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Speciale: Under… construction (III parte)

Speciale: Under… construction (III parte)

Rapisarda e Provenzano hanno portato con se un pezzo di Cosenza. Devono tanto a Fiore e Leonetti, ma anche ad Enzo Patania che per primo ha creduto in loro.

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De Rose, Danti, Provenzano e Rapisarda sono stati validi under del Cosenza

Francesco Rapisarda e Alessandro Provenzano, sono due fra i protagonisti di una cavalcata meravigliosa che ha portato il Cosenza ad accarezzare il sogno promozione nella passata stagione. Due “under” almeno secondo la carta d’identità. Due calciatori a giudicare da ciò che hanno fatto l’anno scorso e nel campionato in corso. Un esterno e un centrocampista che presero posto nell’undici iniziale e non lo lasciarono più. Patania di Provenzano disse: “Non importa l’anno in cui è nato. A quindici o a trent’anni, uno come lui in questa squadra deve giocare”. Leonetti invece commentando una prestazione di Rapisarda si lasciò sfuggire un complimento non da poco. “E’ il miglior esterno under di tutta la categoria”. I ragazzi in questione dimostrarono di valere complimenti così importanti ed hanno deciso di parlare con noi di un mondo, quello dei giovani, che può regalare soddisfazioni ma nascondere insidie. Partiamo da Alessandro Provenzano, ora al Martina Franca. Il centrocampista ci spiega il suo rapporto con allenatori e direttori sportivi e le sue emozioni con la casacca del Cosenza. “Non è facile per un ragazzo approcciarsi a questo mondo. Bisogna sacrificarsi e credere in se stessi. Se hai la testa sulle spalle e sei convinto di avere i mezzi per fare il calciatore, sei predisposto al sacrificio. Da quando avevo sedici anni non ho trascorso un compleanno con la mia famiglia. Mai un fine settimana con i miei amici. Bisogna sudare e fare la vita da atleta. Se sei fortunato ed hai talento puoi fare strada”. In pochi mesi la vita del mancino siciliano è cambiata. Le cose però, non avvengono mai per caso. “Sono arrivato a Cosenza ed ho subito capito che la piazza era caldissima. Sono un giovane ed ho intuito che avrei dovuto fare il massimo. Inoltre ero consapevole che in Serie D i campionati si vincono con gli “under” ed in questo senso la responsabilità sulle mie spalle era grande. Vi dico solo che fino a quel momento non avevo un procuratore. Solo in rossoblù ho capito che era il caso di trovarlo. Nelle giovanili della Sampdoria fui seguito da un grosso collaboratore di Tullio Tinti ma non accettai. Ora mi sono affidato a Ruga ed ho con lui un rapporto molto sincero. I calciatori spesso hanno un po’ il timore dei procuraratori ma io mi trovo molto bene. Mi ha seguito dall’inizio del mio lavoro al Cosenza ed ha creduto in me.
IL MIO SECONDO PAPA’. “Ad Enzo Patania devo tanto. Mi ha coccolato come si fa con un figlio. Ha creduto in me e mi ha insegnato tanto. Lavorare con lui è stato fondamentale per la mia crescita e non nascondo che dalle reti della passata stagione, all’ultima realizzata addirittura di destro con la mia nuova maglia, contro il Lecce, qualcosa è cambiato. Anche grazie a lui. Più in generale ho conosciuto persone importanti a Cosenza. Di solito con i direttori sportivi non c’è un gran rapporto. In rossoblù eravamo una famiglia. Un gruppo incredibile. Da Fiore e Leonetti passando per tutti gli addetti ai lavori. Noi ragazzi spesso abbiamo solo la famiglia ad aiutarci. In rossoblù, chi poteva ti stava vicino.
