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Il cambiamento è inevitabile, la crescita è una scelta

Il cambiamento è inevitabile, la crescita è una scelta

l’editoriale di Piero Bria –
Al Cosenza mancano basi solide e la squadra ne risente. E solo da noi uno come Fiore invece di essere una risorsa diventa una minaccia.

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Arcidiacono trattenuto in un’azione del match di Noto (foto shartella)

La situazione che viviamo a Cosenza, purtroppo, è figlia dell’approssimazione. Il problema non era Enzo Patania e non sarà Tommaso Napoli. Il vero problema è che, in questi mesi, non siamo riusciti a costruire delle basi solide da cui realmente ripartire ma abbiamo preferito dar vita a guerre intestine. La mancanza di organizzazione ha fatto il resto. Penserà qualcuno: ma perché puntare il dito sempre contro la società? Qui non è questione di puntare il dito ma, purtroppo, bisogna sollecitare dei dirigenti che, non avendo mai fatto calcio, devono essere “seguiti” passo-passo per cercare di costruire qualcosa di duraturo (a patto che lo vogliano realmente). La mancanza di coesione tra staff tecnico e dirigenza ha fatto capire come l’idea di calcio presentata nel mese di agosto non sia realizzabile. La spaccatura è insanabile e l’impressione è che nessuna delle due parti voglia mollare. Eppure è un peccato pensare di avere una figura come Fiore e non riuscire a sfruttarla. Proprio Fiore è visto più come una minaccia che come una risorsa. Continuare così è controproducente e di sicuro non aiuta una squadra che affronta un momento alquanto delicato. Trovare un equilibrio societario deve essere cosa primaria per quelle certezze venute meno in questi mesi. Del resto se andiamo a scrutare le classifiche dei campionati italiani quello che risalta è che ogni squadra di testa ha alle spalle una società organizzata o quantomeno una società coesa e cosciente delle proprie potenzialità. Quello che manca all’attuale Cosenza. Ad onor del vero, però, bisogna ricordare che i silani non erano partiti per vincerlo questo campionato. Poi, visto l’andazzo del nostro girone, si è pensato di poter arrivare in alto e di essere più bravi degli altri. Ma il nostro valore non lo si misura con la pochezza dei nostri avversari. Il Cosenza di oggi non ha consistenza nel campo e non ha una struttura societaria capace di non prescindere dai risultati. Ecco perché, ancora una volta, siamo in balia degli eventi. Invece di avere certezze per il domani siamo ancora una volta a domandarci di che morte moriremo.

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