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Speciale: I Signori della D (III parte)

Speciale: I Signori della D (III parte)

Biccio Arcidiacono e Senè sono calciatori di fascia prestati all’attacco con ottimi risultati. Ma se il calciatore del Cosenza è di un’altra categoria, Senè è un vero e proprio esperto della D.

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Incoronato, Corona, Senè e Arcidiacono sul panno verde. Su chi puntereste?

Il loro habitat naturale è la fascia. E’ alle spalle dei difensori che amano prendere palla, puntare l’uomo, saltarlo, magari rientrare sul proprio piede e concludere a rete. Nascono così, da ala, tanti calciatori che nell’evoluzione tecnica e tattica poi si re-inventano seconde punte per necessità o magari conquistando una promozione sul campo. Mica roba per chi fa legna.
IL NUOVO DROGBA. A Salerno si ricordano di Ousmane Pape Senè perché spuntò fuori dal nulla dal florido vivaio granata. Correva la stagione 2000-2001 e il senegalese esordì in B a 19 anni. Debuttò col botto, però, perché siglò il gol del pareggio in un match a Ravenna finendo su tutte le testate locali e nazionali. Qualcuno addirittura pensò di avere in casa un novello Drogba o il clone di Eto’o, ma più semplicemente Senè era ed è un buon giocatore di Serie D. Dieci gol per lui l’anno scorso con la Gelbison, già quattro nel torneo in corso. Dotato di grande velocità, ha sviluppato nel tempo anche una buona saggezza tattica che non dimostrò di possedere affatto nel corso della sua breve permanenza a Cosenza nel 2005. In undici stagioni di D, più una di Eccellenza a Ragusa dove fece la differenza, è questa quella dove è partito meglio. Ha trovato in Galantucci (quattro centri a testa) il partner perfetto nel 4-4-2, mentre in Erra il trainer in grado di esaltare le qualità e di sistemarlo largo a destra in un tridente o nel 4-2-3-1. Si è caricato la formazione di Vallo della Lucania sulle spalle e l’ha condotta in vetta al campionato. Mai sotto la sufficienza, vanta una media del 6,5. La paura è che con l’arrivo dell’inverno il fiore si appassisca in attesa di rifiorire ad aprile.
UN “BICCIOTTO” A COSENZA. Di Biccio, al secolo Arcidiacono Pietro da Catania, si sa già tutto quanto. Se fosse nato a Napoli lo chiameremmo scugnizzo, ma nelle sue vene arde il fuoco dell’Etna. I suoi muscoli sono stati forgiati con la stessa sostanza del vulcano, pronto ad eruttare da un momento all’altro, come lui a saltare l’avversario con la medesima imprevedibilità. Arcidiacono ha l’argento vivo addosso, tanto che se segnasse una tripletta in ogni partita nessuno si meraviglierebbe (vanta una media del 7,3!). Forte di una tecnica individuale sopraffina e di un’accelerazione devastante, è l’elemento più forte dei novi gironi di Serie D. Arrivato a Cosenza ha iniziato a provare il giusto gusto nel metterla dentro e nel dribblare i portieri avversari. Il suo primo allenatore ai tempi della Primavera dell’Empoli, Ettore Donati, disse di lui: “Ho iniziato ad allenarlo che era poco più che un bambino e già allora faceva già la differenza. Credetemi, ha la stessa qualità di un calciatore di A. Aveva due difetti: quando arrivava davanti al portiere avversario spesso gli faceva fare bella figura e nei contrasti era un po’ leggero. Da ciò che apprendo ha aggiustato la mira, ma non so se le categorie minori lo abbiano anche irrobustito. Se così fosse i suoi palcoscenici sarebbero altri e non parlo di una semplice Lega Pro”. Aggiungere altro sarebbe banale. (l. b.)

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