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“Nuova Cosenza”, è questione di stile

“Nuova Cosenza”, è questione di stile

Il ko di Noto ha molti padri, ma la questione è sempre una. Intanto la società pone un veto sulla partecipazione dei calciatori alle trasmissioni televisive.

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Un momento di tensione del match di ieri pomeriggio a Noto sul 3-0 (foto shartella)

Se quattro sconfitte e ventisei gol subiti, non erano bastati per incrinare le ambizioni del Cosenza, la batosta incassata dai Lupi a Noto rischia di penalizzare il cammino dei rossoblù. Difficile analizzare una gara sbagliata e cercare i motivi della debacle. Tra tanti rumors che animano il lunedì cosentino, però, arriva una notizia certa. La società ha posto un veto ai calciatori: non potranno prendere parte a trasmissioni televisive. Una scelta che lascia l’amaro in bocca e che apre il campo a tante interpretazioni. Si ha come l’impressione che sia arrivato il momento di capovolgere le logiche societarie e mettere mano con urgenza a queste vicende e invece arrivano altri silenzi. Nulla nasce per caso e soprattutto non è una sconfitta, seppure pesante, a poter alzare un polverone che coinvolge un intero club. La situazione non è affatto facile da districare e la tifoseria non dorme mai. In un momento in cui il futuro del club non sembra roseo, le trattative per i passaggi di quote non decollano e la squadra soffre nonostante gli sforzi, ogni nube porta un temporale. E’ il momento di fare chiarezza e, soprattutto di ribadire i ruoli. A Cosenza esiste una società, uno staff tecnico e una squadra. Nessuno deve declinare gli inviti a svolgere il proprio compito, affidandolo ad altri, e tutti devono assumersi le proprie responsabilità. Le maglie sbagliate, lo staff medico pronto a rinunciare, un mercato di gennaio fatto con le monetine più che con gli assegni e qualche giocatore di quest’anno e addirittura della passata stagione che ha dovuto rinunciare agli stipendi o ancora attende piccole cifre, sono solo esempi di ciò che accade. Inquadrati in una situazione così pesante, i quarantuno punti in venti gare, sei in meno del Messina, sembrano quasi un miracolo. Bisogna riflettere anche su questo e non dimenticare che nel calcio contano le competenze, i contatti e le amicizie ma soprattutto i soldi. Chi li ha vince e Hinterreggio e Messina sono l’esempio più lampante. Chi invece stenta deve credere nei miracoli, che a Cosenza, dispiace dirlo, non sono mai accaduti. E’ altresì importante sottolineare un altro dato. I 1800 spettatori che di media vanno a sostenere il Cosenza al San Vito, devono essere un tesoro per il club. Si sente spesso dire che la città ha perso l’amore per la squadra e non segue più i Lupi. Diventa ancora più logico a questo punto, evitare di pensare a chi non c’è e fare un plauso ai 1800 del San Vito e ai 50 che seguono la squadra a Noto. Prima di chiedere, la “Nuova Cosenza” dovrebbe dare, e se non può farlo, almeno fare chiarezza. Può darsi che serva a poco ma almeno sarebbe sinonimo di professionalità, e, soprattutto, di eleganza. (Francesco Ribera)
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