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Cosenza 2012: inno alla gioia

Cosenza 2012: inno alla gioia

L’editoriale di Piero Bria –
Si è chiuso un anno che ha regalato più dolori che gioie. Il nuovo dovrà essere quello del riscatto.
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Chissà che il 2012 non possa coincidere con la visione condivisa di tutti del “progetto Fiore” nel bene del Cosenza. L’argomento, già trattato nel precedente editoriale, è di fondamentale importanza. Cosenza deve ritrovarsi e soprattutto deve ritrovare quel senso di appartenenza per una squadra di calcio abbandonata al proprio destino a causa di gestioni fallimentari che hanno sconfortato l’animo dei tifosi e non solo. L’anno che si chiude ha regalato più dolori che gioie e non può essere dimenticato. Lasciarselo alla spalle non significa azzerare. Se siamo dove siamo, purtroppo, è dovuto a quanto avvenuto nel 2011 e negli anni precedenti. Nulla è stato costruito in questa città e questo è testimoniato dall’improvvisazione dilagante non solo nel calcio. Dagli errori, però, si può e si deve imparare per evitare che in futuro si commettano le stesse nefandezze. L’estate scorsa è stata messa la prima pietra per costruire delle basi solide, si spera, che possano finalmente consentire ad ogni cosentino, della città o della provincia, di riappropriarsi della propria squadra del cuore: il Cosenza. Beethoven musicò l’Inno alla gioia composto nel 1785 da Friedrich von Schiller. Il poema esprime la visione idealistica di Schiller sullo sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini, visione condivisa da Beethoven. Che il 2012 sia, per ogni tifoso rossoblù, un inno alla gioia. Costruire insieme qualcosa di importante. Iniziamo da oggi per far si che il 2012 sia l’anno del riscatto di una città intera.

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