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Speciale: Under… construction (I parte)

Speciale: Under… construction (I parte)

Un giorno il Cosenza disse di no a Gianni Rivera, ora vive per gli under. Danti, De Rose, Rapisarda e Provenzano sono i migliori talenti fatti crescere sul pranto del San Vito.

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De Rose, Danti, Provenzano e Rapisarda sono stati validi under del Cosenza

“In Serie D il campionato si vince con gli under di qualità” è il ritornello buono per ogni stagione, da tirare fuori al momento giusto e da contestualizzare anche quando hai calciatori esperti che farebbero la differenza in Prima divisione. Già, la Serie D, perché altrimenti Cosenza è sempre stata trampolino di lancio per giovani carneadi arrivati dopo anni in nazionale o in testa alla classifica cannonieri del massimo campionato. “Under… construction” è il titolo del sesto speciale di CosenzaChannel.it, in cui i migliori under dell’era Mirabelli (De Rose e Danti) e della prima stagione griffata Stefano Fiore (Provenzano e Rapisarda) raccontano a cuore aperto sacrifici, paure e momenti in cui bisognava entrare in punta di piedi nello spogliatoio. Ma un tuffo nel passato, per un amarcord strappalacrime, è doveroso.
UN VIVAIO FLORIDO. Non sono pochi i prodotti sbocciati dalla Primavera dei Lupi. Un esempio lampante è proprio l’attuale direttore sportivo che con le sue incursioni da mezzala fece innamorare i tifosi rossoblù, segnò un gran gol al Brescia e servì assist vincenti ai compagni contribuendo in maniera decisiva alla salvezza dei Lupi nel ’95. Non gli fu data la possibilità di crescere al San Vito, ma la sua carriera è raccontata negli almanacchi della Uefa e se non si laureò campione d’Europa fu per colpa di un recupero troppo lungo. In quella nidiata c’era anche Franco Florio che, dopo una breve apparizione a Via degli Stadi, trovò spazio nelle giovanili della Roma da cui poi spiccò il volo. L’ultimo vero campione sfornato della cantera del 1914, tuttavia, è Stefano Morrone, artefice della promozione del ’98 ed oggi capitano del Parma. Ad un passo dal prestito al Rende, fu Sonzogni in persona a bloccarne il trasferimento portandolo con sé in prima squadra. Indimenticabile il gol siglato al Partenio di Avellino, divenne il simbolo della protesta degli ultrà quando nel novembre successivo fu venduto alla Lazio a margine di un avvio sfavillante tra i cadetti. Il simbolo della cosentinità verace, però, resta un giovanotto di Cerisano, perché, come coro recitava, di Ciccio Marino ce n’è uno solo
RIVERA? TROPPO GRACILINO. La storia del Cosenza però non è fatta solo di dolorose cessioni dovute a questioni di bilancio, ma anche di scelte più o meno azzeccate che fruttarono ugualmente cospicui premi di valorizzazioni, oltre ad un importante contributo sul campo. Nel 1961 avvenne qualcosa di incredibile. Zsengeller regalò per la prima volta la Serie B ai Lupi e Lenzi vinse la classifica cannonieri con 21 reti. In rossoblù esplosero Giuseppe Gallo e Franco Rizzo che finirono direttamente al Milan. Il presidente Biagio Lecce, raccontano le pagine ingiallite dell’epoca, in uno dei suoi viaggi incontrò il patron rossonero Gipo Viani col quale imbastì la trattativa. Sul piatto della bilancia, ad un certo puntò, finì un aitante diciassettenne, tale Gianni Rivera, per il quale si poteva discutere del presito. “E’ troppo gracile – sentenziò Lecce – Sarà anche bravo, ma spesso nel campionato che dovrà affrontare il Cosenza conta più il fisico della tecnica”. “Quanto vorreste per il prestito?” chiese ugualmente stuzzicato dal potenziale del numero dieci. Alla richiesta di tre milioni di lire, si corse il rischio di mandare all’aria un’amicizia…
DA MARULLA A LUCARELLI. Come giudicare invece l’affare-Negri? Pagliuso lo diede al Perugia per un ricco conguaglio al termine di una querelle interminabile, inducendo gli umbri ad inserire nel pacchetto il trasferimento a titolo temporaneo del miglior prodotto della Primavera, Stefano Giocacchini, e di un attaccante livornese alle prime armi: Cristiano Lucarelli. Bortolo Mutti, che subentrò a Silipo, ringraziò mille volte quell’operazione di mercato. Una quindicina di anni prima, invece, esplose sulle rive del Crati un attaccante tascabile dal marcato accento reggino. Gigi Marulla avrebbe legato il suo nome a quello del Cosenza per l’eternità, ma quando fu ingaggiato a 19 anni non gli sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello. Chi fece innamorare le ragazzine della città e i tifosi dei Lupi fu Michele Padovano. A vent’anni appena incarnava il prototipo del calciatore-star dell’epoca, anticonformista, sfuggente, ma soprattutto vincente. Quando alzò la Coppa Campioni con la maglia della Juventus, una lungimirante previsione di Gianni di Marzio che campeggiava sul Corriere dello Sport a fine anni ’80, divenne realtà. (cosenzachannel.it)
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