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Speciale 1/4: l’annus horribilis del Cosenza

Speciale 1/4: l’annus horribilis del Cosenza

Da gennaio a Marzo un giorno dopo l’altro. Dalla passerella istituzionale al San Vito al primo mese di Funari, passando per gli avvicendamenti in panchina e sulla poltrona di dg.

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L’ex amministratore unico del Cosenza 1914 Eugenio Funari (foto mannarino)

L’annus horribilis del Cosenza inizia con una passerella istituzionale al San Vito. A posteriori facile dire che fu uno specchietto per le allodole. Paolo Fabiano Pagliuso, eletto pochi giorni prima presidente, nel tentativo di mettere delle pezze alla gestione sconsiderata di suo figlio Luca, convocò negli spogliatoi il Sindaco Perugini, l’ex primo cittadino Franco Santo, il direttore generale Castagnini, i consiglieri d’amministrazione Citrigno, Bruni e Ambroggio, l’ex dirigente Fiorentino, il Presidente della Provincia Mario Oliverio, il leader del Movimento Diritti Civili Franco Corbelli, l’altro consigliere d’amministrazione Monte e l’imprenditore Franco De Caro per tranquillizzare la squadra e per tentare di coinvolgere le Istituzioni nell’operazione-salvataggio. Fu il giorno dello champagne stappato al Red&Blu Store. In pieno calciomercato, i rossoblù di Somma intanto non riuscirono ad andare oltre un 1-1 con la Ternana e uno 0-0 con la Cavese, due formazioni ampiamente alla portata di Biancolino e soci. Le due gare però saranno ricordate per questioni extra-calcistiche. Mentre in campo si giocava contro le Fere, altrove si discuteva se cedere o meno la società ad Ernesto Cotti della Confidi Mediterranea, che arrivò in città assieme al ds Auriemma (ex di Torres, Figline e Arezzo) per incontrare Carnevale, ancora “socio anomalo” del 1914. “Il Cosenza Calcio, in merito all’incontro avuto con un imprenditore romano per ascoltare le intenzioni circa un suo eventuale contributo al sodalizio rossoblù, conversazione intrapresa su sollecitazione dell’ex presidente Giuseppe Carnevale, comunica che il dialogo non avrà seguito” diceva la nota diffusa in serata. Sette giorni dopo il patatrac. Somma e Castagnini rassegnarono le proprie dimissioni, inducendo Pagliuso a riportare in sella Mirabelli e Toscano, legati contrattualmente (particolarmente oneroso quello del dg) ancora ai rossoblù. La conferenza di presentazione era la fotografia perfetta del momento: nemici seduti forzatamente e controvoglia allo stesso tavolo e costretti a cooperare. Il 31 gennaio si rivoluzionò l’organico e dopo alcune partenze eccellenti come De Rose, Mazzeo, Wagner, Coletti e Raimondi, Luca Pagliuso dal nulla portò a Cosenza i difensori Fernandez, Cotroneo e Scarlato e i centrocampisti Evola ed Aquilanti, calciatori che in condizioni normali avrebbero anche potuto fare bene. La convivenza tra i Pagliuso e Mirabelli tuttavia durò poco, giusto qualche settimana. Dopo i ko di Castellamare di Stabia (Coppa Italia) e di Taranto, arrivò il 2-4 al San Vito con la Lucchese. Il piano di rientro elaborato dal dg per tornare perlomeno a sperare di essere iscritti l’anno venturo, non venne recepito dalla proprietà e la situazione societaria rimase in fase di stallo totale fino alla decisione dei Pagliuso: la cessione gratuita delle quote al commercialista Eugenio Funari. Direttore e allenatore scelsero di dimettersi e la panchina fu affidata a Gigi De Rosa, bandiera amatissima dalla piazza che accettò di mettersi in gioco. L’otto febbraio fu inflitto il primo -2 per gli stipendi non pagati da Pagliuso, pochi giorni dopo arrivò un altro -1 per il doppio contratto fatto sottoscrivere da Mirabelli a Ceccarelli. In campionato i Lupi strapparono coi denti un 2-2 a Pisa e poi un altro pari col Barletta in casa. Funari nel frattempo illustrò il suo piano con tanto di lavagnetta cercando, vanamente, di ammortizzare le perdite. Al ko di Benevento, poi amplificato per via dello scandalo calcio scommesse, fecero seguito un altro pareggio contro la capolista Nocerina e uno 0-0 a Foligno. Poi, finalmente il primo acuto contro il Gela che ringalluzzì le speranze di salvezza (sportiva) del Cosenza. Il 31 marzo fu recapitato il nuovo, atteso, deferimento alla Commissione Disciplinare. Dal suo insediamento, Funari riuscì a pagare parzialmente solo uno stipendio grazie all’introito della cessione di De Rose alla Reggina. Con l’incubo del fallimento dietro l’angolo e le presunte irregolarità che saltavano fuori giorno dopo giorno da chi gestì il club a ritroso, la rassegnazione diventò globale all’ombra della Sila e la tifoseria, già spaccata, si sgretolò fino a far registrare presenze record (in negativo) allo stadio. (cosenzachannel.it)
– fine prima parte
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