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Cosenza, prendi esempio: il Trapani

Cosenza, prendi esempio: il Trapani

Continua il nostro viaggio tra le società che hanno conosciuto, come avvenuto ai silani, il fallimento o sono riuscite a risorgere dopo campionati anonimi. Modelli da seguire per mettere in atto quel progetto di rinascita che Cosenza aspetta dal 2003.
morace trapaniIl presidente del Trapani, il “comandante”  Vittorio Morace. Ha lanciato il orbita i siciliani
Non è detto che con i soldi si possa ottenere tutto. E non è detto che c’è bisogno di tanti soldi per dare vita ad un progetto vincente. I tedeschi, soprattutto, hanno dimostrato negli ultimi dieci anni di essere i migliori “gestori” del pianeta calcio. Più degli inglesi. L’Italia? Paese troppo lontano da certe mentalità. Sviluppo dei giovani, strutture adeguate, ex allenatori professionisti competenti e capaci di formare i calciatori in base alle esigenze della società. Attenzione, però, anche nel Bel Paese ci sono dei casi, seppur rari, che si avvicinano al modello tedesco. Se nella prima puntata abbiamo parlato deò Varese (clicca qui), ora è il momento del Trapani.
TRAPANI. La città siciliana e Cosenza sono divise da 512 chilometri, lo Stretto di Messina e due categorie. Questo grazie alla promozione conquistata nelle scorse settimana dal club granata che è approdato per la sua prima volta nella storia in serie B. Il fenomeno Trapani nasce il 24 giugno 2010 (poco prima del ripescaggio dalla D alla Seconda Divisione) quando diviene società di capitali, con la trasformazione da ASD in S.R.L.. Socio maggioritario è l’armatore Vittorio Morace, proprietario della Ustica Lines, e presidente della società. Morace (napoletano classe 1941) è un armatore soprannominato il “Comandante”. La sua avventura nella dirigenza granata inizia nel 2005 quando diviene presidente della società siciliana militante nel campionato di Eccelenza. La situazione che si trova dinanzi Morace è a dir poco allarmante. Il Trapani calcio vive l’ennesima crisi finanziaria e Morace (che in conferenza di presentazione afferma: “Non sono uno che fa miracoli ma solo una persona come tante altre che crede nella cultura del lavoro”) è cosciente che per risollevarsi serve una politica di austerity capace di risollevare le sorti del club. Ma non si può solo contenere i costi. Tant’è che il primo settore nel quale Morace investe è il settore giovanile. Giovani ragazzi siciliani ai quali il patron affianca tecnici professionisti per seguirne e valutarne la crescita. In prima squadra si punta invece sui trapanesi Filippi e Pirrone oltre ad una vagonata di palermitani tra cui spicca l’ex Cosenza (ai tempi della serie B) Giacomo Tedesco. Senza dimenticare un altro ex rossoblù: Horacio Spinelli. Veterani al fianco di giovani promesse del posto. Un mix perfetto per puntare alla rinascita. E’ così che arriva la Serie B. Certo, non senza delusioni. Perché in molti avrebbero mollato dopo la sconfitta nella finale play-off di Prima Divisione, di un anno fa, contro il Lanciano. Ed invece “è proprio dalle sconfitte che si possono costruire grandi progetti” precisò al termine della gara il presidente Morace. Rilanciando le ambizioni di un club giovane ma dalle grandi prospettive. Tanto che Morace ingaggia il diesse Faggiano, sui suggerimento di Perinetti, che al suo arrivo dichiara: “Dobbiamo vincerle le partite. Quando feriamo un avversario, dobbiamo ammazzarlo, non aspettare che muoia da solo”. Gente giovane, vogliosa di vincere e capace di svolgere il proprio lavoro rispettando ognuno i propri spazi. Ecco come a Trapani sono passati dalla serie D nel 2009/2010 alla serie B nel 2013/2014. Storia di una piccola realtà (che ha affrontato il Cosenza nei dilettanti dal 2003 al 2005) che ha deciso di puntare sulle proprie forze senza voler strafare o cercare maledettamente di arrivare tramite i risultati a conquistare la gloria. (Piero Bria)

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