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Perché sposare il progetto

Perché sposare il progetto

– l’editoriale di Piero Bria –
All’apparenza potrebbe sembrare che non sia cambiato nulla rispetto allo scorso campionato, invece non è così. Saper distinguere “il bene dal male” fa parte della morale di ognuno.

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Mosciaro festeggiato da Sasà Bruno dopo l’1-0 segnato alla Nissa (foto mannarino)

Il ritorno del Magazine di CosenzaChannel.it, che potrete sfogliare ogni venerdì gratuitamente sul nostro sito, è coinciso con la giornata in cui il Tar del Lazio ha emesso il verdetto sul ricorso presentato dal Cosenza in merito all’ammissione nei professionisti. Eppure la nostra attenzione si pone su un altro argomento. Il futuro del Cosenza non può e non deve dipendere da una sentenza del Tar o da una “concessione” della Lega. Non può e non deve dipendere dai risultati del campo. Vincere deve diventare un obiettivo da raggiungere e consolidare, non una prerogativa dalla quale non si può prescindere. Per fare questo c’è bisogno di quella famosa “organizzazione e programmazione” a noi cara e un po’ meno, almeno nella passata stagione, alla società rossoblù. Cosa è cambiato rispetto ad un anno fa? Nulla direbbe qualcuno. Dipende dai punti di vista. La figura di Stefano Fiore di sicuro si è rafforzata. Il settore giovanile è diventato il fulcro di un progetto che fa capo proprio all’ex nazionale. Ed è dai giovani che è iniziata la rinascita. Sarebbe da sciocchi non dare atto a Fiore, Leonetti e Candelieri di aver avuto grandi meriti nell’aver scoperto Gassama, Salvino e tanti altri giovani che attendono solo di avere l’occasione giusta per mettersi in mostra. Saper distinguere “il bene e il male” fa parte della sfera morale di ognuno di noi. Distinguere il bene dal male vuol dire guardare in modo obiettivo le cose. Non sposare questo progetto e le persone che ne fanno parte sarebbe deleterio. Questo si che deve essere l’anno della definitiva rinascita.

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