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Morrone pensa sempre al Cosenza: “Che mazzata l’esclusione dai prof”

Morrone pensa sempre al Cosenza: “Che mazzata l’esclusione dai prof”

Il capitano del Parma sognava di rivedere i Lupi in B. Su Fiore spiega: “Abbiamo giocato assieme a Livorno e puntare su una persona limpida come lui è stata una decisione saggia”.

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Stefano Morrone con la fascia di capitano in occasione di Juve-Parma

Stefano Morrone ne ha fatta di strada da quando ancora ragazzino fu catapultato da Giuliano Sonzogni in prima squadra. Saltato fuori dalla Primavera del Cosenza 1914, rappresentò la marcia in più a disposizione del coach bergamasco per ritornare subito in B. Correva il campionato ’97-’98 e Morrone siglò ad Avellino una splendida rete che, di fatto, mise il sigillo alla promozione. Un sinistro sotto la traversa, dopo un lancio lungo di Logarzo, mandò in estasi tutti quei tifosi che già impazzivano per lui. La sua esperienza a Cosenza tra i cadetti, però, durò appena sette giornate, giusto il tempo di dimostrare che era di un’altra categoria. Fu ceduto alla Lazio tra mille proteste e tra la convinzione di aver perso un campione. Per le vacanze di Natale è tornato nella sua città ed ha commentato il particolare momento sportivo dei rossoblù. “Ho vissuto davvero male la nuova esclusione dai professionisti – ha detto dalla colonne di Calabria Ora – Ingenuamente alimentavo ancora il sogno di ritrovare i Lupi in B e, perché no, vedere finalmente la A al San Vito”. Morrone da lontano segue sempre cosa fa la sua ex squadra e tiene a sottolineare che il fratello “mi dà il risultato quasi in tempo reale”. Il capitano del Parma è calciatore affermato, gioca da una vita in serie A ed ha accumulato la giusta esperienza per poter esprimere dei giudizi completi su quanto avviene all’ombra della Sila. “Ho giocato con Stefano Fiore a Livorno e l’ho apprezzato per quello che è: una persona seria e per bene. Da responsabile dell’area tecnica ha forse il compito più arduo, ma scegliere una figura così limpida è stata una decisione saggia: lo considero un segnale di chiara rottura che può dare all’esterno un’immagine precisa del progetto”. La strada tracciata è quindi la migliore. “Per scalare le categorie servono soldi e dirigenti che abbiano voglia di investire. Il Novara è l’esempio lampante di come con un minimo di programmazione, si possa puntare a traguardi prestigiosi. Ovviamente serve del tempo, ma i risultati arrivano sempre se si fanno le cose per bene. Attenzione a non sottovalutare il settore giovanile: per Cosenza e per la Calabria più in generale, è l’unica risorsa. Rappresenta la linfa vitale e l’autosostentamento delle società in un periodo di crisi tremenda”. Infine una frase sibillina. “Se un giorno vestirò ancora la maglia rossoblù? Ormai sono grande, non fatemi esprimere a riguardo… Mai dire mai”.  (co. ch.)

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