni cosentino il “cavaliere senza macchia e senza paura”. Quello che sta avvenendo a Cosenza è già di per sé una grande vittoria. Perché mettere da parte personaggi del passato, soprattutto nella nostra città, non è mai stato facile. E il mea culpa, in riferimento a quanto avvenuto nella storia recente, è giusto che siamo anche noi a farlo. Perché ammettere gli errori non è segno di debolezza ma di grande autocritica e sopratutto di intelligenza. Riconoscere uno sbaglio e correggerlo è segno anche di crescita. La debolezza in questi casi consiste nel non sapersi difendere dal proprio egoismo e dalla propria ignoranza.
Ritornando ai sogni è giusto che ognuno di noi ne abbia. E a chi cerca di smorzare il vostro entusiasmo e i vostri sogni non date retta. Sono solo persone senza anima e che non vogliono condividere nulla insieme ad altri. Johann Wolfgang Göethe scriveva che “qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia”. Sognare un grande Cosenza in categorie superiori non è utopia. Credere nel nuovo progetto targato Stefano Fiore è un segno di maturità che permetterà di costruire, tutti insieme, qualcosa di solido e duraturo. E non dimenticate mai che Stefano Fiore, così come avvenuto in passato e per altre persone, poteva tranquillamente disinteressarsi del Cosenza calcio. Lui per primo ha mostrato senso di appartenenza. Ora tocca a noi sostenerlo e trascinarlo con l’entusiasmo che contraddistingue una piazza che ha fame di calcio. Basta guerre intestine. Troppo “sangue” è stato versato per quello che deve rappresentare un bene comune.
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