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Cosenza, prendi esempio: il Lanciano

Cosenza, prendi esempio: il Lanciano

Continua il nostro viaggio tra le società che hanno conosciuto, come avvenuto ai silani, il fallimento o sono riuscite a risorgere dopo campionati anonimi. Modelli da seguire per mettere in atto quel progetto di rinascita che Cosenza aspetta dal 2003.
lanciano festaL’eultanza del Lanciano dopo una rete nello scorso campionato. Sono un esmpio da seguire
Il calcio di provincia alla ribalta. Il fenomeno Chievo ad inizio del nuovo millennio ha dato speranza a quelle realtà che, dal dopoguerra ad oggi, hanno vivacchiato tra dilettanti e serie C. Un coraggio fatto di investimenti mirati e progetti a lunga gittata. Costruire delle basi importanti è fondamentale per chi vuole cercare di arrivare a godersi un posto al sole. In un calcio sempre più in crisi non è facile, da provinciale, reggere l’urto con le grandi. Dopo gli esempi di Varese (clicca qui) e Trapani (clicca qui), oggi parliamo del Lanciano, piccolo borgo in provincia di Chieti con appena 30 mila abitanti (da noi Corigliano ne fa 38mila e Rossano 35mila).
LANCIANO. Tra il 2007 e il 2008 la squadra abruzzese vive il suo peggior momento. Prima la sconfitta nei play-out di C1 girone B contro la Juve Stabia che decreta la retrocessione (successivamente ci sarà il ripescaggio) ed un anno dopo (8 aprile) arriva il fallimento della S.S. Lanciano. Precedentemente la società aveva attirato le attenzione anche di Giorgio Chinaglia ma l’allora dirigenza decide di far saltare la trattativa. Sta di fatto che a Lanciano la svolta arriva grazie alla famiglia Maio che nell’acquistare il club da Paolo Di Stanislao evita l’ennesimo fallimento e soprattutto garantisce le fidejussione per avere accesso al ripescaggio. Franco Maio, imprenditore nel settore dello smaltimento dei rifiuti, assume la presidenza onoraria del club, mentre la figlia Valentina ne è la presidente e il figlio Guglielmo vicepresidente e amministratore delegato. L’inizio dei Maio non è dei migliori. Troppi calciatori e soprattutto un campionato non esaltante. Bisogna reagire e soprattutto cercare di spendere soldi in maniera consona alla realtà in cui si vive. Poi uno scatto d’orgoglio ed una campagna acquisti importante con Dino Pagliari in panchina che aveva sostituito Eusebio Di Francesco (oggi fresco di promozione in serie A col Sassuolo). I risultati sperati non arrivano e la società, seppur forte economicamente, decide di ritornare alla strategia iniziale volta al fair play finanziario. Nella stagione 2011-2012 la società riduce gli investimenti puntando su giovani come Daniele Rosania, Cosimo Chiricò, Vincenzo Sarno, Salvatore Margarita e Leonardo Pavoletti (capocannoniere del campionato), affiancati da giocatori più esperti come Gaetano Vastola, Roberto D’Aversa (capitano), Manuel Turchi e Ilyas Zeytulaev. Alla guida della squadra c’è Andrea Camplone che è chiamato a sostituire Pagliari. Il campionato vede il Lanciano sempre in alta classifica con la qualificazione ai play-off grazie al quarto posto raggiunto. Nelle semifinali i frentani incrociano i siciliani del Siracusa: con una vittoria casalinga per 1-0 (gol di Manuel Turchi) e un pareggio per 2-2 (reti di Vincenzo Sarno e Carlo Mammarella), il Lanciano si qualifica per la finale dove affronta un’altra siciliana, il Trapani. Nell’incontro di andata al Stadio Guido Biondi la partita si conclude con il risultato di 1-1 (rigore di Alessandro Volpe). Nella gara di ritorno, i frentani dopo cinquanta secondi subiscono subito la rete dei siciliani, e al 12′ restano anche in dieci uomini per l’espulsione di Federico Amenta. I rossoneri riescono a ribaltare il risultato e ad espugnare per 1-3 il Provinciale di Erice con i gol di Leonardo Pavoletti, Vincenzo Sarno e Salvatore Margarita. Con questo risultato la Virtus Lanciano conquista per la prima volta, dopo ottantotto anni di storia, la promozione in Serie B. Un piccolo miracolo sportivo per una società di provincia che somiglia tanto alla favola Chievo. (Piero Bria)

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