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LND: Tavecchio a difesa dei dilettanti

LND: Tavecchio a difesa dei dilettanti

Il patron della Lega Nazionale Dilettanti chiama in causa le istituzioni e chiede di “non affossare” quelle realtà che cercano, con dignità, di garantire credibilità al calcio dilettantistico.
tavecchio
Riportiamo di seguito la lettera del Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio, che ha chiamato in causa le istituzioni chiedendo di “non affossare” quelle realtà che cercano, con dignità, di garantire credibilità al calcio dilettantistico.  “La stampa specializzata in materia tributaria ha recentemente riportato una sentenza della Corte di Cassazione (n. 3433/2012), secondo la quale costituiscono spese di rappresentanza quelle che contribuiscono ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa e a potenziarne la possibilità di sviluppo mentre devono essere qualificate come spese di pubblicità e propaganda quelle sostenute per la realizzazione di iniziative tendenti prevalentemente , anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi o comunque dell’attività svolta. Nella sostanza, secondo la Cassazione, le spese di rappresentanza non prefissano una diretta aspettativa di ritorno al contrario di quelle di pubblicità mirate ad ottenere un ritorno in tempi brevi di incrementi commerciali. La Suprema Corte sulla differenza tra pubblicità e rappresentanza non sempre si è pronunciata in modo univoco e, pertanto, ci auguriamo che quest’ultima sentenza possa essere modificata da un’altra o, per lo meno sia prodromica ad una definitiva pronuncia a Sezioni Unite. Tuttavia, anche nella considerazione che l’Agenzia delle entrate in alcuni accertamenti ha proceduto a considerare la differenza tra la pubblicità e la rappresentanza basata sulla “antieconomicità” delle spese di sponsorizzazione – peraltro stabilite legislativamente fino ad € 200.000 (art. 90, comma 8 della L. 289/2002) “comunque” spese di pubblicità se erogate alle società ed associazioni sportive dilettantistiche- con la conseguenza di presumerne il carattere fittizio. E’ fuor di dubbio che la Lega Nazionale Dilettanti sia la prima a condannare i casi di sovrafatturazione posti in essere, purtroppo, da alcune società alla stessa affiliate e proprio recentemente ha rinnovato il monito alle proprie società mettendole in guardia dalle conseguenze penali e amministrative di siffatti comportamenti. Tuttavia, quando, invece, come per la maggior parte delle nostre società c’è trasparenza e correttezza nelle operazioni di sponsorizzazione, occorre considerare che nella scelta dell’impresa sponsor influiscono sempre motivazioni economiche certamente non quantificabili se non nel tempo. E’ indubbio che tali prese di posizione da parte dell’amministrazione finanziaria inducono le imprese ad evitare investimenti pubblicitari che possono portarle ad essere considerate “evasori”, senza esserlo, con gravissime ripercussioni sul mondo sportivo dilettantistico, già duramente colpito dalla crisi, che ha visto ridurre notevolmente, se non addirittura annullare, le sponsorizzazioni che finora erano state vero ossigeno per la loro attività. Chiediamo, pertanto, all’amministrazione finanziaria che, nel rispetto e nella consapevolezza di cosa rappresenta in termini sociali il movimento sportivo dilettantistico in generale, e quello calcistico in particolare, questo non venga definitivamente affossato e sepolto a causa di presunzioni di altre presunzioni e da interpretazioni di normative che, a volte, difettano di serenità di giudizio per colpa di pochi trasgressori. La Lega Nazionale Dilettanti, ancora una volta si schiera a fianco dell’amministrazione finanziaria nell’intento di condannare, reprimere e colpire gli abusi, ma chiede, nel contempo, giustizia e comprensione nei confronti della quasi totalità delle società dilettantistiche di calcio che, con grandissimi sacrifici, assolvono il difficile compito di educare i giovani per una futura migliore società civile. Il giro di vite che si vuole applicare al regime delle sponsorizzazioni significa l’abbandono da parte delle imprese a questo mondo che, da solo, non riesce a sopravvivere. Significa condannare a morte l’attività sportiva dilettantistica; significa la fine di buona parte delle oltre 14.000 società che fanno praticare il calcio a circa due milioni di atleti e ad altrettanti bambini e ragazzi. Se è questo che si vuole, ciascuno si prenda le proprie responsabilità!”

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