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Cosenza, Guarascio, Fiore: la parabola dei talenti

Cosenza, Guarascio, Fiore: la parabola dei talenti

– l’editoriale di Piero Bria –
Il presidente persiste nello sprecare il talento cristallino di Stefano Fiore. In un momento così delicato è incomprensibile la scelta di non voler ballare quando si è in gioco.
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Non serve rileggersi il Vangelo per sapere che i talenti non vanno sprecati né nascosti, ma fatti fruttare. Ma c’è qualcuno nel mondo del calcio che non ha ancora imparato questa lezione. Il presidente Guarascio è uno di questi. Il talento in questione è Stefano Fiore. Un talento da far fruttare ma che, inspiegabilmente, prima è stata scaricato (vedi passata stagione) e poi preso in giro. Perché è inutile sottolineare quanto è avvenuto in sede di calciomercato invernale. Il Cosenza aveva bloccato giocatori di categoria e pronti a sposare la causa del Cosenza. In primis Tiscione. Il problema è stato convincere la società ad investire e rafforzare un gruppo che, sul campo, ha meritato di poter sfidare finanche il Messina di Lo Monaco e batterlo senza pedine fondamentali (leggi Parisi e Arcidiacono). Al Cosenza servivano alternative utili a dare respiro a chi, fino ad oggi, ha dato il massimo per cercare di mantenere il Cosenza in alto. L’urlo di Gagliardi è finito nel vuoto. Solo reperire calciatori svincolati può quantomeno attenuare la delusione per un mercato di riparazione che poteva e doveva vedere il Cosenza protagonista. E’ vero che siamo in tempo di crisi ma, soprattutto nel calcio, se ti trovi in pista a ballare devi farlo con le movenze giuste. Altrimenti si corre il rischio, un altro anno ancora, di arrivare fino in fondo e restare con un pugno di mosche in mano. Masochisti? Non fine a questo punto. Vero Guarascio?
E visto che a Natale siamo tutti più buoni, auguriamo ai nostri lettori e a tutti i tifosi del Cosenza di trascorrere delle feste serene. E chissà che non portino consiglio anche al presidente rossoblù.

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