Cosenza Calcio

Cosenza, prendi esempio: il Varese

Inizia il nostro viaggio tra le società che hanno conosciuto, come avvenuto ai silani, il fallimento o sono riuscite a risorgere dopo campionati anonimi. Modelli da seguire per mettere in atto quel progetto di rinascita che Cosenza aspetta dal 2003.
esultanza varese in serie BL’esultanza del Varese dopo una rete di Ebagua. Positivo il campionato dei biancorossi in B
E’ sentimento comune che il calcio offra uno spaccato della società civile. Un po’ quello che accade nella politica. Anni addietro la serie B ha consentito alla città di Cosenza una crescita anche e soprattutto economica oltre che calcistica. Il declino è coinciso con l’addio di un grande della politica nazionale, Giacomo Mancini.
E’ noto che il calcio e l’economia sono strettamente legati. Si consideri, ad esempio, il fatto che molti club importanti sono quotati in borsa oppure che i calciatori si comportano come delle vere e proprie imprese che vendono i loro servizi al migliore offerente.
Il calcio non è solo passione, ma è business. Esso è uno dei settori economici più importanti nel nostro paese, ma non per questo si può cancellare il trasporto genuino che anima gli appassionati. Il calcio è sinonimo di socializzazione, aggregazione e competitività.
A Cosenza purtroppo da anni si parla di rinascita. Un conto è parlarne, un altro è mettere delle basi. Il terreno è cedevole e organizzarsi, dalle nostre parti, è compito arduo. Eppure ci sono degli esempi, proprio in Italia, che il Cosenza può e deve seguire. Dal Trapani (fresco di promozione in serie B) al Lanciano passando dal Crotone fino ad arrivare al Sassuolo. Senza dimenticare piazze come Pescara e Avellino. Alcune hanno conosciuto il fallimento e si sono rialzate alla grande, altre hanno navigato nell’anonimato dei dilettanti per poi spiccare il volo e diventare protagonisti nei professionisti.
VARESE. In questa prima puntata iniziamo a parlare del Varese, società nata nel 1910. Nel 2004 la società guidata da Claudio Turri e Stefano Tacconi fallisce e la nuova Associazione Sportiva Varese 1910 è costretta a ripartire dal campionato di Eccellenza sotto la guida degli ex biancorossi Maroso e Sogliano. Prontamente la squadra torna nei professionisti in sole due stagioni, trascinata dai gol dello sloveno Sanel Sehic.
Nell’estate del 2008 un nuovo passaggio di proprietà, all’imprenditore Antonio Rosati (interessi nel campo navale e meccanico, soprannominato “l’uomo del fare”, 43enne imprenditore ligure ma lombardo d’adozione e politicamente molto vicino a Roberto Maroni della Lega Nord che appoggia nelle ultime regionali con una lista civica), garantisce il prosieguo dell’attività tra i professionisti. Al termine del campionato di Lega Pro Seconda Divisione 2008-2009 il Varese conquista la promozione in Prima Divisione.
A Varese non fanno proclami e cercano di convincere la gente con la bontà di un progetto che punta sui giovani. Passerà alla storia la dichiarazione del patron biancorosso che, dopo la promozione, nel rivolgersi ai tifosi afferma: “Sono felice della promozione ma se vogliamo puntare ancora più in alto c’è bisogno dell’aiuto dei tifosi. Solo contribuendo, tutti, al progetto riusciremo ad ottenere quello che si aspettano tutti”. E la risposta non si fa attendere. Il club decide di puntare su giovani sconosciuti. Tra questi arriva un calciatore molto apprezzato dai tifosi cosentini: Leônidas Neto Pereira de Sousa (portato in Italia dopo un’apparizione nel torneo di Viareggio del 2000 con i brasiliani del Matsubara). L’attaccante brasiliano, allora 29enne, viene acquistato nel mercato di riparazione del 2010 praticamente per un piatto di lenticchie dall’Itala San Marco (che aveva affrontato il Cosenza nella fase della Poule Scudetto di serie D). Indimenticabile quanto dichiarò, a telecamere spente, il presidente della squadra di Gradisca d’Isonzo nel parlare di Neto Pereira dopo la gara contro i silani: “Ha un grande talento, seppur di età avanzata. Fa l’aiuto pizzaiolo e come ogni giocatore cerca di darsi da fare perché solo con il calcio qui non si vive”. L’allora diggì del Cosenza, Massimiliano Mirabelli, lo reputò troppo gracile per affrontare i campionati meridionali. Sta di fatto che le grandi doti tecniche, seppur a circa 30 anni, hanno consentito a Neto Pereira di meritarsi la chiamata del Varese. Dal 2010 ad oggi l’attaccante (diventato dalla passata stagione capitano biancorosso) è stato determinante per i successi di una società che non solo è approdata in serie B ma ha sfiorato la serie A sia l’anno scorso che quest’anno. Di sicuro in pochi si sarebbero immaginati di vedere il Varese, nel giro di un decennio, protagonista in serie B dopo il fallimento del 2004 e i precedenti campionati anonimi tra serie C2 e C1. (Piero Bria)

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Redazione Cosenza Channel

Cosenza Channel è una testata giornalista nata nel 2008 con l’idea di occuparsi principalmente delle notizie sul Cosenza Calcio. Il successo conseguito sin dai primi anni ha permesso alla testata di avviare una collaborazione televisiva per mandare in onda un format che parlasse di calcio, in particolare dei Lupi e poi delle altre squadre calabresi. La svolta arriva nel 2016, quando la redazione amplia i contenuti del portale d’informazione, pubblicando notizie di attualità. Il 5 settembre 2019 Cosenza Channel si trasforma completamente. Nuova grafica, contenuti esclusivi, con l’obiettivo di crescere e rendere un servizio informativo sempre più attendibile e di qualità.

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