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Speciale: Quando suona la Campania (III parte)

Speciale: Quando suona la Campania (III parte)

Romano, Longobardi e Galantucci: “Nella nostra regione si respira calcio. Le società ci hanno dato garanzie economiche e tecniche. Un calciatore scende tranquillo in campo”.

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Gli ex rossoblù Longobardi, Romano e Galantucci vincono con Turris, Ischia e Gelbison

Nel calcio difficilmente i successi e i primati arrivano per caso. Ischia, Turris e Gelbison, comandano le classifiche dei rispettivi gironi. Tre squadre in una Serie D monopolizzata nelle prime battute stagionali, dalle compagini campane. Abbiamo provato a capire i motivi scegliendo di discuterne con tre calciatori che sono passati da Cosenza, lasciando ottimi ricordi.
IL PROFESSORE. Il primo è Alfredo Romano. Gli abbiamo chiesto cosa hanno in più queste formazioni. La sua risposta è stata chiara. “Inizio salutando una tifoseria che mi ha regalato tanto. Ho lasciato ottimi ricordi li e li porterò con me sempre. Ora però gioco con l’Ischia e voglio raggiungere obiettivi importanti con questa squadra. Ho dato uno sguardo alle classifiche e mi sono reso conto che le campane stanno facendo la voce grossa in campionato. Credo che la differenza sia tutta negli ambienti e nelle città di questa regione. Qui si respira calcio, si vive per questo sport e c’è grosso entusiasmo. Anche i giocatori campani hanno qualcosa in più. Non ci stanno mai a perdere e nel campo danno sempre il massimo. Un esempio lampante è capitan Parisi. Alla sua età tanti calciatori non giocano da anni. Lui invece è uno dei difensori più forti della categoria e sarebbe titolare in qualsiasi squadra. Anche nella passata stagione a Cosenza c’era un nucleo di calciatori campani che in campo hanno dato tutto. Altro fattore che conta e che aiuta è il gruppo. Qui ad Ischia si sta bene e si vince. Lo stesso credo che accada nello spogliatoio della Turris e anche a Cosenza nella passata stagione eravamo una famiglia. Credo però più in generale che una grossa differenza la faccia l’organizzazione. Ischia e Turris hanno speso tanto e si sono attrezzate per vincere il torneo. Non farlo per noi significherebbe fallire l’obiettivo. Fame di vittorie, gruppo unito ed organizzazione. Sono queste le armi in più dell’Ischia e più in generale delle compagini campane. Permettetemi in chiusura di salutare il pubblico di Cosenza. Resterà nel mio cuore. Con tifosi, addetti ai lavori, staff tecnico e compagni eravamo una cosa sola. Non sono andato via per i soldi ma per motivi familiari. Tornare un giorno? Mai dire mai”.
LONG JOHN. Giovanni Longobardi ora gioca con la Turris. Il centravanti offre interessanti spunti di riflessione. “Ritengo che nella nostra regione tanti club stiano programmando per centrare il successo in campionato. Una gestione precisa può garantirti il primato ed è normale che chi spende tanti soldi lo fa per vincere, senza tralasciare alcun dettaglio. Credo che alla base di tutto debba esserci una società solida. Noi, l’Ischia e la Gelbison abbiamo dietro figure importanti. Qui si sta bene ed è fondamentale per un giocatore entrare nel rettangolo verde sapendo che alle spalle hai professionisti in grado di coccolarti e di garantirti ciò che meriti. In tal senso nella passata stagione è stato fatto un miracolo. C’erano giovani che avevano problemi a garantirsi anche un pasto e situazioni complicate. Noi calciatori lo staff tecnico e i dirigenti dell’area tecnica, abbiamo fatto gruppo e abbiamo aiutato chi aveva problemi. Nonostante tutto abbiamo vinto i play off in situazioni delicate ma si sa che nel calcio queste cose accadono difficilmente. Resto del parere che quando curi ogni aspetto di un club, hai grandi possibilità di vittoria. Inoltre qui c’è una rosa altamente competitiva. Ci stiamo esprimendo al meglio e continueremo a farlo. Turris e Ischia hanno costruito per vincere. La Gelbison al momento mi ha sorpreso ma bisogna stare attenti a queste squadre. Quando inizi bene un campionato, se hai i mezzi per far bene puoi chiuderlo al meglio. Prendete il nostro esempio. Personalmente sono arrivato qui non al meglio. Mi hanno atteso e mi hanno coccolato. Mi hanno ribadito che puntano su di me. Così si sta bene. La forza delle campane è proprio questa. Analizzare ogni situazione e dove c’è un problema provare a risolverlo. Un altro aspetto fondamentale è il pubblico. In casa abbiamo giocato ultimamente con 5000 spettatori sugli spalti. Si crea entusiasmo. Basta poco ma è dura mantenerlo. Il Cosenza? Un pezzo di cuore è li. Tutto l’ambiente mi ha accolto e ho sentito la stima della città e di tutti. Ora devo ripagare la fiducia della Turris e penso a far bene qui. Dicembre però è lontano e può accadere di tutto. Anche in futuro il destino può riservare sorprese. Mai dire mai”.
GALAGOL. Alessio Galantucci con la sua Gelbison è imbattuto nel girone di Cosenza e Messina. “Sono state poste le basi per un progetto serio e ambizioso. Ci sono giocatori di categoria, gente esperta che ha voglia di mettersi in gioco. C’è inoltre una società che ci stimola a far meglio, cura tutti gli aspetti relativi alla squadra ed è puntuale sotto ogni punto di vista. Noi non dobbiamo vincere il campionato. L’obiettivo è salvarci prima possibile. Poi se qualcosa in più arriverà, sarà importante per ripagare la fiducia di chi ci ha voluti qui. Credo in generale che in Campania si stia programmando bene. Ci sono presidenti ambiziosi che hanno già fatto calcio. Anche chi si affaccia per la prima volta a questo sport lo fa con i mezzi e i metodi giusti. Quando c’è organizzazione, progettualità e serietà, si può allestire una buona rosa e il campo può regalare soddisfazioni. Oltre alle squadre citate attenzione anche al Savoia. Uscirà fuori alla lunga e lotterà per vincere. Il Cosenza? Mi auguro possa tornare già in questa stagione fra i professionisti. I tifosi lo meritano e la città deve riappropriarsi di ciò che ormai manca da anni. L’anno scorso hanno avuto problemi non del tutto risolti in questa stagione. E’ il momento per loro di organizzare tutto bene. Gli esempi di altre squadre insegnano. Devi mettere ogni tassello al suo posto, altrimenti rischi di non vincere”. Organizzazione, progettualità e puntualità. I calciatori intervistati sono d’accordo. Per vincere in D servono soldi e garanzie. Economiche e tecniche. Turris, Ischia e Gelbison sono l’esempio più chiaro. (Francesco Palermo)

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