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“Amici, il Cosenza ha segnato. Scusate se non esulto”

“Amici, il Cosenza ha segnato. Scusate se non esulto”

Ventiquattro anni fa Padovano gelava il Vestuti di Salerno con un gol destinato a restare nell’immaginario collettivo come il più importante di sempre. Ecco il racconto di Federico Bria, radiocronista inviato in Campania, e di ciò che successe in riva al Crati dopo il 90′.

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Uno piccolo spicchio della curva occupata dai Granata South Force

Sono passati 24 anni esatti da quando Michele Padovano bucò l’allora portiere della Salernitana Renzi. Il 17 aprile 1988 è per i tifosi del Cosenza una data indimenticabile, scolpita in maniera indelebile nella storia dei Lupi. Allo stadio Vestuti, il vecchio impianto dove i granata disputavano i match casalinghi, non c’erano bandiere rossoblù, perché un’ordinanza improvvisa bloccò l’organizzazione della trasferta. Ancora oggi non è chiaro come maturò la decisione, ma che ci furono forti pressioni affinché nessuno dalla Calabria viaggiasse verso la Campania è cosa sicura. Nonostante ciò, qualche decina di “pazzi innamorati” riuscirono ugualmente ad assistere in incognito a quei novanta minuti da infarto. A Cosenza i supporter si concentrarono in due diversi punti della città: a Piazza Fera e a Piazza dei Bruzi. Le frequenze di Rlb quel pomeriggio registrarono ascolti da record e Federico Bria raccontò qualcosa di molto simile ad una favola intorno al 25′ del primo tempo. “…Lancio in avanti nell’area di rigore della Salernitana… Padovano ha la palla sul sinistro, il tiro… eh amici: il Cosenza ha segnato. Scusate se non grido, ma qui la situazione è un tantino brutta. Potete anche esultare voi, ha segnato Padovano al 25′ del primo tempo. Ripeto: chiedo scusa se la voce rimane normale, ma francamente non si può assolutamente esultare perché la situazione riguardo l’ordine pubblico è abbastanza delicata. Mi va di pensare coloro che sono a Piazza Fera e spero si gioisca per quello che non posso esprimere io“. Lo stesso Bria dalle colonne di Calabria Ora stamattina ha rievocato quei momenti. “Mi preparai a dovere prima di salire sul treno. Mia madre è di Salerno ed allora partecipavo ad una trasmissione su Telecolore: “Gol sul gol”. I tifosi locali pertanto conoscevano il mio volto e dissero espressamente ai miei cugini che mi aspettavano. Fino all’intervallo seguii il match su un balcone alle spalle della curva dei temibili Granata South Force: sostenere che l’ambiente era ostile sarebbe un eufemismo. Nella ripresa, invece, capitai su di un terrazzo in mezzo a tifosi… normali. Come tornai a casa? Mio cugino mi accompagnò, in Vespa, alla stazione. Ma a quella di Battipaglia, non ero mica fesso. Rientrato in Calabria incontrai per primo il collega Massimo Mitidieri, lo abbracciai ed urlai tutta la mia gioia”. Gianni Di Marzio invece non parla affatto di partita, “bensì di una guerriglia”. “Vincendo a Salerno – spiega – ponemmo fine all’imbattibilità interna dei campani che durava da ventisei incontri e gettammo le basi per la promozione. Avevo un gruppo di guerrieri, sapevo di poter contare su tutti loro. Usavano la scimitarra su ogni pallone e giocavano all’inglese, un calcio fatto di pressing e aggressività”. A Cosenza, nel frattempo, ancor prima che il match terminasse a migliaia si riversarono per le strade a festeggiare. Centinaia di automobili poi arrivarono fino a Castrovillari e Lagonegro per scortare il pullman della squadra, atteso da una folla che rese speciale quel giorno di aprile di 24 anni fa. Fu la prima di una lunga serie di notti magiche… (Gian Paolo D’Elia)

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