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Patania: “I tanti veleni hanno fatto male al Cosenza”

Patania: “I tanti veleni hanno fatto male al Cosenza”

Il tecnico torna a parlare della sua esperienza sulla panchina dei Lupi: “Il mio esonero deriva dalla diatriba tra dirigenza e area tecnica. Napoli ha mostrato grande voglia, rispetto a me ha allenato però una squadra completamente differente”.

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Enzo Patania durante un match del Cosenza nel girone di andata (foto mannarino)

A distanza di cinque mesi dall’esonero, Enzo Patania torna a parlare della sua esperienza sulla panchina del Cosenza, dimostrando ancora una volta signorilità e garbatezza. “Se ho rimpianti? Sì, quello di non aver potuto concludere il lavoro che avevo iniziato ad agosto con i responsabili dell’area tecnica. Ma nel calcio a volte succede di non poter terminare qualcosa”. Il tecnico siracusano ha lasciato la panchina dei Lupi lo scorso 10 gennaio dopo che i rossoblù persero a Nola 2-1 contro la Nuvla San Felice. “Forse non preparai nel migliore dei modi quella partita – spiega in una lunga intervista a Calabria Ora – ma credo che sul mio esonero abbiano influito molto i veleni tra società ed aria tecnica”. Patania non si è mai scomposto, accettando la decisione del club in silenzio e non alimentando polemiche di nessun genere. Anche stavolta nessuna eccezione. “Quando andammo in ritiro sapevamo che potevamo incontrare delle difficoltà, ma le legavamo al fatto che la società era appena nata e necessitava di tempo per strutturarsi. Iniziammo così a visionare i migliori giovani che si potevano trovare sul mercato il 18 agosto e facemmo una cernita”. Con pochi calciatori esperti in organico l’avvio fu complicato. “Purtroppo perdemmo del tempo nelle trattative, ma sono cose risapute. Ad ogni modo con Stefano fummo bravi ad individuare dei giovani validi. Franza ad esempio fu tesserato in tempi record, mentre Scigliano e Rapisarda hanno mostrato costanti progressi nell’arco della stagione. Nella prima parte di torneo abbiamo valorizzato Castellano che in mediana si è fatto rispettare. Se dovessi indicare qualcuno per un futuro in categorie importanti direi proprio Franza e Provenzano”. Il trainer non dimentica Salvino e Gassama. “Su Keba ci tengo a sottolineare che fu Candelieri a chiedermi di prenderlo in considerazione. Il lavoro di equipe lo considero importantissimo e in questo caso diede i suoi frutti. Salvino invece avrei dovuto portarlo in ritiro da subito perché quando poi lo feci aggregare in pianta stabile alla prima squadra, non sfigurò per niente in allenamento nelle settimane antecedenti al mio esonero”. Sotto la gestione targata Patania arrivarono 25 punti in condizioni di grande emergenza. “Lo ritengo un bottino considerevole, basta ricordare che infortuni e squalifiche ci hanno tartassato. Ci fu un momento del girone di andata che l’Hinterreggio era dietro di noi a -5, ma causa le motivazioni di cui sopra fummo costretti a schierare tridenti d’attacco formati da Douglas, Rampazzo e Caputo. Sono giovani esemplari, ma non esprimono il tasso tecnico che magari garantiscono Arcidiacono, Longobardi e Mosciaro”. A proposito del tribolato mese di dicembre, Patania ricorda alcuni particolari. “Il mercato completò l’organico. Arcidiacono lo richiesi già in estate perché era perfetto per il progetto a lunga gittata di Stefano, ma non fu possibile prenderlo, per il resto invece impostammo col professore Bruni un richiamo di preparazione in ottica del rush finale. Mi sembra che Michele sia stato bravissimo e gli faccio i complimenti”. Impossibile non parlare di Napoli. “Conosco Tommaso, c’ha messo grande voglia. Non si facciano paragoni però, perché rispetto alla mia ha allenato un’altra squadra”. Interessante il concetto espresso sulla proprietà. “Guarascio si è fidato delle persone sbagliate ed è rimasto distante dall’area tecnica. I veleni che hanno caratterizzato la stagione dei Lupi non solo hanno regalato la vittoria all’Hinterreggio, ma hanno dato gratificazione a quei lestofanti che vivono sulle disgrazie del Cosenza. Spero che nel prossimo campionato si cambi registro: allenatore e spogliatoio avvertirebbero nuovamente i dissidi e la storia si ripeterebbe”. Il finale è significativo. “Con Fiore e Leonetti ci siamo scambiati gli auguri di Pasqua, ma non ci vediamo da un po’: i tempi del calcio a volte sono rigorosi. Se ho incontrato Guarascio? L’ho sentito e dovremo rivederci…”. (l. b.)

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