Cosenza Calcio

Amarcord: l’ex capitano rossoblù Lentini compie 43 anni

Un omaggio al giocatore arrivato in vetta al mondo del calcio e da li velocemente sprofondato, ma nei secoli dei secoli piantato nei ricordi. Dalla favola del Toro ai dilettanti fino al “rifiuto” all’Isola dei Famosi.

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Gianluigi Lentini compie oggi 43 anni (foto tratta da lastampa.it)

Cosenza non lo dimenticherà mai. Uomo prima che calciatore. Capace di rimettersi in discussione in serie B, a Cosenza, quando il mondo del calcio lo dava per finito. Una promozione sfumata sul più bello con i silani quando in panchina c’era Mutti. E a Cosenza Lentini decide di restare finanche quando i rossoblù vengono estromessi dai campionati professionisti e sono costretti a ricominciare dai dilettanti. E’ in quel preciso istante che “Re Luis”, come in tanti lo chiamavano, diventa l’idolo dei tifosi rossoblù. Quei fortunati che hanno avuto modo di vederlo avranno sempre in testa la sua cavalcata impetuosa da ala vecchio stile, la progressione imprendibile da rugbysta, il viso sempre triste e quei pochi sorrisi veri e intensi. Questo è stato Gigi Lentini che oggi compie 43 anni. Un campione dentro e fuori dal campo. Da Carmagnola spicca il volo fino ad arrivare in prima squadra al Torino dove riesce a mettersi in mostra e viene acquistato dal Milan di Berlusconi per la cifra record, per quei tempi, di 18,5 miliardi di lire. Roba da capogiro. Dopo alcuni anni, e aver superato miracolosamente un incidente d’auto, il Milan lo scarica ma lui continua. Mette il cuore davanti alle gambe spezzate che non gli consentono più di fare la differenza, va a ricercare Mondonico all’Atalanta, torna al Torino e lo riporta in serie A. Poi Cosenza fino alla stagione 2003/2004. In seguito continua a vagare lontano dal calcio che conta e si diverte nel campionato di Promozione piemontese. Infine rifiuta l’offerta dell’Isola dei Famos: perché Gigi Lentini è una leggenda, non un burattino. E rimarrà impressa una delle poche interviste rilasciate dal calciatore. Riportiamo integralmente quella concessa a Paolo Ziliani dove Lentini non risparmia neppure Don Fabio e ringrazia chi, come Emiliano Mondonico, gli diedero la possibilità di ritornare a vivere più che a giocare.
“Gianluigi Lentini, talento puro del calcio che fu, quello alla vigilia della frenesia di posticipi, televisioni e coppe lunghe un’eternità; era un’ala atipica Gigi da Carmagnola, Torino: dinoccolato, non propriamente un corridore provetto, eppure andava forte, piedi lucidi, tre polmoni e un buon feeling col gol. Quand’era al Toro, inizio anni ’90, era il classico crack di un calcio italiano padrone incontrastato, nel mondo. Tant’è che Berlusconi lo vuole con sé al Milan per 18,5 miliardi delle vecchie lire, un record incredibile per l’epoca. Una buona annata col rossonero, poi quel maledetto 3 agosto del 1993: Lentini percorreva a bordo della sua auto la Torino-Piacenza, aveva appena giocato un’amichevole a Genova, gli si era bucata una ruota e aveva montato su il “ruotino”. A Villanova d’Asti va fuori strada, a 200 km all’ora.
“Dopo l’incidente non riconoscevo più le persone e le cose, ricominciai a parlare come un bambino. Ora posso dirlo, quell’incidente ha bruciato in un attimo la mia carriera. Mi ha tolto tutto” le parole a La Tribù del Calcio, l’approfondimento calcistico curato da Paolo Ziliani in onda, come di consueto, il venerdì sera su Mediaset Premium. Lentini ce la mette tutta, nell’aprile del 1994 torna in campo, lui che era stato in coma. Ma Capello non lo vede più, neanche a Vienna nel 1995 quando il Milan si gioca la finale di Champions contro l’Ajax: “Anche lui ha contribuito a stroncarmi. Nella finale con l’Ajax, nel ’95, stavo veramente bene, ma lui non mi fece giocare: quella notte, a Vienna, decisi di mollare per sempre il grande calcio. Avevo 25 anni”. Nove presenze e un gol, il bottino dell’ultima stagione di Lentini al Milan, quindi via a riabbracciare Emiliano Mondonico, passato nel frattempo all’Atalanta: “Il Mondo è stato come un padre, per me, l’ho amato e odiato. Ci insultavamo tutti i giorni”. A Bergamo rivive giorni felici, gioca una intera stagione da titolare, quindi decide di far pace coi vecchi tifosi del Toro che all’epoca del suo passaggio al Milan se la presero a morte con lui: “Lo ricordo come se fosse adesso, mi sentivo un traditore. Poi però è successo che ci siamo rimessi insieme, e anche il Toro mi ha scaricato. Avevo 31 anni, ero ancora giovane”. Tre anni in granata, due in B con tanto di promozione e sei gol fatti, uno in A con 24 gettoni di presenza. Neanche un gol. Era arrivata l’ora di diventare l’idolo di Cosenza: 84 presenze in quattro anni, di cui tre di B e una addirittura in Serie D dopo il fallimento dei calabresi. Lui, uomo piemontese, non abbandona la barca nella difficoltà, divenendo l’amatissimo capitano dei silani. Ai quali regala 9 reti. Fino a che diviene un uomo di 35 anni, se ne torna in Piemonte dispensando gol e magie al Canelli, alla Saviglianese, alla Nicese: Promozione o Eccellenza, col Canelli anche un Campionato Nazionale Dilettanti, conquistato proprio da lui, sul campo, insieme all’amico Diego Fuser. Non ha abboccato alle sirene dei reality show per famosi, lui alla fine ha scelto sempre il campo. Interpretando il calcio con grande spirito di sacrificio, volontà, sportività”.
(Luca Sini)

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Redazione Cosenza Channel

Cosenza Channel è una testata giornalista nata nel 2008 con l’idea di occuparsi principalmente delle notizie sul Cosenza Calcio. Il successo conseguito sin dai primi anni ha permesso alla testata di avviare una collaborazione televisiva per mandare in onda un format che parlasse di calcio, in particolare dei Lupi e poi delle altre squadre calabresi. La svolta arriva nel 2016, quando la redazione amplia i contenuti del portale d’informazione, pubblicando notizie di attualità. Il 5 settembre 2019 Cosenza Channel si trasforma completamente. Nuova grafica, contenuti esclusivi, con l’obiettivo di crescere e rendere un servizio informativo sempre più attendibile e di qualità.

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