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Speciale 2/4: l’annus horribilis del Cosenza

Speciale 2/4: l’annus horribilis del Cosenza

Le lacrime di Stefano Fiore come fotografia della stagione e la retrocessione amara in Seconda divisione. Ma anche la riapertura del caso-Bergamini e l’elezione del sindaco Occhiuto.

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Lo tribuna B piena in occasione del match di ritorno contro il Viareggio (foto mannarino)

Aprile si apre con un’altra penalizzazione. Al -3 già inflitto al Cosenza, si aggiunse subito un altro -2. Ma fu solo momentaneo, perché il procuratore Palazzi formulò un ricorso molto articolato in maniera da far applicare la recidiva ai rossoblù. In totale, i Lupi furono privati di sei punti in classifica. Sul campo però De Rosa iniziava a raccogliere i primi frutti nonostante non si vedesse il becco di un quattrino. Prima della trasferta di Lanciano la squadra si presentò compatta in sala stampa: “Vogliamo mettere a conoscenza della piazza il nostro malessere. Non vogliamo più promesse: abbiamo deciso di andare avanti anche senza stipendi fino alla fine del campionato per conquistare la salvezza sul campo. Lanciamo questo grido disperato verso chi ha le capacità di salvare il club”. In Abruzzo un capolavoro tattico permise a Fiore e soci di vincere 2-0 e di tornare a sperare seriamente nella salvezza. Intanto l’imprenditore Franco De Caro irruppe sulla scena cercando pubblicamente, e in diretta tv nel corso di una cena (definita “l’ultima” per via della composizione del tavolo…), di allestire una compagine dirigenziale tale da poter dare un futuro al club, ormai destinato ad un altro fallimento dopo quello del 2003. Dopo aver esposto il suo piano, disse: “Ho pensato alla seguente ridistribuzione di quote: il sottoscritto, Salerno, Carnevale, De Rose e Chianello al 17,4%, Citrigno e Bruni al 5%, Cariola al 2% e Iannucci all’1%. Questa suddivisione non implica che se qualcuno abbia l’intenzione di prendere una percentuale maggiore non possa farlo, ma meno di così non mi andrebbe bene”. Al San Vito nel frattempo l’Andria gettò nuovamente nel baratro il Cosenza. A decidere fu l’ex Coletti dal dischetto dopo un fallo di mano di Cotroneo. A Siracusa non si andò oltre uno scialbo 0-0, mentre contro il Viareggio arrivò un importante 2-1 in rimonta. L’attenzione ad ogni modo era spostata sulla risposta al taglio netto degli stipendi che i calciatori avrebbero dovuto dare agli imprenditori. Ad insaputa del capitano Fiore e degli altri compagni che si premuravano a trovare una soluzione, in sala stampa si presentò Musca a dire di no, che nessuno avrebbe accettato. La spaccatura all’interno dello spogliatoio tra i “cosentini” e gli altri risultò pertanto netta. In città i veleni aumentarono a dismisura, tanto che De Caro fece il primo passo indietro (in seguito ce ne furono degli altri), salvo essere invitato da un comunicato ufficiale dei calciatori a tornare sui suoi passi. La salvezza sul campo passava dal Flaminio. Con 300 sostenitori al seguito, i rossoblù crollarono dopo 10′. Alla fine il 4-1 per l’Atletico Roma ridusse ad un lumicino le speranze di De Rosa. Serviva che Ternana-Andria finisse in parità e che il Foggia non cogliesse punti all’ombra della Sila. Prima dell’arrivo di Zeman, Matteini e Fiore lanciarono degli appelli accorati per non far morire la società. In campo, però, fu il dramma. Al 95′ il punteggio al Liberati era inchiodato sul 2-2 e il cuore dei Lupi aveva dato la vittoria ai silani. A 20 secondi dal fischio finale, tuttavia, i pugliesi, sotto per tutto l’arco del match, trovarono il jolly gettando nel panico il San Vito: playout contro il Viareggio. La cordata di imprenditori continuò il tira e molla a condizioni quasi impossibili da accettare, fino all’ennesimo strappo prima della partenza di Viareggio e poi all’ennesima ri-apertura. La mattina della partenza, però, fu caratterizzata dal momento più triste della stagione. Il pianto sincero col quale si è sfogato Stefano Fiore rappresentò in toto il momento drammatico. I rossoblù avevano appena finito di allenarsi, ma Matteini e Biancolino salirono a bordo delle loro automobili e andarono via. Per il livornese fu tutto un malinteso, mentre l’attaccante, al pari di Musca e Giacomini che presentarono certificati medici a raffica, abbandonò la nave prima che affondasse. Allo “Stadio dei Pini”, nonostante una prova immensa del numero 10, il carneade Bocalon siglò una tripletta e il 3-1 segnò praticamente anche la gara di ritorno. In settimana scoppia il caso Calcioscommesse e nelle intercettazioni compare anche Benevento-Cosenza. La retrocessione era già cosa fatta e lo 0-1 spinse i presenti allo stadio ad inveire contro Luca Pagliuso, ritenuto responsabile dei fallimenti sotto tutti i punti di vista. Intanto la città per la prima volta nella sua storia elesse un sindaco di centrodestra, Mario Occhiuto, che si mise subito all’opera per salvare il club. Incontrò il capitano in maniere informale, poi convocò tutti a Palazzo dei Bruzi. Parteciparono al summit i componenti del collegio sindacale (Bilotta, Spagnuolo e Petrassi), De Caro, Carnevale, Citrigno, Filippelli, Funari, Salerno (anche per conto di De Rose) Mazzuca e Pizzini, lo stesso Fiore e i componenti del suo staff Leonetti e Candelieri. Al momento di fare i conti e di costituire la società pesò come un macigno il parere negativo di alcuni presenti e ogni cosa si frantumò. Il 30 giugno l’unica notizia positiva del semestre: la Procura di Castrovillari decise di riaprire il caso-Bergamini per omicidio. (cosenzachannel.it)
– fine seconda parte
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