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Cosenza, prendi esempio: il Pescara

Cosenza, prendi esempio: il Pescara

Continua il nostro viaggio tra le società che hanno conosciuto, come avvenuto ai silani, il fallimento o sono riuscite a risorgere dopo campionati anonimi. Modelli da seguire per mettere in atto quel progetto di rinascita che Cosenza aspetta dal 2003.
festa pescaraL’esultanza del Pescara dopo una rete siglata nello scorso torneo di B con Zeman in panchina
Nelle prime puntate del nostro dossier abbiamo raccontato le rinascite di Varese (clicca qui), Trapani (clicca qui) e Lanciano (clicca qui). Oggi invece è il turno del Pescara che fino a qualche anno fa giocava con i Lupi rossoblù in Prima Divisione.
PESCARA. Nel 1936 nasce la Società Sportiva Pescara diventando nel corso degli anni la maggior rappresentante della regione Abruzzo nell’intero panorama calcistico nazionale. I biancoazzurri conosceranno la massima serie già nel campionato 77-78 ma sarà solo dopo dieci anni che raggiungeranno il loro periodo di maggior splendore. Nel campionato 86-87, con in panchina Giovanni Galeone, il Pescara vince il campionato cadetto nonostante sia una ripescata (al posto del Palermo ndr) e una rosa composta da tanti giovani alle prime armi. Il forte appeal della serie A richiama non solo il grande pubblico ma soprattutto imprenditori pronti a sposare la causa della S.S. Pescara. Uno di questi è Pietro Scibilia patron dell’industia alimentare Gis già sponsor dei delfini. Nel corso degli anni però le cose non vanno come dovrebbero e il Pescara si ritrova a disputare alcuni campionati di Lega Pro. Nel 2007 avviene la svolta. La vecchia e gloriosa Pescara Calcio Spa ormai travolta dai debiti viene dichiarata fallita e nasce così la Delfino Pescara 1936. Possiamo definirlo un passaggio indolore così come accaduto al Parma che da AC è diventato FC senza grandi stravolgimenti. Deborah Caldora e Giuseppe De Cecco patron dell’omonima azienda produttrice di pasta sono a capo di una cordata di imprenditori locali. L’obiettivo per la neonata società pescarese per la stagione 2009-2010 è il ritorno in serie B. In panchina siede Cuccureddu ma gli abruzzesi stentano a decollare e così la società solleva dall’incarico l’ex bianconero e chiama al suo posto Eusebio De Francesco , scelta che alla fine si rivelerà azzeccatissima. Battendo prima la Reggiana e dopo il Verona negli spareggi play-off il Pescara ritorna in serie B. Negli uomini a disposizione di De Francesco oltre ai vari Ganci, Sansovini e al capitano Bonanni giocherà qualche scampolo di partita anche un certo Marco Verratti. Dopo una sospirata salvezza nel campionato cadetto, il presidente De Cecco affida la guida tecnica a Zdenek Zeman. Il Pescara chiude al primo posto e come da pronostico realizza un numero di reti impressionante: 90 centri in 42 partite (media di 2,14 gol a partita). Certo il merito non è solo del boemo. La figura del direttore sportivo risponde al nome di Daniele Delli Carri giovane manager con trascorsi da calciatore in serie A e B. Oltre ai già citati Verratti e Sansovini, spiccano il volo altri due giovani veri artefici del salto di categoria. Ciro Immobile e Lorenzo Insigne lasciano il Pescara per approdare al Genoa il primo e al Napoli il secondo. Il ritorno in serie A vent’anni dopo dall’ultima apparizione non è delle più felici. Prima Stroppa, poi Bergodi e infine l’esordiente Bucchi non riescono ad evitare il veloce ritorno nella serie cadetta. La recente storia del Pescara e non solo, insegna che nel calcio se si vuole cambiare e migliorare si può. Dal fallimento alla nuova denominazione sociale, dalla terza serie al massimo campionato il passo è stato breve e senza passare per forza da tornei interregionali. (Stefano Sicilia)

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