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Cosenza, semplicemente grazie

Cosenza, semplicemente grazie

Un gruppo di uomini veri assemblato da un allenatore che alla prima vera esperienza ha dimostrato il suo valore. La stagione che va chiudendosi sia però da monito per il futuro.
cutrupi e corona a messinaCutrupi anticipa Corona nella gara disputata ieri pomeriggio al San Filippo (foto f. pernice)
“Arcidiacono? Assente… Mosciaro? Assente…. Foderaro? Assente”, questo il desolante appello chiamato da Gianluca Gagliardi al momento di stilare la formazione che avrebbe dovuto affrontare la partita dell’anno, il confronto con la capolista ACR Messina, quello scontro che, al di là della valenza sulla classifica, tutti, tifosi e operatori, attendevano per stabilire quale delle due antagoniste fosse più forte sul campo rispetto all’altra. “Siamo andati in battaglia con le pistole ad acqua”: è probabilmente questa, citando Gagliardi, l’immagine più rappresentativa della partita del San Filippo, anzi forse, con le dovute cautele, di un’intera stagione vissuta ai limiti dell’infarto sportivo. 4 punti su 6 nei confronti diretti contro la capolista, il migliore attacco del campionato, una squadra di uomini veri capaci di superare qualsiasi ostacolo sportivo e ambientale, un ruolino di marcia esterno da paura, un capitano icona di un calcio antico ma ancora in grado di fare a spallate con qualsiasi avversario, un bomber degno di altre categorie capace di segnare in tutti i modi possibili ed immaginabili, un fantasista di livello superiore, un tecnico che alla sua prima esperienza è stato capace di stabilire un record e soprattutto di aggregare intorno ad una idea di calcio vero un gruppo eccezionale. Alla fine dei conti è questa l’unica vera fotografia che può e deve essere conservata di una stagione vissuta a mille, tra luci e ombre, strascinatasi intorno ad un gruppo di calciatori che, nonostante qualche umano errore, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo superando loro stessi sia dal punto di vista tecnico che da quello morale. Inutile immaginare cosa avrebbe potuto realizzare il Cosenza se tutto l’ambiente circostante avesse prodotto quello che, in condizioni normali, si fa per aiutare un gruppo di uomini veri al raggiungimento di un’impresa sportiva. Area tecnica e dirigenza in perenne conflitto, pubblico scarso e spesso lontano per motivi non proprio legati alla passione per i colori rossoblù e le solite ataviche contraddizioni di una città intera incapace di risvegliarsi da un torpore che la avviluppa ormai da troppo tempo. Beh in effetti proprio qui sta il reale problema della Cosenza calcistica, e non solo: dopo 10 anni di sfascio e dilettantismo ancora non si è afferrato l’unico fondamentale corollario che dovrebbe guidare lo sport. Il calcio, quello con la C maiuscola, è un motore socio-economico infallibile che consente ad un’intera comunità di andare oltre, di spiccare il volo anche senza ali. Invece Cosenza è questa: un tutti contro tutti pronti a sbranarsi per una minestrina riscaldata incapaci di cogliere l’importanza dell’unione che, ancor di più nel calcio moderno, fa la forza. A ben vedere l’unica differenza tra la realtà Messina e la realtà Cosenza è stata proprio questa: in riva allo Stretto si è capito che solo uniti si vince e che un briciolo di aggregazione intorno ad un’idea consente il salto di qualità; in riva al Crati l’unione è una chimera, meglio lo sfascio, meglio le guerre intestine, meglio minacciare “sbugiardamenti”, in fondo la responsabilità delle nostre sconfitte non è mai nostra ma, nella migliore delle ipotesi, del “destino avverso”, spesso e volentieri, delle altrui “furberie”. La storia di questa stagione concede, da oggi, l’ennesima possibilità ad una città che dovrebbe imparare dagli errori e dai positivi esempi che giungono dai nostri vicini, questo ci auguriamo avvenga per essere pronti, in Lega Pro come in Lnd, finalmente ad emergere per come un popolo intero merita, ma soprattutto, oggi, per rendere il dovuto omaggio ad una squadra di uomini veri a cui va il nostro più accorato ed ululante. Grazie. (Antonio Pallo)

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