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Probabili contro possibili

– l’editoriale di Federico Bria

meazza

Umberto Meazza in una foto d’epoca

Un nome, una garanzia. Meazza e la nazionale italiana, per ogni onesto calciofilo nostrano, sono da considerare in simbiosi. Ma tutti direbbero che l’una ha tenuto a battesimo l’altro. E, invece no. È stato proprio Meazza a dare vita alla nazionale italiana il 15 maggio 1910. Non Peppìn, naturalmente, che quel giorno non era ancora nato, ma Umberto. L’avvocato Umberto Meazza, già ginnasta della Mediulanum, poi calciatore e capitano della U.S. Milanese, alpinista, arbitro e giornalista. Anche quel Meazza lì, che oggi nessuno ricorderebbe (forse solo alla sezione arbitri di Milano, che gli è stata intitolata), avrebbe pieno titolo per essere inserito nella hall of fame del calcio italiano.Insieme con i colleghi arbitri Crivelli, Camperio, Gama e Recalcati, all’inizio del 1910 Meazza viene chiamato a formare una Commissione Tecnica (meglio definita “Commissione Arbitrale”) per dar vita ad una squadra nazionale in vista della prima partita organizzata a Milano contro la Francia.In quel gruppetto di fischietti, Meazza, che pochi mesi dopo avrebbe dato vita come primo presidente alla Associazione Italiana Arbitri, era un primus inter pares. Secondo alcuni assomigliava al grande compositore Giacomo Puccini. Di certo è rimasta proverbiale la sua eleganza.Il 5 maggio 1910, la Commissione convoca 22 giocatori e organizza una partita fra la squadra dei “Probabili” contro la squadra dei “Possibili”. Vincoro i “Probabili” 4-1, ma la selezione non finisce lì, perché appena tre giorni dopo si gioca un’altra partita tra “Probabili” e “Possibili”. Vincoro nuovamente i “Probabili”, 4-2, che così diventano i “titolari” (quasi tutti) della prima partita della nazionale italiana.Contro la Francia si gioca il 15 maggio e finì 6-2. Per mitigare il compiacimento per i tifosi dei futuri azzurri (la nazionale italiana gioca le prime due partite con maglia bianca) va sottolineato che quel risultato arriva del tutto inaspettato, visto che l’Italia era una matricola e la Francia, invece, una nazionale già rodata e con esperienza internazionale.Nella seconda partita, l’ultima in maglia bianca, le proporzioni tornano – per quei tempi – realistiche: Ungheria-Italia 6-1.Ma per la nazionale italica l’impresa era stata realizzata già il giorno prima, nel raggiungere Budapest al termine di un viaggio lungo e rocambolesco. Viaggiando in terza classe, i calciatori raggiungono Venezia in treno. Da lì proseguono in piroscafo per Fiume, ma sbagliano e sbarcano a Trieste, poi raggiungono Vienna e, infine, Budapest.Alla terza partita, a Milano, si gioca la rivincita contro l’Ungheria. Ma l’Italia è in maglia azzurra, con lo scudo sabaudo cucito sul petto.Alla rivincita con la Francia, finita 4-3 per i transalpini, sarebbe legato anche un “neologismo” calcistico prodotto dal giornalista Umberto Meazza. A Torino, infatti, l’Italia perde per la disastrosa prova del portiere Faroppa del Piemonte. Il giorno dopo i giornali titolato: Disastro-Faroppa. Pare che Meazza abbia definito così il portiere azzurro: “era lì, goffo, coi piedi larghi. Sembrava una papera”. Da quel giorno, lo sbaglio del portiere che subisce un gol viene chiamato “papera”.Meazza, Umberto, e non il successivo e ben più famoso Giuseppe detto “Il Balilla” dalla propaganda fascista, continuerà a far parte della Commissione Tecnica fino all’avvento di tal Vittorio Pozzo (di gran lunga il più titolato e il meno celebrato commissario tecnico azzurro). In mezzo, tra i “Probabili” e i “Possibili”, dunque, ricordiamo l’avv. Umberto Meazza e il suo impegno per il calcio dei pionieri.

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