MOMENTI MAGICI. “Per un under non è facile inserirsi in un gruppo. Io ho trovato uno spogliatoio fantastico. C’era tanta gente pronta a dare consigli. Ricordo il match vinto contro l’Hinterreggio fuori casa e le mie reti. Una soddisfazione immensa. Non dimenticherò mai la semifinale play-off, forse più appagante della finale. Cosenza è nel cuore e se un giorno dovessero chiamarmi non saprei dire di no.
DAL ROSSAZZURRO AL ROSSOBLU’. Rapisarda l’anno scorso rapì tutti. Grinta, corsa e qualità in campo e tanta allegria fuori dallo spogliatoio. Il ragazzo è stato premiato dopo un bell’inizio di stagione con la convocazione nella nazionale di categoria e Cosenza è stato il suo trampolino di lancio. L’esterno era un “under” che faceva la differenza. Un ragazzo che sogna e chiede sempre di più a se stesso. “Giovane o no, serve avere lo spirito da combattente. Se non credi in te stesso non migliorerai mai. Alcuni momenti della carriera però fanno scattare la scintilla e per me Cosenza è stato il massimo. Quando sei un giovanissimo che entra in un gruppo, sai che qualche errore ti è anche perdonato. In rossoblù invece tutti puntavano su di noi e ci siamo responsabilizzati. Arrivai in città pensando solo al Catania. Capii subito però che Cosenza vive per il calcio e giovane o meno, la maglia andava onorata sempre. Devo ringraziare i miei compagni. Mi hanno aiutato in tanti. Penso a capitan Parisi, una persona eccezionale. Devo dire però grazie a Stefano Fiore e Aristide Leonetti. Loro sono il meglio per un calciatore.
IL TOP. “Quando penso alla mia carriera la associo alla mia famiglia. Hanno fatto sacrifici incredibili per aiutarmi e ne fanno anche adesso. Senza di loro non avrei conosciuto piazze importanti e sono gli affetti a restare più delle gesta in campo. A Cosenza io ho conosciuto persone eccezionali. Leonetti e Fiore sono il top per un calciatore. Ti stanno vicino, curano tutti gli aspetti e diventano una cosa sola con il gruppo che allestiscono. Non trovo forse le parole giuste per definire la loro professionalità ma ci hanno fatto vivere una esperienza indimenticabile. A Catania invece ero guidato da Alessandro Failla. Lui coordinava il settore giovanile ed era severo ma molto bravo. Non c’era però il legame che ho instaurato con lo staff tecnico rossoblù. Anche Alessandro Cicchetti mi sta aiutando tanto. Con lui ho un rapporto ottimo e mi sento anche fortunato. Non è sempre facile trovare procuratori che credono in te e ti rispettano al cento per cento. Lui lo fa e io sono sereno.
UNDER….NEATH THE SKY. “A Cosenza era tutto rossoblù. Te lo cucivi addosso, lo vivevi quotidianamente. Ho sentito e sento sulla mia pelle le difficoltà che un giovane incontra quando va via da casa e si trova da solo in un’altra realtà. Quando indossavo la maglia del Cosenza però non avevo età, paure, pensieri in testa. Sapevo cosa fare e provavo a fare il meglio. Forse noi giovani dobbiamo imparare subito a capire che anche a diciotto anni devi responsabilizzarti. Dall’alimentazione ai sacrifici che fai ogni giorno. Se vivi da atleta la domenica i risultati arrivano. Per me è stato così l’anno scorso. Con il Catania riuscii a fare la preparazione in prima squadra. Tournee a Cipro, amichevoli importanti e una indimenticabile tribuna a San Siro con la maglia della mia città sotto la tuta. Posso garantirvi però che il pianto a fine anno con i miei compagni, dopo il trionfo di Arezzo, non lo dimenticherò mai. Voglio solo dire che ho vissuto l’esperienza con la spensieratezza di un giovane ma con la carica di chi vuole essere determinante. Credo che un ragazzo deve fare così. Tornare a Cosenza? Sto bene qui ma non potrei mai e poi mai dire di no ad una chiamata in rossoblù.  (Francesco Palermo)

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