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Troppi errori. Cosenza ci credi ancora?

Troppi errori. Cosenza ci credi ancora?

Cosenza sfortunato ma non impeccabile. Gli errori visti sembrano gli stessi mostrati dall’inizio della stagione. Solo una squadra formato “Ferrari” può vincere questo torneo. La vedremo presto?

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Biondo cerca il gol in avvio di gara al “Longobucco”.

Bisognava vincere. Inutile nasconderlo. E non lo diciamo noi. In settimana tecnico e dirigenti hanno in più occasioni ribadito che con il Sambiase bisognava vincere per provare a centrare un filotto di risultati positivi e credere sempre di più al primato in vetta. Nel calcio però si sa, contano le giocate, i gol e, soprattutto, i risultati. Proprio quei risultati che nelle gare precedenti a quella con il Sambiase, avevano alzato il grafico del morale, appeso, si fa per dire, al Sanvitino. Visibile a tutti quindi. Ai calciatori, agli addetti ai lavori e ai tifosi. Ecco proprio quel grafico fa registrare un piccolo calo. I punti persi, al di la della classifica che diventa più pesante, vanno a incidere sul morale del gruppo e dell’ambiente. La rincorsa è possibile. Lo ha detto mister Napoli e lo ribadirà sicuramente. E noi daremo fiducia al tecnico, senza però chiudere gli occhi o tapparci la bocca quando ci sarà da fare complimenti o da rivedere qualcosa. Così come abbiamo fatto quando sul neutro di Scalea, un Cosenza determinato, ben messo in campo e pronto a tutto per vincere, ha strappato tre punti con una prestazione da categoria superiore. Stesso scenario ieri, ma copione differente. E’ facile parlare col senno del poi ma qualche decisione non ha convinto del tutto. E noi la partita la abbiamo vista, così come gli allenamenti in settimana. E proprio nelle sedute abbiamo notato Bruno provato spesso in mezzo alla difesa. Il ragazzo poi è stato schierato sulla corsia esterna, dove ad onor del vero, non ha demeritato. Colpisce invece la scelta di mandare in campo Gassama. Prima dell’inizio della partita ci siamo informati sulle sue condizioni e i medici avevano dato l’ok. Il ragazzo però, già dai primi minuti, sembrava soffrire sul terreno di gioco. Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Da li un’altra scelta forse un po’ azzardata. In una gara decisiva, affidare il peso dell’attacco ad un ragazzo del 93′ sembra un po’ troppo. Per carità. Rampazzo ha lottato per quello che ha potuto ma lo abbiamo visto spesso in affanno. Lui e Longobardi troppo spesso erano sulla stessa traiettoria, sugli stessi palloni e in tante occasioni si sono pestati i piedi. Il ragazzo cresce bene ma forse non era il caso di mandare in campo lui, anche perché in panchina c’era Castellano. La squadra sarebbe stata snaturata, forse in parte è vero. Il campo però ha dato il suo responso. A proposito di panchina. Novanta minuti da spettatore per Marano. Uno che probabilmente, viste le precarie condizioni di qualche titolare, avrebbe dovuto prendere parte al match fin dall’inizio. Il ragazzo, professionista serio, in silenzio lascia il Longobucco ma la sua faccia non nasconde l’amarezza. E il Sambiase? Ecco chiudiamo analizzando la gara del Sambiase. Una squadra che deve salvarsi, che perde il portiere titolare e manda in campo un ragazzo classe 1994. Prende un gol, si difende con grinta e perde un uomo. In inferiorità numerica i giallorossi guadagnano un rigore, lo sbagliano, non si abbattono e trovano il pari al 90′. Uno a uno e un punto pesantissimo con il Cosenza, che ancora non va come una “Ferrari”. La vedremo sfrecciare contro l’Hinterreggio? Mentre attendiamo, lasciamo a voi le conclusioni. Al Longobucco la gara è finita in parità ma ai punti chi ha vinto? (Francesco Palermo)

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