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“Cosenza, ecco perché si parla di inammissibilità”

“Cosenza, ecco perché si parla di inammissibilità”

L’avvocato Antonio Pallo spiega i motivi per cui l’Alta Corte non ha preso in considerazione il ricorso presentato dal club rossoblù contro l’ammisisone della Vallée d’Aoste.

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L’avvocato Antonio Pallo la domenica insieme al direttore Piero Bria (foto mannarino)

L’ennesimo ceffone preso in pieno volto del Cosenza (clicca qui) fa più male degli altri perché è arrivato a margine di una serie di contatti, anche politici, mossi dalla città dei Bruzi. Non c’è stato nulla da fare per quanto concerne l’ammissione in Lega Pro e a niente è valsa la levata di scudi a favore del club rossoblù. L’Alta Corte di Giustizia del Coni non ha respinto il ricorso, ma lo ha dichiarato inammissibile. “Sono due cose differenti” spiega l’avvocato Antonio Pallo.
Avvocato, può spiegare meglio ai nostri lettori lo scarno comunicato del Coni?
“Le motivazioni che hanno portato a tale decisione saranno rese note entro sette giorni a partire da oggi pomeriggio. In attesa di tale pubblicazione, si può genericamente affermare che un ricorso è dichiarato inammissibile nel momento in cui viene riscontrato un vizio attinente la procedura. Esempi classici possono essere quando proviene da un soggetto non legittimato, oppure perché proposto fuori termine o proposto nei modi non previsti dalla normativa di riferimento. In quanto tale, il merito del ricorso (ovvero nel nostro caso la non ammissione al campionato di Lega Pro) non è stato minimamente tenuto in considerazione, dal momento che la decisione sull’inammissibilità assorbe il giudizio di merito”.
E’ finita qui per il Cosenza o ci sono altre carte da poter giocare?
“L’unica sarebbe il ricorso al Tar del Lazio che comporta una richiesta di procedura d’urgenza volta alla sospensione del provvedimento impugnato e anche alla sospensione della formulazione dei gironi e dei campionati di riferimento. Per tale ricorso, come detto, serve prima conoscere le motivazioni della sentenza”. (Luca Sini)

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