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Caso Vallée d’Aoste: il Cosenza aveva ragione, ma sbagliò ricorso

Caso Vallée d’Aoste: il Cosenza aveva ragione, ma sbagliò ricorso

Il Tnas ha fissato l’udienza per il 20 maggio dopo che Corte di Giustizia e Disciplinare hanno confermato una sanzione di 40mila euro relativamente al deposito della documentazione riguardante l’impianto e necessaria per ottenere l’ok della Lega Pro.
ultras a ribera
Il Cosenza doveva e poteva giocare in Lega Pro. E’ quanto è emerso dalle indagini condotte negli scorsi mesi  dapprima dalla Disciplinare e poi dalla Corte di Giustizia Federale, che hanno confermato quanto detto dal primo organo. In sostanza, la Vallée d’Aoste è stata multata di 40mila euro perché inadempiente circa il deposito della documentazione dell’impianto di gioco, fondamentale per ottenere l’ok al salto di categoria. Per tale controversia, la società valdaostana ha presentato ricorso al Tnas che ha fissato l’udienza il 20 maggio 2013, alle ore 16,30. L’istanza, come spiegato, ha per oggetto la delibera con cui la Corte di Giustizia Federale ha confermato la decisione della Commissione Disciplinare Nazionale per inadempienze relativamente al deposito della documentazione riguardante l’impianto, necessaria per ottenere l’iscrizione al campionato di categoria. I tifosi del Cosenza ricorderanno che l’impianto di Saint Christophe non era a norma e non poteva, da regolamento, ospitare match della Lega Pro. Stesso discorso per ogni impianto in regione. Per tale motivazione, i granata non avrebbero dovuto ricevere l’ok dal Consiglio Federale che invece ratificò l’iscrizione. Macalli, in un’intervista a CosenzaChannel.it disse che “si sarebbe usato del buon senso”. Il Cosenza però sbagliò completamente la propria strategia. Quaglio e il suo entourage optarono per chiedere l’estromissione della Vallée d’Aoste, presentando ricorso contro l’ammissione ratificata pochi giorni prima dal Consiglio Federale stesso. L’errore fu grossolano, perché non si chiese l’ammissione in sovrannumero che non avrebbe messo in difficoltà la Figc. La Federazione, a quel punto, non sarebbe dovuta tornare sui propri passi. Anche per questo, evidentemente, si paga ancora lo scotto del noviziato di Guarascio e Quaglio. (Luca Sini)
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