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Le bandiere non muoiono mai

Le bandiere non muoiono mai

Aniello Parisi è l’ultima del Cosenza Calcio. Il silenzio della società su una sua riconferma nell’anno del centenario rischia di spezzare i sogni del capitano. Dell’ultimo capitano. 
parisi200Il capitano del Cosenza Aniello Parisi nel giorno delle sue 200 presenza in rossoblù

Le bandiere nel calcio moderno, inteso come quei giocatori capaci di identificarsi interamente con una maglia facendola diventare come una seconda pelle, forse non esistono più, merce rara in un calcio ormai affogato dal denaro e dal business in senso stretto. Qualcuno però resiste ancora e, osannato dai tifosi e portato ad esempio anche ai giovani calciatori, resiste alle sirene calcistiche pur di continuare a coltivare una passione intensa. Alessandro Del Piero, numero dieci di tre generazioni di Juventus, Francesco Totti, eterno capitano di una Roma non sempre alla sua altezza, Javier Zanetti, anima e cuore di una spesso pazza Inter, Paolo Maldini e Franco Baresi, icone della Milano rossonera, il “nostro” Cristiano Lucarelli e il suo famoso “milione di euro” e a ritroso nel tempo Gigi Riva, Sandro Mazzola, Giacinto Facchetti e Gianni Rivera, solo per citarne qualcuno. Tutti uomini e calciatori che hanno spesso anteposto l’amore per la maglia alla carriera riuscendo poi a sopravvivere nella memoria dei tifosi oltre le loro gesta sportive. Anche Cosenza ha avuto le sue bandiere: da Campanini a Codognato, passando da Lodi ed alle bandiere mai dimenticate Bergamini e Catena, fino ad arrivare a sua maestà Luigi “Gigi” Marulla da Stilo, 330 presenze e 91 gol, con la maglia rossoblù. Cento anni di storia in rossoblù attraversati da miti e leggende del nostro calcio che ancora oggi, alcuni di loro, regalano sogni ai tifosi cosentini e che tutti vorrebbero ancora veder indossare la casacca del Cosenza. Tra questi uno ancora potrebbe, anzi, dovrebbe poterlo fare: “Il Capitano”, per la storia Aniello Parisi da San Giuseppe Vesuviano cosentino di adozione, esempio di amore per la maglia e uomo vero prima che grande difensore centrale. Scrivere oggi di lui potrebbe sembrare anacronistico ma il silenzio che avvolge le sue sorti calcistiche future, impone oggi di affrontare la questione riconferma che poi significa anche chiedersi chi indosserà la fascia di capitano nell’anno del centenario del calcio cosentino. Nove campionati disputati, tre promozioni raggiunte e soprattutto mai una parola fuori posto o un atteggiamento anche velatamente poco professionale. Esempio e guida nello spogliatoio, condottiero fiero nel campo da gioco. Lui, più di tutti, meriterebbe la fascia di capitano nell’anno del centenario, meriterebbe quella riconferma che, lui stesso, solo per amore della maglia e riconoscenza ad una città intera che lo ha adottato, ha già chiesto a questa società. Eppure tutto tace dalle parti di Via degli Stadi, l’ennesimo profondo silenzio intorno ad una bandiera del popolo rossoblù, pur essendo lo stesso oltre che un simbolo anche un calciatore in grado di fare la differenza. Non ci resta che augurarci che almeno questa volta l’ululato dei lupi giunga alle orecchie di questa società e che quella fascia con il numero 100 cinga il braccio del “Capitano Parisi”. (Antonio Pallo)

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