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Speciale: Il fattore “M” (I parte)

Speciale: Il fattore “M” (I parte)

Gli operatori di mercato cosentini si stano imponendo ovunque. Mirabelli da dg del Cosenza è diventato osservatore dell’Inter: “Mi mancava la visione del grande calcio e sono riuscito ad allargare i miei orizzonti oltre la Lega Pro e la serie B. Che belli quegli anni in rossolù”.

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Meluso, Mirabelli e Marino: tre operatori di mercato con Cosenza nel cuore

Da Cosenza alla conquista del mondo. Nel terzo appuntamento dello speciale di CosenzaChannel.it vi parliamo del “Fattore M”, che ha portato Massimiliano Mirabelli, Mauro Meluso e Ciccio Marino ad affermarsi nel calcio che conta. Tutti e tre sono partiti da Cosenza, dai quartieri di Cosenza, e si sono ritrovati a lavorare con chi si muove da un continente all’altro azzerando le distanze e con chi coltiva nel giardino di casa talenti in erba per regalare un futuro al proprio club. La soddisfazione nello scovare un potenziale campione, però, è la stessa se sei il direttore sportivo del Frosinone, un osservatore dell’Inter oppure della Juventus. Al centro di tutto c’è la statua di Telesio, simbolo di un’appartenenza che va oltre ogni bandiera.
BIG MAX.
Massimiliano Mirabelli, 43 anni, per diventare “Big” ha fatto tanta gavetta. “Nessuno mi ha regalato niente – spiega con una punta di orgoglio – Dopo anni di sacrifici e di vittorie, anche tra i dilettanti, ho avuto la possibilità di lavorare per una delle società più blasonate del mondo”. La telefonata giusta è arrivata da Piero Ausilio, il ds dell’Inter. “Già da un po’ di tempo mi aveva chiesto di pensare se avessi voglia di cimentarmi in un’esperienza diversa, dove mi sarebbe stata data la possibilità di allargare i miei orizzonti ben oltre i confini della Lega Pro o della B. Piuttosto di restare in posti dove le occasioni di crescita erano poche, ho accettato volentieri. Mi mancava la visione del grande calcio e la vicinanza a ciò che rappresenta una rete di 007 per un top club. Faccio un esempio che può risultare banale, ma che invece spiega bene un concetto fondamentale. Quando sul giornale leggo dei nomi accostati al Milan o alla Juve, so di cosa si sta parlando perché io per primo ho relazionato l’Inter su di loro. Bruno Martins Indi (difensore mancino del Feyenoord, classe ’92) ora va di moda, Van Gaal stravede per lui e lo ha convocato in nazionale, ma io l’ho segnalato già da molto tempo a chi di dovere. Altri nomi? Beh… senza scomodare i più illustri e di dominio pubblico, mi piacciono molto Pierre Emerick Aubameyang (attaccante del Saint Etienne, classe ’88) scartato forse troppo frettolosamente dal Milan e qualche giocatore del Sud America, vero serbatoio di giovani dal futuro assicurato. Adrián Ricardo Centurión (fantasista del Racing, classe ’93) e Facundo Ferreyra (attaccante del Velz, classe ’91) hanno prospettive importanti. Anche Giuliano del Dnipro non è male, se giocherà in EuroCup contro il Napoli potranno ammirarlo tutti”.
INTERESSI ALLE STELLE.
Il calcio è dominato dai procuratori, una massima che mai come adesso va di moda e che trova riscontri reali nei trasferimenti faraonici dell’estate, a volte senza alcuna necessità tecnico-tattica. “Credo che gli agenti dei calciatori abbiano scavalcato il ruolo dei direttori sportivi e dei presidenti – continua Mirabelli – Non c’è una cifra precisa che sia indicativa su quanto si possa guadagnare garantendosi la procura di un ragazzo promettente, la cosa varia da continente a continente: talvolta il cartellino di un atleta è di proprietà di chi ne cura gli interessi. Paulinho era del Corinthias solo al 10-20%, il resto apparteneva al fondo Audax e ad una banca. Ora il club ha acquisito il 55%. Mi auguro che tali pratiche non prendano piede in Europa perché per una società non avrebbe più senso investire sul settore giovanile. Ad ogni modo, il continuo contatto con Branca e lo stesso Ausilio non mi ha fatto dimenticare da dove vengo e cosa ho fatto”.
GLI ANNI RUGGENTI.
Mirabelli è stato il direttore generale del Cosenza dal 2007 al 2010, più una parentesi di qualche settimana a gennaio 2011. Ha vinto due campionati, ma per lui anche tante polemiche. “Le più grandi soddisfazioni della mia carriera le ho avute in rossoblù, sebbene abbia dato un contributo importante alle affermazioni di Nocerina e Ternana – rivela – L’elemento di maggiore rilievo riguarda proprio quei giovani che accompagnarono il nostro percorso dalla D alla Prima divisione. Realizzammo plusvalenze dell’800%, cose mai viste prima. Oltre al contributo sul campo (alcuni furono sempre titolari, ndr) arrivarono i soldi della Lega, della valorizzazione (Genoa e Lecce ci diedero 100mila euro per lanciare Scotto e Gabrieli) e anche delle cessioni. Ogni minuto che stavano sul rettangolo verde, insomma, fruttavano qualcosa alla società. Non ho dubbi: Danti, Bernardi, De Rose, Fabio, Chianello e perfino Doninelli che demmo via subito, furono i nostri fiori all’occhiello. Detto ciò, la fretta dell’ultima settimana di mercato nel 2010 ci portò a commettere degli errori”. Dal San Vito passarono in tanti, impossibile non dare due volti alla stessa medaglia. “Stefano Ambrosi mi esaltò più di chiunque altro, mentre Biancolino non incise quanto speravamo”. In chiusura, un curioso aneddoto. “Mi trovavo a Malaga durante l’alluvione che ha colpito il sud della Spagna quando mia moglie, allarmata, mi chiamò per chiedermi come stavo. Ignaro di ciò che stesse avvenendo, dissi che era tutto a posto tanto da suscitare in lei dei dubbi sulla mia reale posizione. Sto lavorando tantissimo e spesso mi isolo mentalmente, ma in ogni stadio dove metto piede mi piace fare un paragone con la curva del San Vito. Il confronto, nove volte su dieci, non regge”.  (cosenzchannel.it)
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