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Speciale: Come nasce una bandiera (I parte)

Speciale: Come nasce una bandiera (I parte)

Aniello Parisi domenica toccherà 200 presenze in campionato. Gigi Marulla e Gigi De Rosa raccontano come si diventa idoli della città onorando la maglia rossoblù.

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Parisi entra a far parte del ristrettissimo club dei calciatori con almeno 200 presenze

Le bandiere, è risaputo, non muoiono mai. Quella rossoblù spesso e volentieri è stata calpestata, umiliata, riposta in un cassetto, perfino riprodotta in imitazioni più o meno riuscite. Chi la domenica va in campo, mille volte ha sentito urlare dalle tribune di pensare a nient’altro che a quei due colori: per un tifoso del Cosenza non esiste altro. Capita, talvolta, che un giocatore riesca ad incarnare meglio degli altri l’identità sportiva del posto in cui gioca e che si leghi indissolubilmente alla maglia che indossa. Ne diventa pertanto la bandiera, il simbolo, di conseguenza anche il condottiero. Nel quinto appuntamento con lo speciale del giovedì, CosenzaChannel.it ha scelto di celebrare Aniello Parisi, capitano dei Lupi che domenica taglierà il traguardo delle 200 presenze in campionato. In una storia quasi centenaria, soltanto in cinque hanno vissuto questa esperienza: Gigi Marulla (330 presenze, 91 gol più uno…), Gigi De Rosa (261 presenze, 7 gol), Tonino Vita (terzino destro degli anni’ 60, 226 presenze e 5 gol) e Ugo Napolitano (207, 4 gol). Saranno i primi due a dare il benvenuto a Parisi nel loro riservatissimo club.
COSENZA-CATANZARO. Aniello Parisi fu acquistato dal presidente Pagliuso nel mercato di riparazione autunnale del 1997. Proveniva dal Foggia che, nonostante lo avesse fatto esordire in Serie A negli anni rampanti, non puntò su di lui come si aspettava. Arrivò all’ombra della Sila il 19 novembre, una data tristemente nota ai sostenitori rossoblù perché fu il giorno della sconfitta contro il Catanzaro in Coppa Italia. Parisi non rimase particolarmente colpito dal contesto ambientale, imbattendosi in una città blindata come spesso accade nelle stracittadine della sua terra. Ma se metti piede a Cosenza nel giorno del derby, vuol dire che sei un predestinato. Nato a San Giuseppe Vesuviano nel 1973, iniziò a dare i primi calci ad un pallone circondato dai palazzoni del popoloso quartiere dove crebbe, una cartolina comune a tanti ragazzi animati dal sacro fuoco del vulcano. La trafila nell’Avellino, il Foggia, il prestito alla Lodigiani e poi il Cosenza. In mezzo un incontro a casa Moggi che, forse, gli costò il pass per restare in pianta stabile in A e la casacca della Juventus.
SONZOGNI CHE SI AVVERANO. Ancora oggi, dopo nove campionati con i Lupi e una quindicina di allenatori, quando si parla di Sonzogni gli si illuminano gli occhi. Il bergamasco stregò tutti per l’arte eretica che sprizzava da ogni poro e per l’anticonformismo che usava per mantenere la disciplina all’interno dello spogliatoio. Sul 4-4-2 non si discuteva e Parisi cominciò la sua nuova avventura da terzino destro esordendo il 30 novembre a Rieti, campo neutro designato per la gara contro l’Ascoli (1-1). A fine stagione il trionfo, venti presenze e una rete, da ex, proprio alla Lodigiani. Il salto tra i cadetti fu segnato dal blitz al San Paolo, un 2-1 che lanciò in orbita il Cosenza e i suoi tifosi. Parisi però si fece espellere nel primo tempo entrando duro su Murgita che volò per aria. E’ qui che probabilmente si il legame con la città, dove ormai ha scelto di vivere, si consolida. In B ha giocato cinque stagioni al San Vito con in mezzo una parentesi e un’altra promozione a Crotone. Lo score recita 80 gettoni ed un acuto, in uno dei match che mai si dimenticheranno dalle parti di Viale Magna Grecia: Cosenza-Treviso 3-2 con Mutti in panchina. Il fallimento del 2003 lo allontanò dagli amici, ma la storia non era mica finita.
MISTER PROMOZIONE. Giusto il tempo di vincere anche col Neapolis, che nel 2007 Mimmo Toscano gli affidò le chiavi della sua difesa e la fascia. Da allora è “il capitano”. Doppio salto in scioltezza dalla D alla Prima divisione, poi successe qualcosa. L’ex dg Mirabelli, d’accordo con la società, scelse di non riconfermare nessuno dando il ben servito anche a Parisi. Quella storia, che rischiò di chiudere davvero la parentesi col Cosenza, non gli è mai scesa giù. Il resto è favola di tutti i giorni, di un ragazzo di 39 anni che non ha saltato, caso unico in tutto il girone I, nemmeno un minuto delle dieci gare disputate, che guida i compagni più giovani come se fossero dei figli, che domenica verrà festeggiato come merita, che non ha paura di metterci la faccia quando c’è da farlo e che sogna di indossare la fascia il giorno del centenario. Nessuno ha vinto come lui giocando per i Lupi, ma ha ragione da vendere quando dice che “la promozione più bella deve ancora arrivare”. (Luigi Brasi)
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