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Caso Vallèe d’Aoste: riceviamo e pubblichiamo

Caso Vallèe d’Aoste: riceviamo e pubblichiamo

In merito all’articolo “Caso Vallèe d’Aoste” riceviamo e pubblichiamo
azione cosenza-nissa 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le osservazioni dell’Avv.Stalteri, difensore della Sociatà Nuova Cosenza Calcio Srl, ringraziandola per le delucidazioni di carattere giuridico-sportivo che consentono di ricondurre nei giusti ambiti una questione delicata e molto dibattuta in città, come quella del caso Vallè d’Aoste riservandoci di commentare, con il sapiente ausilio tecnico-professionale della stessa, l’esito del procedimento pendente  a carico della società valdostana e gli eventuali diritti violati che potrà rivendicare la società rossoblù.
Il direttore responsabile

Avv. Alessandra Stalteri ha inviato la seguenta lettera:
“Caso Vallèe d’Aoste: il Cosenza aveva ragione ma sbagliò ricorso”
, si legge, con riferimento alla discussa ammissione al campionato di II divisione della società valdostana, che il Cosenza e il suo entourage, pur avendo ragione, sbagliarono completamente strategia, in quanto optarono per chiedere l’estromissione della società Vallèe d’Aoste, anziché l’ammissione al campionato in sovrannumero.
 “Le considerazioni esposte nell’articolo sono assolutamente destituite di fondamento logico e giuridico e rappresentano il frutto di un’interpretazione non solo errata della fattispecie sportivo-giudiziaria, ma anche completamente disancorata dalle norme federali e dalle risultanze processuali.

 All’esito della delibera del Consiglio Federale FIGC del 19 luglio 2012 – con cui è stata concessa alla società S.C. Vallee d’Aoste la licenza Nazionale 2012/2013, con conseguente ammissione al Campionato di II divisione, per la stagione sportiva 2012-2013 – la strategia processuale seguita dalla società Nuova Cosenza Calcio risultava l’unica percorribile, non essendo contemplata nell’ordinamento sportivo l’ammissione al campionato di Lega Pro in sovrannumero (e del resto non si comprende quale sarebbe stata la ragione giustificativa, posto che per il campionato 2012/2013 era stato espressamente stabilito che solo la prima classificata del campionato di serie D avrebbe avuto accesso al campionato di II divisione).

 L’unica possibilità per il Cosenza Calcio, seconda classificata nel campionato di serie D e vincitrice dei Play Off, di essere ammessa al campionato di II divisione non solo era strettamente connessa all’esclusione della Vallée d’Aoste, ma, secondo le norme vigenti per il campionato 2012/2013 e propugnate dalla FIGC, ciò non era neanche sufficiente, in quanto l’esclusione della prima classificata nel campionato di serie D non avrebbe comportato comunque l’ammissione della vincitrice dei Play Off, essendo stato inserito, con norma ad hoc, il c.d. divieto di ripescaggi.

Purtroppo, a nulla sono valse le argomentazioni giuridiche avanzate dallo scrivente difensore dirette a sostenere la differenza tra divieto di ripescaggi e ammissione della vincitrice dei Play off in sostituzione della prima classificata priva di requisiti per l’ammissione (prevista dall’art. 49 delle Norme Organizzative Interne FIGC), in quanto l’Alta Corte di Giustizia del CONI – con la decisione n. 20 del 26 luglio 2012 – ha ritenuto equivalenti le due fattispecie, con la conseguenza che anche qualora l’ammissione della società Vallée d’Aoste fosse risultata illegittima ciò non avrebbe determinato il diritto della società cosentina ad accedere al campionato di II divisione”.

“I rilievi sopra esposti sono già sufficienti a dimostrare l’assoluta infondatezza delle considerazioni espresse nell’articolo apparso sul vostro sito, essendo evidente che l’unica iniziativa possibile per la Società Nuova Cosenza era quella di richiedere – all’Alta Corte di Giustizia del CONI – l’esclusione della società Vallée d’Aoste e la propria ammissione al campionato di II divisione in sostituzione della società priva di requisiti, ai sensi dell’art. 49 delle NOIF.

 Il mancato successo della predetta iniziativa processuale è dipesa dalla valutazione espressa dall’Alta Corte del CONI che così ha statuito “una soluzione di segno opposto di quella alla quale è pervenuto l’atto impugnato non sarebbe in grado di produrre effetti vantaggiosi nei riguardi della società cosentina ricorrente, risultando stabilito nel C.U. 147/A del 7 maggio 2012 – al fine di favorire una riduzione del numero dei partecipanti ai campionati di prima e seconda divisione  che non si sarebbe proceduto ad alcun ripescaggio in tali comparti se le squadre partecipanti complessivamente ai campionati predetti non fossero discese a sessanta. Poiché dalla nota 3 luglio 2012 risulta che le squadre in organico nei due campionati restano in tutto 69 (28 di I divisione e 33 di II) è evidente che la eventuale esclusione dal campionato 2012-2013 della soc. Vallée d’Aoste non condurrebbe la Nuova Cosenza a prenderne il posto”.

 “Tuttavia, le considerazioni espresse nel vostro articolo sono gravemente errate e foriere di pregiudizi nei confronti della società cosentina e dello scrivente avvocato, in quanto si utilizza una circostanza assolutamente inconferente, qual è la sanzione inflitta alla società Valdostana, al fine di dedurre un errore nella strategia processuale.
 Conseguentemente, le inadempienze della società valdostana accertate con il provvedimento sanzionatorio della Commissione disciplinare nazionale della FIGC, non rilevano né ai fini dell’esclusione della società Vallée d’Aoste dal campionato di II divisione Commissione né tanto meno ai fini dell’ammissione della società cosentina, come capziosamente viene fatto ritenere dalle considerazioni esposte nel vostro articolo”.

Sii intima a Cosenza Channel l’immediata rimozione dell’articolo pubblicato in data 16 aprile 2013 e l’inserimento di un articolo di rettifica sullo stesso sito; è indubbio infatti che notizie non veritiere – oltre a disinformare gravemente i lettori e tifosi della società cosentina, alimentando polemiche ed ingiuste recriminazioni – creano discredito nei confronti della Società, della sua dirigenza e dei suoi consulenti, ivi compreso lo scrivente avvocato”.

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