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“Speziale innocente”, la LND invia agli atti alla Procura Federale. Ma cosa rischia Biccio?

“Speziale innocente”, la LND invia agli atti alla Procura Federale. Ma cosa rischia Biccio?

Ecco gli scenari possibili dopo che anche il Dipartimento Interregionale ha stigmatizzato il gesto. Teoricamente il calciatore non dovrebbe andare incontro a provvedimenti eclatanti.

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Pietro Arcidiacono in azione durante il match di Sambiase (foto mannarino)

“In riferimento a quanto accaduto nella gara di Serie D (girone I) Sambiase-Nuova Cosenza disputata ieri, durante la quale un giocatore della Nuova Cosenza ha esposto pubblicamente una maglia con la scritta “Speziale innocente”, il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti stigmatizza il gesto di tale calciatore prendendone le distanze. Inoltre provvederà, già nella giornata di domani, ad inviare tutti gli atti in proprio possesso alla Procura Federale”. E’ questo quanto ha comunicato in mattinata la Lnd. L’eventuale deferimento alla Procura Federale potrà scattare per la violazione dell’art. 1 comma 1 del Codice di Giustizia sportiva, una norma chiaramente generica posta a tutela di ampie violazioni delle regole di comportamento individuate dalla Federazione Italiana Gioco Calcio. (1. Le società, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara e ogni altro soggetto che svolge attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevante per l’ordinamento federale, sono tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali e devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva). Certo da questo punto di vista appare necessario porsi due domande preliminari: il direttore di gara ha visto e quindi “refertato” il gesto di Arcidiacono? Se ciò non è avvenuto vale in Lega Nazionale Dilettanti la prova TV? Quanto al primo quesito appare evidente che il direttore di gara non ha potuto vedere alcunché, prova ne è la mancata eventuale ammonizione di Biccio che automaticamente, secondo cartellino giallo, ne avrebbe comportato l’espulsione. Quanto al secondo quesito, non è dato rinvenire in alcuna norma del Codice l’applicabilità della prova televisiva ai fatti commessi durante un incontro di LND: giusta la inapplicabilità in quanto comporterebbe gravissime disparità di trattamento non essendo contemporaneamente coperte da riprese audio/video tutte le manifestazioni di categoria. Da ciò emerge quindi in maniera chiara l’inutilizzabilità delle riprese televisive nel caso di specie: una decisione punitiva in tal senso dovrebbe derivare esclusivamente o dal referto arbitrale, e per i motivi sopra esposti non appare possibile, oppure, fatto gravissimo che comporterebbe l’apertura di un clamoroso e pericoloso precedente, esclusivamente per il clamore del fatto, clamore che non riveste significato in sé, in quanto gravemente lesivo di oggettivi valori superiori lesi, ma per avere suscitato la reazione di parte della società civile che, tra l’altro non ha acquisito una totalità di consensi. Altro discorso dovrebbe poi essere fatto se si dovesse paventare una teorica, ed alquanto fumosa, applicazione di Daspo nei confronti del calciatore: ricordiamo a tutti che il Daspo è una misura di prevenzione atipica ed è caratterizzata dall’applicabilità a categorie di persone che versino in situazioni sintomatiche della loro pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, ovvero a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse. La normativa fa riferimento a fatti molto specifici e la sua applicazione precedente nei confronti di tesserati FIGC ha sempre fatto riferimento a situazioni molto diverse dalla “Biccio quest” e che soprattutto avevano chiaramente il sentore di ipotesi di reato anche penalmente perseguibile. Non vogliamo e riteniamo opportuno non esprimere giudizi di valore sulle scelte di Arcidiacono e sulla sua solidarietà nei confronti di una famiglia che, nei fatti, soffre per vicende che nella società civile non dovrebbero trovare dimora ma che purtroppo ancora oggi ci troviamo a narrare e commentare. Ma una cosa è certa: Pietro Arcidiacono non è un violento, non ha istigato nessuno alla commissione di fatti perseguibili a norma de Codice Penale, ha esclusivamente espresso in maniera diretta e sincera un sentimento che va al di la della ragione ed appartiene a quella sfera intima e personale dove ognuno di noi non è più cittadino dotato di senso del dovere, ma uomo voglioso di esprimere liberamente il pensiero. Certo però che il nostro avrebbe dovuto e potuto rammentare di essere un tesserato del Cosenza Calcio che, in quanto tale, ha il dovere professionale di evitare che i suoi comportamenti possano riflettersi negativamente, sotto qualsivoglia aspetto, sull’intera società, sia sotto l’aspetto giuridico sia sotto il profilo sportivo. (Antonio Pallo)

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