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Arrendetevi, siete circondati

Arrendetevi, siete circondati

-l’editoriale di Piero Bria-
Il Cosenza è un bene comune e con questa società non esiste futuro. Presidente ed amministratore delegato hanno perso la loro credibilità da tempo, adesso vadano via.
quagliovattene1Uno striscione esposto in Curva Sud che non ha bisogno di alcun commento (foto mannarino)
Nella vita non c’è cosa peggiore di trovarsi dinanzi a persone che, sapendo di essere nel torto, fanno le vittime. Invece di assumersi le proprie responsabilità trovano il modo per cercare di addossare le colpe su altri. E per farlo si lasciano aiutare da voltagabbana pronti a sposare la causa in base alla migliore offerta. Perché assumono questo atteggiamento è di facile spiegazione. Sono “accerchiati” e, speriamo a breve, saranno costretti ad “arrendersi” per parlare nel gergo grillino. Tutto nasce dalla diatriba società-area tecnica. Guarascio contro Fiore. Un presidente neofita contro un’icona del calcio italiano. Tutti si aspettavano che il patron di Ecologia Oggi si facesse prendere per mano da un “uomo di calcio”. E invece, inspiegabilmente, ha voltato le spalle a chi ha creduto in lui (fornendogli un settore giovanile che altrimenti non sarebbe mai esistito) ed ha soprattutto lavorato nel bene della società (andando a prendere calciatori per un piatto di lenticchie… e che calciatori!). Viene da chiedersi: come si può pensare di sostenere una società disorganizzata e autolesionista? Fiore, a differenza di quanto si può pensare, ha accettato a malincuore il tecnico Napoli (ricordate la storia?), ha accettato di convivere con l’ad Quaglio (finché ha potuto, ossia fino a quando non è stato costretto ad andare in conferenza stampa), ha accettato di restare fino alla fine al fianco di una squadra che ha costruito lui e che lui, più di ogni altro, ha stimolato affinché in campo ognuno riuscisse a dare il massimo. Certo, anche Fiore ha delle colpe. Non ultima quella di aver etichettato alcuni “personaggi da manicomio” salvo poi, a distanza di qualche giorno, ritrovarsi nuovamente al loro fianco seppur da separati in casa. Tra Guarascio e Fiore chi ha avuto, ed ha, più da perdere è stato il secondo. Perché in caso di fallimento tutti avrebbero buttato la croce addosso all’ex nazionale. Fiore, se vogliamo, ha avuto una fortuna. Quella di ritrovarsi al suo fianco gente fidata, gente leale (cosa rara in questo mondo). Dall’avvocato Leonetti al dirigente Candelieri passando dalla famiglia Perri fino ad arrivare ai tecnici Altomare, Trocini e Gagliardi. Gente che ha mostrato rispetto per chi ha fatto la storia recente del calcio italiano. E a Cosenza c’è chi ha il coraggio di mettere in dubbio il lavoro fatto in questi due anni da Fiore e il suo staff. Gente probabilmente che ambisce ad avere un ruolo nel Cosenza calcio che verrà. Oppure altri che sono stati rifiutati due anni fa allorquando il Sindaco Occhiuto mise insieme nove imprenditori per non far morire il calcio in città. Questi sono i fatti ed è facile capire perché questa società non ha mai fatto breccia nel nostro e nel cuore di quei tifosi che vedono nel Cosenza un amore da coltivare gelosamente e non un’opportunità. E visto che qualcuno si è chiesto il motivo che ci porta a puntare il dito sempre e sistematicamente controquesta società non bisogna andare alla ricerca spasmodica di una giustificazione per far ritrovare credibilità a qualcosa o qualcuno che, in questi due anni, non è riuscito a costruire e/o consolidare un progetto che ha avuto un solo protagonista: Stefano Fiore. Il resto è noia come cantava Califano. E la realtà è sotto gli occhi di tutti. Il presidente Guarascio deve capire che non può continuare così la sua avventura con il Cosenza calcio. Così come le persone che gli stanno vicino. Al grido di “arrendetevi, siete circondati” Grillo è riuscito ad abbracciare una moltitudine di gente insoddisfatta. Un’insoddisfazione dilagante anche a Cosenza, e non solo per il calcio. E’ tempo di cambiare. E la gestione approssimativa non è più consentita. L’anno prossimo il nostro Cosenza festeggerà il centenario e non sappiamo ancora cosa verrà organizzato e, soprattutto, se verrà organizzato. Non solo. L’anno prossimo, qualora quest’anno le cose dovessero andare male, sarà l’ultimo anno per tentare il ritorno nei professionisti e partecipare alla Lega Pro.

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