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Il Cosenza sulle note del Festival di Sanremo

Il Cosenza sulle note del Festival di Sanremo

Una canzone per ogni anno. Da quando il calcio, quello vero, in città è scomparso nel 2003, la musica ha accompagnato ciò che è successo nell’inferno dello stadio San Vito.
festival sanremo
Cosa avranno in comune il Festival di Sanremo e il Cosenza Calcio? All’apparenza nulla. I lupi ad esempio vanno in scena in un sempre piu’ desolante San Vito, la manifestazione canora invece in un comodissimo quanto elegante e gremito teatro Ariston. Ma se ci si ferma a pensare un po’ di piu’ qualcosa che accomuna le due cose c’e’. Le parole. Durante il Festival queste danno risalto all’intera kermesse e sono le vere protagoniste delle canzoni in concorso . Non solo le parole all’interno dei testi, ma anche quelle che si dicono e scrivono prima, durante e dopo. Nel Cosenza Calcio, di parole soprattutto negli ultimi dieci anni se ne sono fatte tante. Parole al vento, alle quali non sono quasi mai seguiti i fatti. E pensare che qualche anno fa c’era chi a gennaio brindava al ritorno dei lupi in Serie B! Ripercorrendo la storia recente sia del Festival che del Cosenza dal 2003 ad oggi cerchiamo di trovare delle sfumature di rosso e di blu alle canzoni piazzatesi sul gradino piu’ alto del podio. (Stefano Sicilia)

2003 Per dire No – Alexia. Il coraggio che forse e’ mancato alla tifoseria rossoblu’. Quello di dire no e gridarlo con forza. Correva la stagione 2003-2004, al San Vito andavano di scena due squadre. Stessi colori, stesso nome, stesso simbolo. Forse e’ stato il gradino piu’ basso mai toccato nell’intera storia rossoblu’.
2004 L’uomo volante – Marco Masini. Se per tutti e’ Sasa’ Soviero, incredibile il suo volo verso la curva sud nel dopo partita di Cosenza-Turris 97-98, negli anni bui della Serie D il trio Panico-Spingola-Ambrosi non ha fatto di certo rimpiangere il miglior Gigi Simoni. Volare da un palo all’altro e’ il loro mestiere e a tutti gli sportivi hanno dimostrato che anche in quarta serie avere un ottimo numero 1 e’ possibile.
2005 Angelo – Francesco Renga. Purtroppo negli ultimi anni troppo in fretta qualche angelo e’ volato in cielo. Sasa’ di Amantea, Piero Romeo, Ettaruzzo, Achille e altri ancora hanno lasciato un vuoto indelebile sia sui gradini della curva ma soprattutto nel cuore dei familiari e degli amici con i quali condividevano non solo la passione per Il Cosenza. A loro si aggiungono altri due angeli andati in cielo direttamente con la maglia del Cosenza addosso: Dennis Bergamini e Massimiliano Catena.
2006 Vorrei avere il becco – Povia. Mettere il becco ovunque e sempre. Forse e’ stato questo il piu’ grande difetto di Luca Pagliuso. Peppuccio, come tutti lo chiamano e’ intervenuto piu’ volte nelle questioni rigurdanti il Cosenza Calcio e ogni occasione e’ stata buona per raggiungere risultati poco eccellenti. Non ultima la stagione fallimentare 2010-2011.
2007 Ti regalero’ una rosa – S. Cristicchi. Rosa nel senso piu’ sportivo del significato. E’ quello che ha fatto indirettamente Francesco Candelieri. Lui insieme al suo staff ha regalato, e’ questo il termine giusto, al presidente Guarascio un settore giovanile che mezza Italia ci invidia. Una rosa di calciatori praticamente a costo zero composta prettamente da ragazzi locali. Purtroppo I vertici del Cosenza Calcio sembrano non aver nessuno interesse verso la cantera rossoblu’ e questo e’ un vero peccato.
2008 Colpo di fulmine – Gio’ di Tonno e Lola Ponce. Quello che non e’ mai scoccato tra Tommaso Napoli e Stefano Fiore. I due si conoscono da tempo avendo militate insieme proprio con la casacca rossoblu, ma appesi gli scarpini al chiodo le cose sono cambiate. Il mister , subentrato nella passata stagione a Enzo Patania, e’ stato scelto dal presidente Guarascio e non da chi ne era preposto a farlo. Si e’ andato avanti cosi’ sino alla fine della stagione ma nonostante I buoni risultati sul campo il rapporto non proprio amichevole tra Napoli e Fiore ha influenzato i calciatori che alla fine non sono riusciti ad agganciare e superare l’Hinterreggio in un lungo testa a testa.
2009 La forza mia – Marco Carta. Nella stagione dei “due Cosenza”, la squadra che portava sul petto il marchio del 1914 era una compagine totalmente abbandonata e orfana di una societa’ degna di questo nome. Eran l’anno in cui la squadra non aveva i soldi neache per le trasferte, I pagamenti erano constantemente in ritardo e sulle maglie faceva bella mostra il logo dell’Oasi Francescana. Come al solito Padre Fedele e’ stato al fianco dei calciatori e il pranzo organizzato insieme ai tifosi per festeggiare la fine del campionato rimane l’unica pagina piacevole da raccontare di quella incredibile stagione.
2010 Per tutte le volte che – Valerio Scanu. Per tutte le volte in cui la tifoseria ha chiesto una gestione societaria trasparente. Per tutte le volte che il Cosenza e’ passato da un presidente a un altro senza quasi mai migliorare le cose. Per tutte le volte che… il tifoso cosentino ha sognato e sogna tutt’ora la Serie A.
2011 Chiamami ancora amore – Roberto Vecchioni. Se il lupo della sila potesse parlare e’ questo quello che griderebbe ai vari presidenti e dirigenti susseguitisi nell’ultimo decennio. E’ arrivato il momento in cui il vecchio lupo vorrebbe nuovamente sentirsi amato e desiderato. Basta umiliazioni, basta mortificazioni. Basta persone che occupano poltrone presidenziali senza aver alcun’interesse e passione che meritano il Cosenza e il suo pubblico.
2012 Non e’ l’inferno – Emma Marrone. Forse questo titolo potrebbe sembrare una presa in giro, uno sberleffo che I supportersi non meritano. Se la Serie D, le due squadre, i vari Nucaro, Stella, Intrieri, I fallimenti, non siano ancora bastati quale sarebbe per noi l’Inferno? Evidentemente il tifoso cosentino deve espiare qualche peccato commesso da qualcuno in precedenza. Ma da chi? E perche’? Se tutto questo ancora non e’ l’inferno… beh c’e’ da preoccuparsi.

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