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Cosenza, che spettacolo l’ultima al San Vito

Cosenza, che spettacolo l’ultima al San Vito

Grande sintonia fra squadra, area tecnica e pubblico. Più di quattro mila persone ieri hanno incitato i Lupi dando dimostrazione di attaccamento al gruppo.

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Franza para il rigore calciato da Avellino in maniera discutibile (foto mannarino)

Al San Vito è tornato lo spettacolo. Il match con il Messina aveva regalato le prime emozioni forti della stagione a calciatori e addetti ai lavori, in campo con una cornice fantastica. La gara di ieri ha confermato che Cosenza ha voglia di calcio. Di quello vero, fatto bene. I Lupi ieri hanno sofferto, inutile negarlo. La Lavagnese ha giocato la sua onesta gara ed ha capito che i silani potevano soffrire il palleggio nello stretto. Castellano e Provenzano, schierati quasi da schermo davanti alla difesa, hanno dovuto rinunciare a mettere pressione ad una squadra brava in fase difensiva e di costruzione, meno dalla cintola in su. Parisi e soci hanno sudato, stretto i denti e per una volta hanno usato tutte le armi, anche quelle non convenzionali per trovare un meritato accesso alla semifinale. Poi il ruggito della Sud, che ha scelto le figure dalle quali ripartire e quelle a cui dover rinunciare per fare grande il Cosenza. Ripartire e ricostruire. Queste le chiavi della nuova avventura che fra poco festeggerà un anno di vita. Ebbene ieri chi è uscito dallo stadio ha toccato con mano il bello di questa nuova creatura. Il dato di fatto inconfutabile, tangibile, è uno solo. Esiste un gruppo forte, reso indistruttibile più dalle delusioni e dal sudore che dalle gioie. Questa squadra non è mai stata sola e probabilmente non lo sarà mai. Per squadra non intendiamo solo i calciatori che vanno in campo, ma tutte quelle figure, dall’area tecnica fino allo staff medico e organizzativo, che hanno lavorato in condizioni a dir poco difficili per riportare il calcio in città. “Si a Stefano Fiore, no a questa dirigenza”: lo hanno fatto capire i tifosi che hanno tirato le somme e attendono di conoscere cosa accadrà in futuro. Nel frattempo il copione continua. C’è chi resta fermo e chi si muove. Fiore e Leonetti hanno un sentimento che è difficile da mantenere quando ci si scontra con chi fa orecchie da mercante. La passione. Quella che ti spinge a non mollare quando non hai fondi per fare la squadra, a proseguire nel lavoro quando la società ascolta i pareri di altri soggetti che non hanno a che fare con il Cosenza e che ti porta a sopperire alle mancanze dei dirigenti per amore dei calciatori voluti in città, dei tifosi e della storia di un club. Queste caratteristiche non passano inosservate agli occhi del pubblico cosentino. In città non si parla d’altro che della voglia di tornare ad alti livelli e di professionisti che hanno doti umane e qualità da vendere. Ripartire significa chiudere i conti con il passato. Il pubblico è tornato e si fa sentire. Il gruppo è forte ed ama l’ambiente rossoblù e la città. Cosa più importante, Fiore c’è e farà di tutto per favorire l’ingresso di persone pronte ad impegnarsi. Sul serio. La città è alla finestra ed ha scelto.  (Francesco Palermo)

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