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Diciassette giornate fa… Biccio

Diciassette giornate fa… Biccio

Il furetto del Cosenza manca ai Lupi da un girone intero, esattamente da quella partita giocata al D’Ippolito contro il Sambiase. Di acqua sotto i ponti ne è passata poca…
biccio esulta con notoL’esultanza di Pietro Arcidiacono dopo un gol di inizio campionato al Noto (foto mannarino)
Poteva essere archiviata come una normalissima partita di calcio e invece così non è stato. Era il 18 novembre del 2012 e al Guido D’Ippolito di Lamezia Terme andava di scena Sambiase-Cosenza, match valido per la dodicesima giornata di campionato. Match-clou della giornata per qualcuno, tant’è che per l’occasione ci fu la diretta televisiva su RaiSport. I lupi solo sette giorni prima rimediarono una sconfitta fra le mura amiche al cospetto della Gelbison e la trasferta lametina avrebbe dovuto rappresentare il nuovo ed ennessimo punto di ri-partenza. Mister Galgiardi chiese ai suoi una vittoria e i tre punti arrivarono senza non pochi problemi. La partita fini’ 3-4, al momentaneo vantaggio dei padroni di casa, prima Mosciaro poi Fiore ribaltarono il risultato. Il pareggio giallorosso arrivò con una rete messa a segno da Porpora al quale risposero Arcidiacono e il solito Mosciaro. Al 93′ su un calcio di punizione Curcio firmò il definitivo 3-4. Al triplice fischio esplose la gioia dei circa 200 supporter cosentini presenti allo stadio e la squadra andò a festeggiare proprio sotto il loro settore. Ma sin da subito si capì che qualcosa era andato storto. I riflettori si accesero sull’esultanza del “top-player”del Cosenza Arcidiacono. Ma cosa fece Biccio di così tanto eclatante? Riavvolgiamo il nastro. Siamo al minuto 75, Mosciaro al volo trova in area Arcidiacono che eludendo il fuorigioco deposita il pallone alle spalle di Andreoli. Il furetto rossoblù corre verso la panchina dove il fratello Salvo gli passa una t-shirt bianca con una scritta nera “Speziale innocente” in riferimento al giovane tifoso catanese accusato dell’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti in occasione del derby siciliano Catania-Palermo del febbraio 2007. Arcidiacono approfittando delle telecamere di RaiSport la mostrò a tutto il mondo. Apriti cielo! Dal quel preciso istante inizia il calvario sportivo e personale di Pietro Arcidiacono da Catania. Una strada tutta in salita che ancora oggi si ripercuote sull’andamento della squadra. Le critiche e le sanzioni non tardano ad arrivare. “Un gesto ignobile che non trova riscontri nel calcio giocato” commenta Giuseppe Brugnano, segretario della Calabria del Coisp, il sindacato indipendente di polizia. “Chiediamo – aggiunge – un intervento immediato della Federcalcio, che deve prendere una sanzione disciplinare durissima: la radiazione». La prima batosta per Biccio arriva direttamente da un organo giudiziario. Il Questore di Catanzaro Guido Marino emette un Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive ndr) della durata di tre anni dopo la segnalazione ricevuta dagli uomini della Digos presenti allo stadio. In città c’è incredulità e sgomento e lo stesso Arcidiacono si rende subito conto di averla fatta grossa. Il calciatore si difende sostenedo che «non è stato un gesto contro le forze dell’ordine né, tanto meno, contro la famiglia Raciti, ma solo un atto di solidarietà verso un ragazzo che conosco perché siamo cresciuti nello stesso quartiere di Catania”. Il Giudice Sportivo gli infligge una pesante squalifica: 8 mesi. E’ questa la pena ritenuta adeguata dall’organo competente. Fa male vedere una persona punita per aver espresso un pensiero, condivisibile o meno, ma sempre di pensiero e non di offesa si tratta. Per fortuna del calciatore, molte persone gli stanno vicino. In primis i suoi familiari, poi l’area tecnica con Fiore e l’avvocato Leonetti, i compagni di squadra e ovviamente tutto il popolo rossoblù. La società? Latitante come al solito. Sul web, sui social forum il “Caso Arcidiacono” diventa sempre più motivo di dibattiti tra quelli che sono pro e quelli contro. Forse spinto dall’opinione pubblica sempre più incalzante, il questore Marino pensa bene di modificare il Daspo . “Considerato che – si legge tra l’altro nel nuovo dispositivo – l’attività lavorativa dalla quale il calciatore trae i mezzi di sussistenza, autorizza lo stesso alla preparazione fisica e atletica e a disputare, se convocato, le gare del Cosenza calcio”. Così Biccio è libero di potersi allenare con i compagni anche se rimane sempre la squalifica sportiva fino a luglio 2013. Arcidiacono è quel giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere in squadra; atleta veloce, imprevedibile, dotato di una tecnica che con il mondo del dilettantismo non ha nulla a che vedere. Per questo Gagliardi, nel mercato di riparazione, ha chiesto a gran voce un degno sostituto. Sul taccuino di Fiore c’era più di un nome, il direttore aspettava solo il via libera dell’ad Quaglio. “Ok” che non è mai arrivato e così fino alla fine del campionato si dovrà fare a meno di un tipo di calciatore che possa entrare facilmente tra le maglie della difesa avversaria e risolvere il match in qualsiasi momento. Dopo il match del D’Ippolito però, chi si aspettava una squadra sgonfia, senza grinta si è dovuto ricredere. Su tutte, le due vittorie consecutive sul manto erboso del San Vito contro Messina e Savoia, non proprio le ultime della classe. Nel proseguo il Cosenza ha commesso anche qualche passo falso, vedi le sfide perse a Ragusa e Noto, ma nonostante le difficoltà specie quelle extra-calcistiche, la “Banda Gagliardi” è sempre lì, col fiato sul collo e se la partita d’andata contro il Sambiase è stata una “non vittoria”, speriamo che giovedì sera si possa festeggiare nel migliore dei modi…magari approfittando di un passo falso dei peloritani. (Stefano Sicilia)

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