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Marchio 1914, Citrigno: “Finirà solo nelle mani di Fiore e di nessun altro”

Marchio 1914, Citrigno: “Finirà solo nelle mani di Fiore e di nessun altro”

Chiara apertura da parte dell’ex presidente del Cosenza che aggiunge: “Ho detto che lo avrei dato alle persone giuste, Stefano ed Aristide Leonetti per me lo sono”.

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Il messaggio inequivocabile rivolto al patron Guarascio e all’ad Quaglio (foto mannarino)

Pino Citrigno, dopo che gli ultrà del gruppo 1914 hanno espresso più volte il desiderio di riavere indietro il vecchio marchio, è intervenuto sull’argomento. L’ex presidente ha aperto le porte, rilasciando una lunga intervista su Calabria Ora e chiarendo una serie di concetti per sgombrare il campo da qualsiasi congettura. “Fugherò i dubbi di qualche malizioso – spiega – Il marchio appartiene alla città e resterà a Cosenza. Non sarà mai trasferito altrove, né consegnato a società che dovessero arrivare da fuori. Mi auguro che da oggi nessuno faccia orecchie da mercante continuando ad accostarmi a destra e a manca”. Al momento dell’acquisto del glorioso marchio (novembre 2011) sottolineò che lo avrebbe custodito “gelosamente in attesa che la città o l’amministrazione comunale lo richieda in prossimità del centenario”. A distanza di dieci mesi va ancora più a fondo. “Da parte mia non c’è l’intenzione di creare alcuna contrapposizione con quello attualmente in uso. La Nuova Cosenza ne ha uno che rappresenta, come spiegato dai suoi soci, il nuovo corso del calcio cosentino. Il mio invece rievoca ciò che è stato del calcio a Cosenza. Ritengo sia giusto non dimenticare che nel passato, nonostante ci siano stati diversi momenti positivi, sono stati fatti anche degli errori e, fermo restando due promozioni consecutive, io stesso faccio parte di quella schiera che portò il 1914 alla tomba”. La possibilità di vedere nuovamente sulle maglie rossoblù il marchio del 1914 (sigla dietro la quale le comitive della curva si sono riunite, esponendo a più riprese bandieroni che ne recavano l’effige) potrebbe diventare realtà. “Non può essere dato a chiunque, ma solo alle persone giuste. Apprezzo molto le figure di Stefano Fiore e di Aristide Leonetti: sono gli unici che mi ispirano fiducia. Qualora una serie di imprenditori si coagulasse intorno a loro due o entrambi mi dicessero che sarebbe arrivato il momento giusto, non esiterei a consegnargli quanto in mio possesso. A quel punto non ci sarebbe bisogno nemmeno di promuovere passaggi istituzionali: basterebbe la centralità dell’ex azzurro e del suo manager a darmi le giuste garanzie morali”. Citrigno in chiusura chiarisce un ultimo concetto. “A chi dice che vorrei utilizzare il marchio come merce di scambio per tornare in società, dico che non nutro queste velleità. Nell’ultima riunione fatta il 10 luglio 2011, ero l’unico pronto a mettere mano al portafogli per quelle che erano le mie possibilità. Lo può testimoniare l’avvocato Leonetti che in quel periodo si diede un gran da fare per salvare il salvabile”.  (Luigi Brasi)

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