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Il Cosenza non muore mai. E sognare non costa niente

Il Cosenza non muore mai. E sognare non costa niente

L’ennesima prova di orgoglio in terra di Lucania rappresenta, ancor di più, la prova della caratura morale e volitiva di un gruppo che continua a lottare ed inseguire un traguardo.
squadra a valloI Lupi, ieri in maglia bianca in posa per i fotografi prima del match con la Gelbison
Ancora una volta, durante questa stagione, ci troviamo a dover raccontare non tanto delle gesta sportive di un singolo componente la rosa a disposizione di Gianluca Gagliardi o della grande prova di squadra che ha portato a cogliere una prestigiosa vittoria esterna. Quello che ancora di più ci preme sottolineare è lo spessore morale ed umano di un gruppo di uomini che, nonostante tutto e tutti, continuano a cadere e rialzarsi come un pugile mai domo, incurante di ogni cosa se non di arrivare al fatidico ultimo round. In fondo lo sport è bello ed appassionante proprio per questo: sino all’ultimo secondo un solo abile e ben assestato montante può mandare ko l’avversario e consentire di vincere un incontro già perso. Questo è anche il destino sportivamente assegnato al Cosenza: continuare a lottare e sperare nel raggiungimento di un traguardo anche se poi, alla fine, tutto dovesse risultare vano. Ma le rincorse e le rimonte possono essere condotte solo se, al di la, dei valori sportivi, lo spessore caratteriale ed umano di un gruppo va al di sopra di tutto il resto. L’Italia di Lippi nel 2006 è riuscita a vincere un mondiale contro lo scetticismo generale per lo spessore umano della rosa. Come dimenticare, inoltre, l’impresa del Cosenza 1994/1995 targato Zaccheroni che, nonostante i 9 punti di penalizzazione, riuscì non solo a cogliere con largo anticipo una meritata salvezza, ma a giungere quasi alla promozione in serie A. La storia dello sport è piena di imprese simili. Allora avanti così, credere con ferma determinazione che solo al triplice fischio dell’ultima partita potremmo definirci vincitori o vinti sul campo, è l’unico pensiero che dovrà accompagnare i Lupi nel rush finale. E se un piccolo, gracile uomo venuto dalla terra di Puglia, dotato però di ferrea determinazione e caparbia volontà di successo, riuscì a sfatare il mito dei velocisti di colore e a segnare per oltre venti anni la storia dell’atletica, allora anche il Cosenza può e deve inseguire un sogno. Certi che dall’alto anche Mennea ci applaudirà. (Antonio Pallo)

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