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Speciale: Il fattore “M” (II parte)

Speciale: Il fattore “M” (II parte)

A guidare da dietro la scrIvania il Frosinone, capolista in Prima divisione, c’è Mauro Meluso, un direttore sportivo cosentino che ha lasciato la città di Bruzi poco più che un bambino.

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Meluso, Mirabelli e Marino: tre operatori di mercato con Cosenza nel cuore

Mauro Meluso è l’esempio lampante di quando si dice nemo profheta in patria. Il ds del Frosinone, capolista del girone B della Prima divisione, è un cosentino doc, nato e cresciuto in uno dei rioni più popolosi della città. Il “Fattore M” lo riguarda da vicino perché nella sua carriera ha vissuto a stretto contatto con sportivi di primo piano, da Sormani a Zeman per fare due esempi. In mezzo, anche un eurogol al Cosenza quando vestiva, da calciatore, la maglia della Salernitana (con polemiche annesse tutte in salsa bruzia). Sentir nominare la Calabria gli ha regalato un pizzico di nostalgia, “ma torno sempre con tanto piacere” ha detto colpito della telefonata.
COME LA VIA PAL. “E’ passato tanto tempo da quando militavo nella Panebianco, la squadra del mio quartiere – racconta il direttore sfogliando l’album dei ricordi – All’epoca si radunavano tanti ragazzi togliendoli dalla strada e li si faceva giocare a calcio con grande passione”. Siamo a cavallo tra la fine degli ’70 e l’inizio degli anni ’80 quando Meluso, a cui piaceva giostrare da attaccante, fu notato dal Napoli. “Avevo 13 anni, troppo pochi secondo i miei genitori per lasciare casa. Fu Franco Janich (bandiera della Lazio e del Bologna scudettato degli anni ’60) a parlare con mio padre per telefono dicendogli che Angelo Sormani in persona sarebbe sceso a Cosenza il giorno dopo per discutere di me con lui. Papà fu irremovibile, ma l’assalto fu solo rinviato”. Nel 1980, infatti, Janich andò a lavorare per la Lazio e da Via Panebianco arrivò la benedizione paterna. “Feci tutta la trafila del settore giovanile fino ad esordire in Serie A in Lazio-Juventus 0-1 del 1983. La stagione seguente finii in prestito a Cremona e successivamente in C1. L’occasione della mia vita fu a Foggia. Con Zeman, nella prima stagione di B dei pugliesi, sarei dovuto essere l’attaccante titolare, ma mi infortunai per un lungo periodo vanificando ogni cosa. Il Cosenza? Dovevo tornare in prestito nell’85, ma non se ne fece nulla”. Appese le scarpette al chiodo, Meluso passò dietro la scrivania. “Inizialmente pensai di intraprendere la carriera di allenatore, invece divenni il direttore sportivo del Teramo, città dove ho conosciuto mia moglie. Da qui, poi, una serie di esperienze fino al Frosinone”.
AFFARE D’ORO. Ogni operatore di mercato ha almeno un calciatore di cui vantarsi. “L’affare migliore lo feci con Daniele Mannini (attualmente al Siena in A). Ero a Pisa e lo vidi giocare col Viareggio. Non ci pensai due volte a portarlo con me: disputò una stagione fantastica tanto da essere convocato nell’under 21 e da attirare l’interesse di squadre importanti. L’anno dopo fu ceduto al Brescia e iniziò la scalata verso il calcio che conta. Un’altra volta invece mi trovai davanti, durante un torneo giovanile in provincia di Siena, Alessandro Diamanti. Si vedeva lontano un miglio che era l’elemento più valido in prospettiva, ma le relazioni che ricevetti lo descrivevano in possesso di un’esuberanza eccessiva. Peccato, perché mi condizionarono nella scelta. La delusione più grande? Sempre col Pisa quando perdemmo i playoff per andare in B nel 2003. Vinse l’Albinoleffe”.
SCOMMESSE SICURE. La Prima divisione che Meluso sta dominando col Frosinone, seppur in condominio con i rivali del Latina, sta mettendo in mostra una serie di talenti che possono ambire a palcoscenici migliori, facendo, magari, la fortuna delle rispettive società. “Posso segnalare tre nostri giovani: l’attaccante brasiliano Rogero, un classe ’90 che sta facendo ottime cose, il centrocampista Gori e il difensore Bertoncini, entrambi del ’93. In generale scommetterei su Cosimo Chiricò (’91) e Filippo Falco (’92) del Lecce: sentiremo parlare di loro”. (cosenzachannel.it)
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